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Tre Fedi: il rap come terapia in ”La Forza del Vuoto”
Tre Fedi torna con La Forza del Vuoto, un progetto intenso e profondamente personale che nasce dal bisogno di trasformare il dolore in consapevolezza. Il disco prende forma a partire dal lutto del padre, un evento che ha segnato in modo indelebile la vita dell’artista e che diventa il punto di partenza per un racconto più ampio fatto di perdita, crescita e ricerca di equilibrio. In questo lavoro, il vuoto non è solo assenza ma uno spazio da attraversare per ricostruirsi, un terreno fragile dove dolore e speranza finiscono per convivere.
Registrato tra demo iniziali e il lavoro di rifinitura al TdLabStudio di Milano con il producer multiplatino Yazee, il progetto mescola hip hop, jazz, soul e influenze più contemporanee per costruire un suono emotivo ma attuale. Un album volutamente introspettivo, con un solo featuring — quello di Puro Soultrain — scelto proprio per preservare la coerenza narrativa e mantenere intatta la dimensione personale del racconto.
Dentro La Forza del Vuoto convivono tecnica e sentimento, radici e cambiamento, Italia e Londra, città dove Tre Fedi vive da anni e dove ha continuato a costruire il proprio percorso artistico tra studio e palco. Con lui abbiamo parlato del processo creativo dietro il disco, della ricerca di un equilibrio tra scrittura e verità emotiva, del sound del progetto e di cosa significhi oggi trasformare una ferita in musica.

- La Forza del Vuoto nasce da un lutto personale. Quanto è stato difficile trasformare quel dolore in musica senza perdere autenticità?
È stata una necessità viscerale. Non ho mai temuto di perdere autenticità perché ogni parola di questo disco trasuda le emozioni reali che l’hanno generato. Non ho cercato di addolcire il dolore né di inasprirlo artificialmente; volevo che quei sentimenti emergessero nella loro forma più pura e grezza. Per me la musica è sempre stata terapia e cura, e credo che questo progetto ne sia la prova tangibile. Spero che questa stessa forza arrivi a chi ascolta, offrendo conforto a chiunque si trovi ad affrontare il proprio “vuoto”. - Il disco ha un solo featuring, quello di Puro Soultrain. È stata una scelta precisa di coerenza artistica?
Assolutamente sì. “La Forza del Vuoto” è un progetto estremamente introspettivo e inserire troppi ospiti avrebbe rischiato di frammentare il messaggio. La solitudine e la forza di guardarsi dentro sono pilastri dell’album, quindi ho coinvolto solo chi fa parte della mia cerchia ristretta. Puro è per me un fratello maggiore; ha creduto nel mio percorso fin dal primo live. Sapevo che la sua sensibilità artistica sarebbe stata perfetta per dare quel tocco soul necessario. Il risultato è “Victory”, uno dei brani più amati, che conferma quanto la nostra intesa sia stata fondamentale per l’equilibrio del disco. - Hai lavorato con producer come Yazee, Always Clive e Popsweet Jamar: come avete costruito il suono del progetto?
Il nucleo del suono è nato con Always Clive, con cui collaboro da anni: insieme abbiamo registrato i primi demo e abbiamo dato un’identità alla title track. Il contributo di Jamar è stato altrettanto prezioso per l’intesa artistica che ci lega. Il vero salto di qualità è avvenuto però al TdLabStudio di Milano con Yazee. Mi sono presentato con un progetto già delineato, ma lui ha saputo rifinirlo, tirando fuori emozioni che erano rimaste in sordina. Lavorare con un professionista del suo calibro è stato motivante: è riuscito a esaltare sia la drammaticità dei momenti più bui sia la luce della speranza, rendendo il suono profondo e moderno al tempo stesso. - Nel disco convivono jazz, soul e trap. È una sintesi naturale del tuo percorso o una ricerca consapevole di contaminazione?
È l’evoluzione naturale di ciò che ho seminato negli anni. Già nell’EP “A metà” con Clive esploravo sonorità jazz, mentre in “Giorni Migliori” con Puro e Noà emergeva il lato soul. La trap fa parte della mia estetica ritmica in tracce come “Taiga”. In questo album ho voluto che questi elementi dialogassero in modo più maturo: il jazz per descrivere la complessità del dolore, il soul per l’emotività profonda e le batterie trap per mantenere il suono fresco e contemporaneo. È una sintesi che mi rappresenta totalmente. - In “Ocean View” parli di partire per costruire altrove. È un messaggio generazionale?
