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Cala Cala ci ha raccontato il primo giorno del resto della sua vita
Con “Il primo giorno del resto della mia vita“, Cala Cala firma un esordio che ha il peso di una presa di posizione. Sei tracce pubblicate da Macro Beats che intrecciano R&B, soul ed elettronica, sostenute da una scrittura che guarda alla tradizione italiana con uno sguardo attuale, lucido, personale.
Il nuovo EP mette a fuoco una generazione in bilico: la paura del futuro, l’instabilità del presente, il bisogno di scegliere anche quando le coordinate si fanno incerte. Cala Cala racconta questo stato d’animo senza retorica, trasformando l’indefinito in narrazione e la fragilità in un linguaggio condiviso. La produzione di Macro Marco accompagna questa visione con coerenza, valorizzando un cantautorato pop diretto ed essenziale, capace di arrivare subito senza sacrificare la profondità.
Ne abbiamo parlato con il giovane cantautore, entrando nel cuore di un lavoro che non vuole essere un traguardo, ma un inizio: il punto esatto in cui si decide di esporsi davvero e di fare della vulnerabilità una materia viva, sonora, necessaria
“Il primo giorno del resto della mia vita” è un titolo che suggerisce una soglia, un momento di passaggio: qual è stato lo scatto personale – umano prima ancora che artistico – che ti ha fatto capire che queste canzoni dovevano esistere insieme, come un unico racconto?
Lo scatto personale è stato cominciare a scrivere le canzoni. In due o tre settimane tutto è venuto fuori quasi di getto: emozioni, ricordi, contraddizioni. Scrivere mi ha permesso di dare forma a quello che stavo vivendo e, solo riguardando con più lucidità, ho capito che le canzoni parlavano tutte dello stesso momento umano. È stato così chiaro che dovevano esistere insieme, come un unico racconto.
Hai raccontato che, quando hai iniziato a scrivere l’EP, facevi fatica a distinguere le luci dalle ombre e ti muovevi dentro sensi di colpa che sembravano destinati a diventare normalità: in che modo la scrittura ti ha aiutato a rileggere quei ricordi a doppio taglio e trasformarli in qualcosa di nuovo, fino a segnare davvero “il primo giorno del resto della tua vita”?
Sì, l’atto stesso di scrivere, prima ancora dei contenuti, è stato terapeutico. In quel periodo stavo vivendo la fine di una relazione importante e sono tornato un po’ a casa, in Sicilia. Scrivere mi ha aiutato in due modi: prima ha ascoltato tutto quello che avevo dentro e volevo sputare fuori, e poi, una volta finito, ha iniziato a raccontarmi i fatti, facendomi capire tutto in modo più chiaro, mi ha permesso di capirmi meglio. Alla fine, è stato anche grazie a questo che ho iniziato a volermi bene, con tutti i miei difetti e con il peso delle scelte fatte.Foto Photopress

Se oggi dovessi associare il tuo nuovo EP a un’immagine concreta della tua quotidianità – un luogo, un gesto, un momento preciso – quale sarebbe e perché senti che rappresenta davvero un nuovo inizio per te?
Ho sempre avuto paura di restare solo e, per anni, ho messo gli altri davanti a me senza pensarci. Il mio “nuovo inizio” l’ho cominciato stando da solo, imparando a starci, smettendo di ricevere affetto di riflesso e iniziando a prendermi cura di me stesso, con piccoli gesti che mi facessero sorridere, mi rendessero felice, scoprendo nuove parti di me. È stato un cambiamento silenzioso, fatto di scelte semplici ma concrete.
Il suono dell’EP unisce suggestioni R&B, soul ed elettroniche con una scrittura fortemente legata alla tradizione cantautorale italiana: quanto è stato importante trovare un equilibrio tra queste due anime, quella più contemporanea e quella più narrativa?
Il punto era far convivere due mondi senza che uno soffocasse l’altro. La parte cantautorale italiana resta nella scrittura e nelle immagini dei testi, mentre le influenze R&B, soul ed elettroniche danno profondità emotiva e spazio sonoro, enfatizzando ciò che racconto. L’equilibrio è stato un processo naturale e istintivo, frutto del prezioso lavoro di Macro Marco.
In “Boy Scout” si percepisce una svolta verso un cantautorato pop più diretto e personale, dove la fragilità diventa motore creativo: cosa ha innescato questo cambio di prospettiva rispetto ai tuoi precedenti brani?
