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Al via la 17esima edizione ”Playmod Edition” del ”Music For Change”
LE ISCRIZIONI
Aperte dal 29 gennaio al 1° aprile 2026 le iscrizioni alla 17ª edizione di Music For Change, il mainstage europeo della musica per il cambiamento. La Playmode Edition segna un’evoluzione nel percorso di Music for Change, introducendo una modalità più agile e contemporanea. Un formato che semplifica il processo creativo e rende il lavoro degli artisti più diretto, libero e funzionale. Il percorso si sviluppa attraverso sfide e attività pratiche che mettono al centro la musica, le idee e la capacità di interpretare il presente. Un cambio di passo pensato per rendere l’esperienza più fluida, più chiara e più efficace. L’intero percorso è completamente gratuito, dall’iscrizione alla residenza artistica.
È possibile candidarsi per la fase di preselezione a questo indirizzo: www.musicforchange.it
CHI PUÒ PARTECIPARE
Il premio è aperto ad artiste e artisti europei dai 16 anni in su, solisti o band, senza limiti di genere o stile musicale.
Music for Change si rivolge a chi lavora sulla propria identità artistica e vuole mettersi in gioco in un percorso strutturato. Nella prima fase è possibile candidare un brano originale già pubblicato, rappresentativo del proprio stile. L’iscrizione è gratuita e avviene esclusivamente online.
I NUOVI TEMI
La scelta del tema su cui lavorare non avviene in fase di iscrizione, ma sarà definita durante le Audition del 3 e 4 maggio presso il Mood Social Club di Rende (CS), attraverso un vero e proprio casting, con la direzione artistica.
Un passaggio centrale che permette di individuare il tema più coerente con l’identità dell’artista e con il suo percorso. Il tema diventa così parte integrante del processo creativo.
I temi che definiscono Music for Change mantengono la loro sostanza, ma evolvono nel linguaggio. Il racconto si fa più diretto, riconoscibile, vicino all’immaginario musicale contemporaneo. Non categorie rigide, ma spazi narrativi aperti, pensati per stimolare visioni personali e letture attuali. La musica diventa il mezzo attraverso cui questi temi prendono forma.
I temi su cui si sviluppa il percorso sono così rappresentati da sette direzioni, che raccontano il presente attraverso la musica: Amplify Democracy (partecipazione, cittadinanza, cambiamento), Eco Mood (ambiente, sostenibilità, rispetto), Offline/Online (connessioni, rischi, identità digitali), Equality (libertà, identità, appartenenza), Nine to Five (lavoro, dignità, opportunità), Crossroads (culture, contaminazioni, radici), Borders (margini, disuguaglianze, fragilità).
LA PRE-SELEZIONE: I 150 ARTISTI
Alla chiusura delle iscrizioni, una commissione artistica interna selezionerà 150 artisti. Questi accederanno ufficialmente alla fase di casting, entrando a pieno titolo nel percorso Music for Change. La selezione avviene sulla base di criteri tecnico-artistici, autorali e progettuali. Una scelta che privilegia qualità, identità e visione, garantendo maggiore attenzione a ogni progetto.
AUDITION LIVE
Dalla fase di casting emergeranno 40 semifinalisti che accederanno alle Audition Live, in programma il 2 e 3 maggio 2026 presso il Mood Social Club di Rende (CS). Non una semifinale tradizionale, ma un casting dal vivo costruito su performance, confronto e dialogo diretto con la commissione artistica. Un momento intenso, pensato per andare oltre la superficie e cogliere l’artista nella sua complessità al fine di determinare i finalisti.
SOUND VILLAGE: IL CUORE DELL’ESPERIENZA
Dalle Audition verranno selezionati i 7 finalisti che accederanno al Sound Village che si terrà dal 24 al 31 maggio 2026 presso il Parco d’Arte Alt Art di Rende (CS). Si tratta di una residenza artistica intensiva, concepita come un vero master, ospitata in un luogo immerso nel verde, lontano dal rumore e vicino all’essenziale. Art Room indipendenti, spazi comuni, studio di registrazione e aree di confronto creano un ambiente pensato per favorire concentrazione, comfort e qualità del lavoro.
Per una settimana i 7 finalisti vivono e lavorano a contatto diretto con autori, compositori, produttori, arrangiatori ed esperti di settore. Un confronto continuo, reale, quotidiano. Un luogo nel quale il tempo rallenta, le idee si sedimentano e i brani prendono forma attraverso un lavoro quotidiano, guidato e condiviso.