Nasce come un messaggio personale, ma diventa inevitabilmente generazionale. Viviamo in un’epoca in cui molti ragazzi scelgono di andarsene nella speranza di trovare una realizzazione che il proprio paese sembra negare. Partire non è una scelta facile e non so se sia sempre la migliore, ma per quanto mi riguarda è stata la chiave per mettere a fuoco i miei obiettivi. Molti di noi cercano solo un posto dove sentirsi in pace e realizzati; a volte quel posto non coincide con quello in cui siamo nati. - Quanto conta per te oggi l’equilibrio tra scrittura tecnica e contenuto emotivo?
Per me è fondamentale, anche se oggi non tutti gli artisti e gli ascoltatori danno lo stesso peso a questo equilibrio. Cerco sempre di elevare la narrazione attraverso capacità liriche ed evocative, senza mai rinunciare alla tecnica. A volte ho dovuto scendere a piccoli compromessi per far sì che l’emozione arrivasse in modo più diretto, ma il vero traguardo resta quello di unire i due mondi. Solo quando la forma tecnica sposa perfettamente la sostanza emotiva l’arte raggiunge un livello superiore. - Il titolo stesso, La Forza del Vuoto, sembra quasi un ossimoro. È più forza o più vuoto, oggi?
Un tempo avrei risposto “vuoto”. Oggi rispondo che in quel vuoto ho trovato la forza. Senza l’uno non esisterebbe l’altra. Il vuoto ha il potere di inghiottirti, ma ti offre anche gli strumenti e lo spazio per ricostruirti. È un processo intimo: ho imparato a non temere l’assenza, ma a usarla come base per una nuova consapevolezza. - Hai calcato palchi importanti in Italia e UK: dove ti senti più “a casa” live?
Mi sento a casa ogni volta che impugno un microfono, indipendentemente dal luogo. A Londra ho avuto l’onore di aprire per artisti come Guè, Mondo Marcio, Johnny Marsiglia e molti altri, situazioni che forse in Italia non avrei vissuto con la stessa frequenza. Tuttavia, l’Italia resta il target principale del mio messaggio e ho intenzione di portare i miei show nel bel paese il più possibile. Quando torno per i live, mi sento come “quello che torna” con un bagaglio pieno di esperienze nuove, pronto a conquistare chi ancora non mi conosce. - Dopo questo disco, senti di aver chiuso un capitolo o di averne aperto uno nuovo?
Credo che la vita sia un cerchio, come un Uroboro. Questo disco chiude e apre contemporaneamente una fase della mia vita. Sono sempre lo stesso uomo, ma con una consapevolezza diversa. Le ferite non spariscono mai del tutto, ma diventano memento e compagne di viaggio. Oggi mi sento più maturo, più concentrato e pronto per la prossima rivoluzione artistica e umana.
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Il Muretto del Freestyle porta Ensi e DJ Fastcut a Grosseto: il 2 agosto una serata dedicata alla cultura hip hop tra live, contest e nuovi talenti
Il Muretto del Freestyle porta Ensi e DJ Fastcut a Grosseto: il 2 agosto una serata dedicata alla cultura hip hop tra live, contest e nuovi talenti
GROSSETO – Il 2 agosto il Palazzetto dello Sport di Grosseto (via Lago di Varano 18) ospiterà una serata interamente dedicata alla cultura hip hop, organizzata dal collettivo Il Muretto del Freestyle Grosseto, una realtà nata da pochi mesi ma già determinata a diventare un punto di riferimento per la scena underground del territorio. L’evento vedrà come protagonisti Ensi e DJ Fastcut, affiancati dagli organizzatori e artisti del collettivo Dexter Red, Finz, Matma, Yung Zombie, Overturned Fish, 2Mind e Zero in una line-up costruita per unire nomi affermati e nuove promesse.