Quando ho scritto “Boy Scout” non ne potevo più di quello che stavo vivendo, del posto in cui vivevo e non sapevo davvero cosa volevo. Credo che ciò che sia cambiato in questo brano sia la persona per cui l’ho scritto: negli altri c’era sempre la consapevolezza che li avrebbe ascoltati qualcun altro, e questo forse influenzava il modo in cui scrivevo. “Boy Scout” invece l’ho scritto per me, senza pensare a chi lo avrebbe sentito, ed è proprio questa libertà che lo rende così diretto e personale

La produzione curata da Macro Marco è essenziale e lascia grande spazio alla voce e al testo: come si è sviluppato il dialogo in studio e in che modo questa collaborazione ha influenzato l’identità sonora del tuo progetto?
Con Macro Marco il dialogo è stato molto naturale. Condividevamo già un immaginario musicale simile, quindi molte scelte sono venute quasi spontaneamente. Io arrivavo da una scrittura molto essenziale, spesso chitarra e voce, e per me era importante che quella dimensione rimanesse centrale.
La produzione non ha mai stravolto i brani, ma li ha accompagnati, ampliandone il respiro senza togliere spazio al testo. Credo che il valore della collaborazione sia stato proprio questo: trovare un suono contemporaneo che non soffocasse la scrittura, ma la sostenesse. La collaborazione ha influenzato tantissimo l’identità del progetto perché mi ha dimostrato che si può essere contemporanei senza tradire l’intimità della scrittura.
Il tuo percorso mostra una costante attenzione al linguaggio come parte della musica stessa: nei versi dell’EP – tra immagini quotidiane, smarrimento e desiderio di appartenenza – quanto c’è di autobiografico e quanto invece di osservazione della tua generazione?
Nei testi c’è moltissimo di autobiografico, ma cerco sempre di non essere autoreferenziale. Parto da esperienze reali, da immagini concrete e dettagli personali, però l’obiettivo non è raccontarmi in modo chiuso. Mi interessa che chi ascolta possa entrarci dentro e trovare qualcosa che lo riguardi. Credo che quello smarrimento, quel sentirsi spesso “in mezzo” – tra il desiderio di cambiare e la paura di farlo, tra il bisogno di qualcosa o qualcuno e la voglia di scappare – non sia soltanto mio.
È qualcosa che riconosco nelle persone che ho intorno, anche nella mia generazione: facciamo fatica a sentirci stabili e, allo stesso tempo, abbiamo paura di scegliere davvero.
Parto da me, quindi, ma cerco di lasciare spazio. Se una barra funziona davvero, secondo me, è perché a un certo punto smette di parlare solo di meArtwork

Cala Cala, al secolo Giuseppe Mazarese, è uno dei prospetti più interessanti in casa Macro Beats.
Classe 2000, cantautore, beatmaker, producer e poli-strumentista, nella sua musica ci sono i tratti distintivi della sua età, i colori e le radici della sua terra (la Sicilia), i primi riflessi del suo talento.
Dal debutto con il primo singolo “Dritto a casa” (pubblicato nel 2021 con il supporto di Italia Music Lab, progetto lanciato da SIAE per sostenere gli artisti emergenti), fino ad arrivare a “MILIONI DI PROBLEMI” (2024), Cala Cala ha espresso idee chiare e voglia di affermare subito la propria identità sonora, spaziando a livello creativo tra virate R&B e soul, un flow che strizza l’occhio ai nuovi trend, superandoli, ed un’innata predisposizione nell’usare il linguaggio come parte integrante della melodia e della ritmica.
A gennaio 2026 pubblica l’EP “Il Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita” (Macro Beats), anticipato dai singoli “Scalini del Portello” e “Boy Scout”
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Spillo Carnera: “Overtime è il mio tempo supplementare”
Con Overtime, Spillo Carnera torna ufficialmente sulla scena dopo anni di silenzio discografico. Un ritorno che non cerca compromessi ma identità, costruito tra hip hop classico, reggae, sperimentazione e radici siciliane. In questa intervista l’artista palermitano racconta il rapporto con il tempo, il mercato musicale, il valore delle scene locali e il significato umano dietro un disco nato senza rincorrere schemi o aspettative.
Sei passato da street album a distribuzioni nazionali e poi di nuovo silenzio: quanto è cambiato il tuo modo di vivere la musica oggi?