PITCHING FRIDAY ROUTE
Il percorso prosegue poi con la Pitching Friday Route (12 giugno – 24 luglio 2026). Una fase di accompagnamento che consolida il lavoro nato in residenza. Incontri settimanali dedicati a produzione, comunicazione, immagine, estetica e posizionamento del progetto artistico. Un passaggio fondamentale per portare la musica fuori dal percorso e nel mondo reale.
LA FINALE
La finale, denominata Boot-Up Stage, si terrà il 9 ottobre 2026 presso il Teatro Rendano. I finalisti si esibiranno accompagnati da una band resident, davanti al pubblico e agli Artist Decider, una giuria composta da artisti di chiara fama. Negli anni hanno ricoperto questo ruolo, tra gli altri, Rose Villain, Serena Brancale, Brunori Sas, Roy Paci, Cristiano Godano, Riccardo Sinigallia. Una serata che restituisce al pubblico il senso dell’intero percorso.
PREMI E OPPORTUNITÀ CONCRETE
Music for Change rinnova il sistema dei premi, ampliando lo sguardo su ciò che conta davvero in un percorso artistico. Accanto al premio principale, che prevede un contributo economico per la realizzazione di un tour e l’accesso a importanti palchi nazionali, inseriti in una rete di premi e festival legati a Music for Change, la 17ª edizione introduce nuovi riconoscimenti, dedicati alla scrittura e alla crescita lungo tutto il percorso.
Nascono il Best Lyrics Award, dedicato alla forza e alla consapevolezza del testo e il Full Experience Award, pensato per chi vive Music for Change in ogni sua fase.
Completano il sistema numerosi premi speciali, tra cui la Menzione Speciale del Club Tenco, apertura del concertone dell’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, il Premio Stream Believe Music Italia, il Premio Speciale 1MNext, oltre a riconoscimenti assegnati da ACEP, Ostello Bello, Music Innnovation Hub, Quarto Savona 15, Polizia di Stato e Musa Factory.
Un sistema di premi pensato per accompagnare davvero lo sviluppo artistico, dentro e oltre il concorso.
LA RETE LIVE
Negli ultimi anni Music for Change ha costruito una rete Live di premi, festival e realtà che condividono visione, attenzione alla canzone d’autore e impegno culturale.
Una rete fondata sulla collaborazione e sul sostegno reciproco, che estende il valore del premio oltre la finale.
Il progetto vincitore viene ospitato nei festival e nei premi partner, entrando in una circuitazione nazionale condivisa. Fanno parte della rete: il Premio Fabrizio De André, il Premio Bindi, Musica da Bere, Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, il Premio Bianca d’Aponte, il Premio La Mia Terra, Be Alternative Festival, il Trame Festival, iVisionatici, Ostello Bello, Linecheck.
Una rete viva, in continua evoluzione, che rende Music for Change un sistema condiviso di crescita artistica e culturale.
CULTURE FOR CHANGE
Accanto al Premio Music for Change prenderà il via Culture for Change – Dialoghi sonori tra parole, musica e futuro, progetto culturale dedicato alla letteratura musicale e al racconto dei linguaggi contemporanei che attraversano musica, società e immaginari collettivi.
Il progetto è realizzato da Edizioni Emmekappa grazie al sostegno della Regione Calabria, nell’ambito dell’Avviso Pubblico Sostegno e promozione turistica e culturale – POC 2014/2020.
Culture for Change si sviluppa come un percorso di incontri, talk, laboratori e performance, confermando Cosenza come spazio di dialogo tra musica, scrittura e futuro.
I PARTNER E I SOSTENITORI
Music for Change è organizzato da Musica Contro Le Mafie e si avvale di diverse categorie di supporter:
– Institutional Supporter: Regione Calabria (Sostegno e promozione turistica e culturale – POC 2014/2020).
– Official Supporter: SIAE (Società Italiana Autori ed Editori).
– Friends Supporter: ACEP, Callipo Group.
Sono Partner di Music for Change: Club Tenco, Casa Sanremo, Believe Music Italia, Uno Maggio Taranto Libero e Pensante, Polizia Di Stato, 1MNext/iCompany, Michele Affidato, Quarto Savona 15, Libera, Billboard Italia, Music Innovation Hub, Note Legali, Restart Music Minds. Il Premio gode inoltre del patrocinio di Giffoni Film Festival.