La serata prenderà il via alle 19:00 con l’apertura dei cancelli. Dalle 20:00 spazio all’Open Mic aperto a tutti, accompagnato da Yung Zombie alla consolle e dai live degli artisti del collettivo prima dell’arrivo di Ensi sul palco. Tra i momenti più attesi ci sarà anche l’esibizione del vincitore del contest freestyle del 19 luglio, che conquisterà l’opportunità di aprire ufficialmente il live di Ensi davanti al pubblico della serata. Al termine del concerto, la musica proseguirà ancora con il DJ Set di Yung Zombie.
Il contest del 19 luglio, anch’esso ospitato al Palazzetto dello Sport, rappresenta infatti il primo grande appuntamento del progetto. A giudicare gli MC saranno Shekkero e Rein, mentre Mogio, sarà ospite dell’evento partecipando alla battle in qualità di Testa di serie. In consolle a mandare i beat per la battle ci sarà Yung Zombie. Il vincitore si aggiudicherà un premio del valore di 250 euro e, soprattutto, la possibilità di esibirsi il 2 agosto prima dell’artista principale, trasformando la competizione in una concreta occasione di crescita artistica. Per il secondo classificato è previsto inoltre un ulteriore premio legato alla produzione musicale.
L’ingresso al contest del 19 luglio sarà gratuito per il pubblico, con una quota di iscrizione di 10 euro per gli artisti partecipanti. Per il live del 2 agosto i biglietti saranno disponibili in prevendita tramite DICE al costo di 15 euro, bevuta inclusa.
Più che un semplice concerto, il doppio appuntamento vuole rappresentare un percorso che parte dalla scena locale e culmina in un grande evento capace di mettere sullo stesso palco artisti emergenti e protagonisti del rap italiano, offrendo ai talenti del territorio un’opportunità concreta di farsi conoscere.
Un progetto nato dal territorio per restituire valore alla cultura hip hop
Dietro questo evento non c’è soltanto l’organizzazione di una serata musicale. C’è un gruppo di ragazzi che, in meno di due mesi, ha deciso di trasformare un’idea in un progetto culturale. Il Muretto del Freestyle Grosseto è il risultato dell’impegno di Dexter Red e del relativo direttivo del muretto sopracitato, uniti dalla volontà di creare uno spazio autentico per chi vive l’hip hop non come una moda, ma come una cultura fatta di confronto, rispetto, crescita e condivisione.
L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: costruire occasioni reali dove gli artisti possano incontrarsi, esibirsi e crescere insieme, riportando al centro quei valori che hanno sempre caratterizzato il movimento. Pace, unione, divertimento e inclusione diventano così il filo conduttore di ogni iniziativa, con la convinzione che la musica possa abbattere barriere, creare dialogo e valorizzare ogni talento, indipendentemente dall’età, dal genere o dal percorso artistico.
La scelta di far salire sul palco il vincitore del contest insieme a nomi come Ensi e DJ Fastcut racconta perfettamente questa filosofia: non esiste una distanza tra chi ha già costruito la propria carriera e chi sta muovendo i primi passi, ma un passaggio di testimone che permette alla scena di continuare a rinnovarsi.
In un momento in cui molte realtà indipendenti faticano a trovare spazio, Il Muretto del Freestyle di Grosseto dimostra che, con passione, collaborazione e spirito di comunità, è ancora possibile costruire eventi di qualità accessibili a tutti, capaci di dare nuova energia alla scena locale e di contribuire alla crescita culturale della città di Grosseto. Il 2 agosto sarà quindi molto più di un concerto: sarà la dimostrazione concreta che investire nei giovani, nella musica e nella cultura hip hop significa investire nel futuro di un intero territorio.
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Shark Emcee torna con “Strong”: il nuovo singolo che racconta la forza di restare in piedi
A due anni dall’ultimo progetto pubblicato, Shark Emcee inaugura un nuovo capitolo del proprio percorso artistico con “Strong”, il nuovo singolo in uscita l’11 luglio su tutte le piattaforme digitali. Un brano che non guarda al passato con nostalgia, ma che conferma la volontà dell’artista di continuare a evolversi mantenendo intatti i valori e l’attitudine che hanno sempre caratterizzato il suo percorso.