Il mio modo di vivere la musica è radicalmente cambiato, sono passato dalle demo alle distribuzioni nazionali per poi smettere di sentirmi a mio agio con ciò che il mercato ha imposto negli anni. Sicuramente mantengo una visione più adulta e concreta, fatta di percorsi e tentativi ma senza l’ansia di raggiungere obiettivi e finalità irraggiungibili. Vivo la musica in maniera più raziocinante a volte distaccata, come in amore ci sono momenti di passione travolgente ed ed altri in cui si sente il bisogno di viverne le dinamiche con meno empatia e più giudizio critico.
Overtime nasce anche come risposta a chi ti vedeva “fuori tempo”: quanto pesa il giudizio esterno nel tuo percorso?
Poco o nulla, ho lavorato ad Overtime divertendomi durante il processo creativo, non mi sono mai chiesto cosa avrebbe funzionato e cosa no, semplicemente ho fatto musica per il gusto di farlo, coinvolgendo le persone che pensavo fossero più adatte ad aiutarmi a creare un prodotto valido con leggerezza, fregandomene degli schemi imposti, dei featuring di spicco a tutti i costi e delle strategie di mercato. Probabilmente sarò percepito come “fuori tempo massimo” dai ragazzi più giovani ma aldilà dell’età sono ancora qui, la musica cosi come la vita è ciclica, oggi Spillo Carnera è “overtime” tra qualche anno lo saranno anche loro è il ciclo della vita, si può solo imparare da tale meccanismo.
Com’è stato tornare in studio dopo anni? Più naturale o più complicato?
Tornare in studio è stato un processo abbastanza naturale, in realtà nonostante gli anni di silenzio, sono stato in studio dietro le quinte, ho prodotto tanti artisti e mi sono dedicato alla crescita artistica di alcuni elementi in particolare. Realizzare di tornare in studio per me stesso è stato emozionante poiché sento la responsabilità di portare dei contenuti maturi che possano essere strumento di condivisone e riflessione tra i più giovani.
Rimettersi davanti al microfono ed indossare le cuffie come nel mio prime mi ha riportato indietro di qualche anno, è stata una sensazione che mi ha ricordato chi sono e perché lo faccio.
Lavorare con Promo l’Inverso e The Elements cosa ha aggiunto al tuo suono?
In primis lavorare con Promo e The Elements è stato un immenso piacere. Riuscire ad amalgamare concetti sonori e stilistiche diverse in un unico album ha reso tutto più stimolante. Con i The Elements ho già lavorato in passato ed insieme abbiamo raccolto grandi soddisfazioni uscendo su compilation come Hit Mania, abbiamo firmato singoli che ci hanno portato grandi soddisfazioni, tornare a lavorare insieme è un processo naturale che sapevamo potesse ancora funzionare sia dal punto di vista umano che tecnico. Promo ha valorizzato il tutto con la sua grande esperienza e bravura, ha saputo creare dei tappeti musicali che mi hanno portato a dare il meglio di me con testi e contenuti, combo perfette!
Nel disco c’è una forte identità territoriale: pensi che oggi il rap italiano valorizzi davvero le scene locali?
Sin da quando ho memoria musicale, ricordo che alcune regioni italiane si sono sempre distinte per importanza (vedi la scena musicale Milanese o Romana) A discapito però di altre realtà più piccole ma comunque potenti. Ad oggi finalmente la grande maggioranza delle regioni italiane (sicilia compresa) si trovano sulla mappa dello scenario hip hop Italiano ed i social hanno contribuito a valorizzare molti artisti locali che qualche anno fa non avrebbero avuto la cassa di risonanza mediatica di cui dispongono oggi, direi che tutto ciò è positivo per l’intero movimento.
Dopo questo ritorno, hai già in mente una continuità o vuoi vedere come viene recepito il progetto?
Questa è una domanda alla quale non so dare una risposta certa. Sono consapevole del fatto che “Overtime” sia un progetto per appassionato di hip hop e reggae di un certo tipo, comunque vada sarà un successo e ad ogni modo valuteremo il proseguo del progetto “Spillo carnera” dopo l’uscita dell’album.

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OYOSHE torna con “COMMÈ”, un singolo che rifiuta le regole del rap preconfezionato
C’è un momento preciso in cui un artista smette di inseguire quello che funziona e inizia semplicemente a parlare con la propria voce. “COMMÈ”, il nuovo singolo di Oyoshe, nasce esattamente in quello spazio. Un brano che non cerca scorciatoie, non rincorre trend e non prova ad adattarsi ai codici più prevedibili del rap contemporaneo, ma che sceglie invece di trasformare disagio, ironia e osservazione sociale in energia musicale.