LE PAROLE DI GENNARO DE ROSA (DIRETTORE ARTISTICO)
“Playmode Edition segna un cambio di passo: una nuova modalità di lavoro, più fluida e consapevole. Cerchiamo artisti pronti a mettersi in gioco, capaci di trasformare le idee in musica che funzioni davvero, restando dentro i suoni, i linguaggi e l’estetica di oggi”.
COS’È MUSICA CONTRO LE MAFIE?
Musica Contro Le Mafie è una APS che da 16 anni lavora per tenere alto il rapporto tra arte ed etica nella sua essenza di comunità performante. Dal 2010, organizza il Premio “Music for Change”; il primo e più̀ importante premio musicale europeo dedicato a tematiche sociali e civili. Ha all’attivo, sostenuta da migliaia di artisti, numerose pubblicazioni editoriali ed uno storico importante di progetti in scuole ed università, centinaia di concerti ed eventi, attività in giro per l’Italia, progetti di rigenerazione urbana, pubblicazioni discografiche e letterarie. È una delle realtà più consolidate del panorama nazionale con proposte sempre attuali e proiettate nel futuro.
ALBO D’ORO MUSIC FOR CHANGE
I vincitori di Music for Change nelle precedenti edizioni: Rossana De Pace (MfC16th); Acquachiara (MfC 15th); Malvax (MfC 14th), LUK (MfC 13th), Francesco Lettieri (MfC 12th), Yosh Whale (MfC 12th), Davide Ambrogio (MfC 11th), DeAlmeida (MfC 11th), Micaela Tempesta (MfC 10th), Romito (MfC 10th), Gero (MfC 9th), ABC Positive (MfC 9th), Picciotto (MfC 8th), Chiara Effe (MfC 8th), Mujura (MfC 7th), Molla (MfC 7th), Dinastia (MfC 6th), Nasodoble (MfC 6th), Valentina Amandolese (MfC 5th), Renanera (MfC 5th), Sara Velardo (MfC 4th), Lomè (MfC 4th), Pupi di Surfaro (MfC 4th), Original Sicilian Style (MfC 4th), Alfonso De Pietro (MfC 3th), Almamediterranea (MfC 3th), U’Papun (MfC 3th), Dario De Luca & Omissis Mini Orchestra (MfC 3th), Lucariello (MfC 2th), Capatosta (MfC 1th).
Negli anni Music For Change ha selezionato brani di artisti consolidati e con una lunga storia alle spalle in linea con i temi cari all’organizzazione conferendo il Premio Speciale Music for Change: 2025: Paola Iezzi, Tiromancino, Mezzosangue, Francamente – 2023: Margherita Vicario, Giovanni Truppi, Eman – 2022: Rancore, Eugenio in Via di Gioia – 2021: Lo Stato Sociale, Fast Animals and Slow Kids, Ministri – 2019: Motta, Willie Peyote, The Zen Circus – 2018: Levante, Diodato, Ex-Otago – 2017: Brunori Sas, Rocco Hunt, Paolo Benvegnù – 2016: Fabrizio Moro, Ghemon.
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Valkiriaz: il tempo, il rap e quello che resta
Ci sono percorsi che non si interrompono davvero, anche quando sembrano prendere direzioni diverse. Le Valkiriaz — Lilith e Lore — arrivano dai primi anni 2000, da una scena fatta di palchi locali, dedizione e un’idea di rap vissuto prima ancora che raccontato. Poi la vita, le pause, le scelte personali. E infine il ritorno.
Argento nasce da qui: non come operazione nostalgia, ma come naturale evoluzione di un legame che non ha mai smesso di esistere. Un disco che tiene insieme passato e presente, introspezione e leggerezza, boom bap e contaminazioni più soul e funk, senza perdere mai il centro.
In questa intervista ci raccontano cosa significa tornare a fare musica insieme dopo anni, come sono cambiate e cosa invece è rimasto identico: l’urgenza di scrivere, la necessità di esprimersi e quel modo diretto di stare nel rap che non ha bisogno di adattarsi a niente.
Il vostro percorso parte dai primi anni 2000. Come è cambiato il vostro modo di vivere il rap rispetto a quando avete iniziato?
In questi anni è cambiata sicuramente la consapevolezza di quello che siamo e facciamo. Abbiamo più chiaro quello che volgiamo ottenere, di come lo vogliamo ottenere e credo che siamo diventate più esigenti sia con noi stesse che con gli altri.
Allo stesso tempo non è cambiata la passione, la voglia di divertirsi e condividere.