Prodotto da DJ Sparta, DJ, tecnico del suono, insegnante e figura di riferimento della cultura urban italiana, il singolo nasce dall’incontro tra due artisti cresciuti nell’hip hop che continuano a mettersi in discussione e a sperimentare nuove direzioni sonore senza perdere autenticità. “Strong” rappresenta infatti il punto d’incontro tra esperienza, ricerca e desiderio di rinnovamento.
Un manifesto di determinazione tra tradizione e innovazione
“Strong” nasce come una riflessione sulla forza necessaria per portare avanti un percorso artistico nel rap. Un brano che parla di sacrificio, perseveranza e della determinazione richiesta per continuare a credere nella propria musica anche quando il percorso si fa complesso. Il titolo non compare direttamente nel testo, ma ne rappresenta perfettamente l’essenza, sia dal punto di vista sonoro che concettuale.
Dal punto di vista musicale, il singolo si muove su territori originali e contemporanei, lontani dalle formule più tradizionali del boom bap, pur mantenendo un’impostazione lirica classica e diretta. Nessun utilizzo dell’autotune, nessuna rincorsa alle tendenze del momento: al centro restano il rap, la scrittura e la capacità di trasmettere emozioni autentiche.
Con “Strong”, Shark Emcee dimostra che la crescita artistica non passa necessariamente dall’abbandono delle proprie radici. Al contrario, il brano racconta come sia possibile confrontarsi con sonorità moderne e ricercate senza rinunciare alla propria identità. Un ritorno che segna l’inizio di una nuova fase creativa e che anticipa il progetto “Tutto Vero”, attualmente in lavorazione. Una cosa però è certa: Shark Emcee è pronto a riprendersi il microfono con la stessa determinazione che da sempre accompagna il suo percorso.
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FRAME, FERMO IMMAGINE: istanti musicali come frammenti di vita
“FERMO IMMAGINE”, che prende il titolo dalla traduzione del suo nome d’arte “FRAME” è il suo primo album. All’interno di esso vi sono diverse influenze: dal rap, al pop, alla musica sperimentale. Composto da 11 brani, è un disco fortemente autobiografico. Per l’autore: “FERMO IMMAGINE è il mio progetto più personale e rappresenta, ad oggi, il mio biglietto da visita più autentico. Non a caso è la traduzione del mio nome d’arte, Frame. Ogni brano del disco è un frammento di vita: istanti catturati e congelati nel tempo, come fotogrammi che raccontano chi sono stato e chi sto diventando. Il simbolo principale del progetto è la videocassetta: un oggetto imperfetto, analogico, che conserva la memoria e la può anche distorcere. Dentro questa immagine si muove anche il cuore concettuale del disco: è come se, secondo l’artista, ci sono alcuni momenti durante i quali una parte di noi continua ad andare avanti mentre l’altra rimane incastrata nel passato (da qui la metafora del nastro della videocassetta che si aggroviglia e ripete sempre lo stesso frame). Quella della videocassetta è un accostamento forte. Solo quando smettiamo di mentire a noi stessi ed acquisiamo consapevolezza del nostro passato, del dolore che ci lega ad esso e della sofferenza che ne deriva, possiamo lasciar andare davvero le cose e portare avanti la nostra vita. FERMO IMMAGINE è un tentativo di rimettere in movimento ciò che era bloccato, accettando le imperfezioni del ricordo e trasformandole in musica”.
BIOGRAFIA
FRAME, nome d’arte di Francesco Melito, è un rapper, autore e produttore musicale romano classe 2003. Avvicinatosi al pianoforte da piccolo, ha iniziato a scrivere e registrare da autodidatta la propria musica. Il suo primo singolo “Urlare” è uscito nel 2020 ed ha conquistato un posto nelle playlist di Spotify quali Generazione Z e New Music Friday, apparendo anche in realtà come La Repubblica e TGR Lazio. Oltre la musica è cofondatore dello studio Turno 60, dove lavora anche come produttore, mixing e mastering engineer.
Quello di FRAME , è un viaggio non solo dell’artista ma anche di Francesco: un ragazzo che racconta, attraverso l’arte, il sé bambino, sino ad arrivare alle prime incrinature sentimentali, gli scenari apocalittici dati dall’incertezza del presente e del futuro. Ed è proprio attraverso uno stile innovativo che tutto questo prende forma divenendo non solo messaggio per sé stesso ma anche, e soprattutto, per gli altri.
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