Prodotto da 2KSUB (MD KEED & BNGR), il pezzo costruisce un impatto immediato attraverso synth aggressivi, bass music e batterie stratificate che si muovono tra elettronica e attitudine hip hop. Il sound è moderno, pesante e cinematico, ma evita volutamente quella patina artificiale che spesso rende molte produzioni intercambiabili. “COMMÈ” mantiene infatti una forte identità personale, lasciando emergere il background di Oyoshe come MC, producer e freestyler.
Il titolo prende spunto da un’espressione molto comune nel linguaggio napoletano, utilizzata spesso davanti a qualcosa di assurdo, inspiegabile o difficile da accettare. Ed è proprio lì che Oyoshe trova il centro del brano: nella difficoltà di riconoscersi in una scena sempre più guidata dai numeri, dagli algoritmi e dalla necessità di apparire piuttosto che comunicare realmente qualcosa.
Tra cultura hip hop e bisogno di autenticità
Uno degli aspetti più forti del singolo è il modo in cui riesce a unire sperimentazione sonora e radici culturali. Oyoshe continua infatti a muoversi con un’attitudine profondamente hip hop, costruita negli anni tra freestyle, jam, live e produzioni indipendenti, ma sceglie di portare questa mentalità dentro sonorità contemporanee e influenze internazionali.
Nel pezzo convivono provocazione, introspezione e presenza scenica. Ogni barra sembra pensata tanto per colpire dal vivo quanto per lasciare qualcosa all’ascolto in cuffia, mantenendo quell’equilibrio tra istinto e controllo che da sempre caratterizza il suo stile.
Anche visivamente “COMMÈ” rafforza questa identità. L’artwork curato da Michi Mizzo mostra un Oyoshe distorto, con le mani sul volto, in una rappresentazione che trasforma il disagio e lo stupore evocati dal titolo in immagine. Il singolo è accompagnato inoltre da videoclip ufficiale diretto da Black Diamond Agency.
Con “COMMÈ”, Oyoshe conferma la volontà di continuare a costruire un percorso personale, lontano dalle formule più semplici e sempre più vicino a un’idea di rap vissuto come espressione reale, diretta e senza compromessi.

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Corvetto, esperienza e barre crude: Marco Pessimo fuori con “Senza Pensieri”
Marco Pessimo pubblica “Senza Pensieri”, nuovo singolo prodotto da Cabecao Prod. che anticipa l’uscita del prossimo album Radical Shit. Un brano che affonda completamente dentro l’immaginario urban e di periferia dell’artista, mantenendo però uno sguardo lucido e distante dalle classiche narrazioni costruite attorno alla strada.
Cresciuto nel quartiere “Corvetto” di Milano sud est, Marco Pessimo continua infatti a raccontare la realtà con un approccio estremamente diretto, senza ricerca di estetiche artificiali o personaggi costruiti. “Senza Pensieri” nasce proprio da questa consapevolezza: osservare il quartiere, le sue dinamiche e le sue contraddizioni con gli occhi di chi le ha vissute davvero e oggi riesce a muoversi dentro certi ambienti senza esserne più travolto.
Dal punto di vista sonoro il brano si muove su coordinate boom bap dal forte sapore East Coast, con sample, batterie secche e spazio lasciato completamente alla voce e al messaggio. La produzione di Cabecao Prod. accompagna il pezzo senza sovraccaricarlo, lasciando emergere immagini crude, riflessioni e quell’attitudine disillusa che rappresenta da sempre il tratto distintivo dell’artista.
“Senza Pensieri” diventa così un manifesto di maturità personale e artistica: non il racconto romantico della strada, ma il punto di vista di chi ha imparato a conviverci senza perdere lucidità. Una filosofia che si riflette anche nella scrittura di Marco Pessimo, fatta di rime dirette, poche concessioni e immagini che arrivano senza filtri.
Il singolo anticipa Radical Shit, nuovo album in uscita per Mad Soul Legacy con featuring di Tuer, Kiral Bastard Soul e Nasty G. Un progetto che promette di espandere ulteriormente il mondo sonoro e narrativo costruito tra Milano e Bali insieme a Cabecao Prod.

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