Argento arriva dopo un periodo in cui le vostre vite hanno preso direzioni diverse. Quanto queste esperienze personali hanno influenzato la scrittura del disco?
Lore: in realtà le nostre vite sono sempre rimaste intrecciate a maglie più o meno strette. Abbiamo vissuto ed affrontato molte esperienze più o meno piacevoli assieme. Questo album ne è il riflesso diretto.
Lilith: Esatto, le nostre vite hanno preso direzioni diverse solamente sul piano musicale ma siamo sempre rimaste molto legate e anche musicalmente Lore mi ha sempre supportato molto ed è sempre stata una delle prime persone a sentire cosa stavo producendo supportandomi. Sicuramente le nostre esperienze personali sono il fulcro di questo disco.
Nel progetto si percepisce molta introspezione. Scrivere rap per voi è più uno sfogo o un modo per raccontare storie?
Lore: più che definirlo sfogo direi che è un mezzo per elaborare i vissuti, trasmettere quello che siamo e condividere esperienze, desideri e raccontare momenti che ci hanno unito.
Lilith: Per quanto mi riguarda è uno sfogo, scrivere mi ha aiutato nei periodi più difficili, il raccontare qualcosa ne è una conseguenza ma non è mai stato il focus della mia scrittura.
Che ruolo ha avuto la produzione nella costruzione dell’identità sonora del disco?
Lore: le produzioni che abbiamo scelto hanno avuto un ruolo importantissimo perché sono quelle che hanno risvegliato subito un’emozione e su queste emozioni poi si sono costruiti i vari concept dei pezzi. Ogni traccia ha richiamato un vissuto, un desiderio ed ha incanalato la scrittura.
Lilith: La produzione sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale. Nella scelta dei beat definitivi abbiamo potuto contare anche sull’esperienza di Morsa che ci ha aiutato nel creare un progetto coerente dal punto di vista sonoro delineandone quindi un’identità. A livello di progetto credo infatti fosse importante trovare un punto d’incontro stilistico tra me e Lore ma senza forzature.
Il rap è spesso raccontato da un punto di vista maschile. Quanto è importante per voi portare una prospettiva diversa?
Si tende troppo spesso ormai a definire la prospettiva del punto di vista femminile come prospettiva diversa. Crediamo che ogni persona abbia una propria prospettiva, che di per sé ha valore, a prescindere dal genere e dai vari orientamenti.
Se doveste descrivere Argento a qualcuno che non vi ha mai ascoltato, cosa direste?
Argento è un progetto politematico di vissuto. È un disco fresco ma di spessore in cui si mescolano sonorità boom bap classiche ed influenze funk e soul.
Qual è la direzione che immaginate per il vostro futuro artistico?
Al momento stiamo cercando di goderci il viaggio di questo album, credo però che non sia un punto di arrivo… ma l’inizio di un nuovo percorso. Ci piace pensare ad un ampliamento delle conoscenze e collaborazioni. Sicuramente ci saranno altri pezzi e progetti come Valkiriaz ma anche progetti individuali.
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Cipo pubblica “Odi et Amo”: il primo EP ufficiale tra odio, amore e identità fuori schema
Cipo pubblica Odi et Amo, il suo primo EP ufficiale dopo una serie di produzioni non ufficiali che negli anni hanno costruito un percorso autentico, lontano da dinamiche di moda o ricerca di consenso facile. Il progetto nasce nella zona est di Roma e affonda le radici in un’urgenza espressiva che accompagna l’artista fin da quando era bambino: scrivere, prima ancora che fare musica, come necessità.
Odi et Amo è un lavoro indipendente, interamente prodotto da tre.paranoie, che si muove su sonorità rap senza però aderire alle strutture più inflazionate della scena attuale. Non è trap, non è rap nel senso più convenzionale: è un suono cucito addosso, personale, costruito con l’obiettivo di distinguersi sia a livello musicale che lirico. Nessun featuring, nessun compromesso: solo una visione precisa e coerente.
Il primo singolo estratto, I CVNTO DI EZECHIELE, accompagnato da videoclip ufficiale su YouTube, rappresenta l’ingresso diretto nell’immaginario dell’EP. Non sono previsti altri video: una scelta che rafforza l’idea di un progetto che vuole essere ascoltato e vissuto nella sua interezza.
Cipo: “Odi et Amo” e la dualità come chiave per leggere il presente
Al centro del progetto c’è il dualismo tra odio e amore, due forze opposte ma complementari che, secondo Cipo, determinano la maggior parte delle scelte umane. In un periodo storico in cui sembra essere l’odio a dominare, l’artista prova a ristabilire un equilibrio, raccontando entrambe le facce con lucidità e senza filtri.
La copertina dell’EP – una figura volutamente provocatoria, una “figa” con sembianze demoniache – diventa manifesto visivo di questa dualità: attrazione e repulsione, desiderio e conflitto, umano e mostruoso. Un’immagine diretta, cruda, perfettamente in linea con il contenuto del disco.
Cipo non arriva al rap per caso. Cresciuto tra scrittura e freestyle, ha trovato nella musica una forma di liberazione personale, lontana da logiche economiche o di tendenza. Il suo obiettivo è chiaro: riportare l’attenzione sulla cultura hip hop, oggi spesso ridotta a estetica superficiale fatta di soldi e brand.
“Farò rap finché mi rode il culo” è la sintesi più diretta della sua attitudine. Per lui, anche cambiare la prospettiva di cento persone è già una vittoria. Odi et Amo non è solo un EP: è una presa di posizione.

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Self Made Men: identità, visione e costanza nel percorso di Flesha & Jap
In un momento in cui tutto corre veloce e spesso si assomiglia, restare fedeli a sé stessi è forse la scelta più difficile — ma anche quella più importante. Self Made Men nasce proprio da qui: da un percorso costruito nel tempo, senza scorciatoie, senza compromessi, con la consapevolezza di chi sa esattamente cosa vuole raccontare.
Flesha & Jap tornano con un progetto che unisce esperienza e attitudine, radici Hip Hop e sguardo contemporaneo. Un lavoro che non cerca di inseguire le mode, ma di dare continuità a una visione chiara, fatta di identità, scrittura e crescita costante.
In questa intervista ci raccontano cosa significa oggi essere davvero “self made”, tra cambiamenti della scena, evoluzione personale e la voglia, ancora intatta, di dire qualcosa che resti.
- Self Made Men racconta il percorso di due artisti che hanno costruito tutto con le proprie mani. Quanto è importante oggi difendere la propria identità artistica?
È fondamentale. Oggi è facile perdersi, seguire i trend, ma così il rischio è diventare uno dei tanti. L’identità è ciò che ti rende riconoscibile nel tempo. Se non sai chi sei artisticamente, il pubblico lo percepisce subito. Difendere la propria identità significa anche accettare di andare controcorrente. In quasi 30 anni di carriera abbiamo sempre cercato di difendere la nostra integrità musicale lottando con i denti, non abbiamo mai fatto scelte convenienti anche quando avremo potuto farlo, spesso non siamo stati capiti, ma a noi non interessa. Il 90% dei nostri colleghi alla nostra età solitamente molla la presa, si dedica ad altro: figli, famiglia, lavoro; cosa giusta per altro, ognuno ha i suoi progetti e obiettivi nella vita, noi dal canto nostro ci sentiamo ancora di dire la nostra con la musica, questa roba è una missione, il nostro viaggio prosegue.
- Nel disco convivono energia classica e sensibilità contemporanea. Come avete trovato l’equilibrio tra questi due elementi?
È venuto naturale. Siamo cresciuti con un certo tipo di rap, ma viviamo il presente. Non volevamo imitare il passato né inseguire il futuro. Abbiamo preso il meglio di entrambi: la sostanza e la scrittura da una parte, i suoni e le vibes dall’altra. Un altro aspetto che abbiamo voluto enfatizzare è soprattutto l’originalità, senza ripeterci con i precedenti lavori, “Self Made Man” è un upgrade rispetto al nostro primo progetto come duo (“Longevity” del 2021) sicuramente più dinamico e fresco, è un Mixtape, ma come tale non deve essere visto come un tappabuchi o un lavoro superficiale, tutt’altro. Per noi è una sorta di “Street Album”, i contenuti sono quelli di un disco ufficiale, la forma è quella di un Tape, questo rende “Sel Made Men” speciale ed unico nel suo genere.
- Il rap nasce come espressione diretta della realtà. Quanto della vostra vita personale entra nelle tracce di questo progetto?
Tanto. Anche quando non è esplicito, c’è sempre qualcosa di vissuto. Non riusciremmo a scrivere altrimenti. Ogni barra ha dentro esperienze, errori, momenti veri, oltre alla componente autocelebrativa che è parte integrante del nostro genere. Il vissuto personale è quello che rende tutto più autentico. Ti diamo 2 titoli su tutti: “Senza Paura” e “La Giostra”, sicuramente i due brani più intimi dell’intero Album. Non spoileriamo il contenuto dei brani, vi invitiamo caldamente ad ascoltarli per comprendere appieno ciò che intendiamo.
- Collaborare con artisti che condividono la stessa visione quanto ha influenzato il risultato finale del disco?
Tantissimo. Quando lavori con persone sulla stessa lunghezza d’onda, tutto scorre meglio. Sono dei Plus che alzano il livello. Una vera collaborazione ti spinge a dare di più, perché sai che dall’altra parte c’è qualcuno che tiene davvero al progetto; è giusto citarli, quindi ringraziamo vivamente: Eyem Bars, Esa, Herman Medrano & Kalibro, Alessandra Ferrari, Tripla B, Dok The Beatmaker, DJ Berthony, JK, Sonbudo, Paggio, Sethisfaction, Bassi Maestro ed Eleine Suarez per i mix, Jack The Smoker che ha curato il Master, Michele Rodella per le grafiche. Senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile.
- Nel vostro percorso avete vissuto diverse fasi dell’industria musicale. Come è cambiato il modo di fare rap oggi rispetto agli anni Novanta?
Oggi è tutto più veloce. Negli anni ’90 c’era più attesa, più costruzione. Adesso hai più mezzi, più accesso, ma anche più confusione. Prima dovevi conquistarti ogni spazio, oggi devi difendere la tua credibilità. In passato era tutto più lento ma anche più “pesante” a livello di valore. Dovevi guadagnarti ogni passo: studio, live, passaparola. Non c’erano scorciatoie. Oggi puoi arrivare subito a tanta gente, ma proprio per questo devi lavorare il doppio per restare. È cambiato l’approccio. Prima c’era più fame e meno distrazioni, oggi hai mille opportunità ma anche mille copie. La differenza vera la fa sempre la sostanza: tecnologia e piattaforme cambiano, ma se non hai qualcosa da dire, duri poco.
- Lavorando insieme da anni, qual è l’aspetto che rende la vostra collaborazione ancora stimolante?
Il fatto che non è mai scontata. Ognuno evolve, cambia, e questo mantiene viva la dinamica. E la fiducia. Possiamo sperimentare senza paura, perché sappiamo di avere una base solida. Non diventa mai routine. Anche se ci conosciamo da anni, ogni volta troviamo un modo nuovo di approcciare un pezzo, c’è sempre stata crescita reciproca: ci si evolve, si cambiano influenze, e questo tiene tutto vivo. Non restiamo mai fermi. C’è anche molta sincerità. Se una cosa non funziona, ce lo diciamo senza filtri. È questo che ci permette di alzare sempre il livello. Alla fine è un equilibrio tra rispetto e sfida continua. Sai che puoi contare sull’altro, ma allo stesso tempo vuoi sempre dare qualcosa in più.
- Qual è stata la sfida più grande durante la realizzazione di questo progetto?
Come accennato prima, restare coerenti con noi stessi senza ripeterci, trovare sempre qualcosa di nuovo da dire, senza forzarlo, sperimentare nuovi suoni senza clonare il nostro repertorio, non volevamo fare un nuovo “Longevity”, un nuovo “Occhi Di Ghiaccio” o un nuovo “Reportage”, siamo 2 uomini di 40 e 50 anni rispettivamente, con decenni di esperienza nel Rap Business e con decine di progetti prodotti, trovare sempre nuovi stimoli non è mai facile, ma quando sei un “Self Made Man”, in grado restare in piedi autonomamente, tutto è possibile.
- Se qualcuno ascoltasse Self Made Men per la prima volta oggi, cosa vorreste che portasse con sé dopo l’ascolto?
Sicuramente ci piacerebbe che si portasse a casa un senso di realtà. Che capisse che dietro ogni traguardo c’è lavoro, sacrificio e costanza. Niente è regalato. Direi anche che è un progetto con una forte spinta motivatrice. Se dopo l’ascolto qualcuno ha più voglia di costruire qualcosa di suo, allora abbiamo fatto centro. Magari anche un po’ di consapevolezza: restare se stessi oggi è una delle cose più difficili, ma anche quella che alla lunga paga di più: alla fine il messaggio è quello: puoi partire da zero, ma se ci credi davvero, puoi creare il tuo percorso.

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