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Dj Exy racconta Cronache De Roma – Intervista
Dj Exy, producer e dj romano attivo da anni nella scena e nei locali capitolini, pubblica il suo primo producer album ufficiale e lo fa unendo la nuova e la vecchia scena ma in un progetto ambizioso che vedrà un disco e un documentario raccontare la Roma Hip Hop.
“Cronache De Roma” è un progetto visionario che punta a celebrare l’identità musicale della capitale.
Fra le voci del disco troviamo DJ Stile e DJ Baro, leggende dei Colle der Fomento, Danno (Colle der Fomento), Suarez (Gente di Borgata), Fetz Darko (Giuda Fellas), Mystic One (TruceKlan), Grezzo Esselover, Metal Carter (TruceBoys), il promettente Numi, Zinghero (TruceKlan), Benetti DC, figura storica della scena romana, Spampy, Sgravo e Wiser (Dead Poets), Lord Madness, Denay (Scimmie del Deserto), Er Drago, William Pascal (Do Your Thang) e i fratelli emergenti Yamba e Black Damo. Insieme a questi artisti sono presenti anche le preziose collaborazioni agli scratch di DJ Ceffo (Brokenspeakers), DJ Kimo (TruceBoys) e DJ Snifta (Roma Underground).
Questo album è un omaggio alla cultura hip hop e rappresenta un viaggio che punta a raccontare il “vero suono di Roma”, restituendo autenticità e potenza alle diverse anime dell’hip-hop locale.
Cronache De Roma. Partiamo dal perché hai deciso di pubblicare un disco come questo?
L’idea era di far sentire a tutta Italia la sonorità del Rap Romano e per fare questo dovevo cercare un sound che racchiudesse almeno un po’ di storia di Roma.
Il rap romano ha una storia bella lunga e credo che un qualcosa del genere mancasse da un bel po’ di anni.
Volevo racchiudere a modo mio un pezzo di storia da far sentire alle generazioni di oggi, per far capire da dove siamo partiti, e cos’è Roma.
Ho cercato di racchiudere come in una fotografia un determinato tipo di artisti e di beat. Per lasciare quel velo anni 90 e trasmettere quello che quegli anni hanno trasmesso a me.
Tutto questo è nata anche grazie all’aiuto del mio amico Fetz Darko, che mi ha aiutato a creare e riprendere legami con molti artisti della scena che non vedevo da molti anni.
A proposito di questo … del riprendere i legami. Se non sbaglio sei sparito per un periodo. Cosa ti ha spinto a tornare?
Mi sono sempre chiesto, fin da piccolo, quale sarebbe stato il mio futuro. Ho sempre fatto tanti lavori, fin da quando avevo 13 anni. Ho percorso molte strade, sia giuste che sbagliate. E come tanti, ho fatto errori e cose belle che non mi dimenticherò mai. Ma quando penso a cosa vorrei fare, a cosa mi rende felice, penso che l’unica cosa che mi faccia svegliare la mattina con il sorriso, e la voglia di fare musica. Sono tornato per questo.
Tornando al disco, quali sono le sonorità che possiamo trovare?
Il disco è classico, ma con occhio di riguardo alle sonorità più attuali. Sono cresciuto con la musica Rock e per me ha molta influenza sul fattore produttivo.
Ma nello stesso tempo la musica di Dj Premier, Lord of Underground, Vinnie Paz e molti alti hanno davvero influito.
Infatti, si possono notare questo tipo di influenze. Ho cercato di mescolare un pò tutto il mio bagaglio artistico cercando di dare molta grinta sulle batterie e renderle molto aggressive, proprio come negli anni ’90.
Al disco come hai lavorato?
Ho inviato ai vari artisti i beat e poi abbiamo registrato le voci al Fat Studio di Matteo, un grandissimo amico che mi ha aiutato molto nel lavoro di questo disco. Una volta finita la registrazione della voce, abbiamo fatto un arrangiamento del beat e delle varie modifiche per far mescolare meglio il tutto.
Nell’intro e nel pezzo Cronache de Roma, ho collaborato nell’arrangiamento insieme a Fabio Garzia, in arte Mustrow, che ha fatto un lavoro eccezionale sulle chitarre e sulla parte di basso.
Poi una volta finito, si passava alla parte finale dove lo studio missava e masterizzava il tutto ad hoc.
Questa è stata la parte artistica del disco, ma oltre a questo il lavoro più grosso, è stato anche rendere a proprio agio ogni rapper e cercare di avere il massimo da ogni singolo pezzo.
Una grande mano mi è stata data dalla SelfMade che ha creduto fin dall’inizio al progetto e che mi ha aiutato sia nelle realizzazioni delle registrazioni, sia nella parte organizzativa dei brani.
Ci sono dei pezzi a cui sei particolarmente legato in Cronache De Roma?
Pezzi a cui sono più legato, a dire la verità, non ci sono. Li reputo tutti e 12 dei capolavori.
Potrei dirti che sognavo un intro così da non si sa quanti anni e sapere che è stato realizzato da due dj che ammiro e con cui sono cresciuto mi fa venire i brividi.
Dj Stile e Dj Baro hanno realizzato un intro spettacolare, hanno usato molte voci dei miglior rapper di Roma, facendo degli scratch spettacolari. Senza parlare di Dj Snifra, Dj Ceffo e Dj Kimo, tre pilastri del Djing Romano.
La capacità di tutti i rapper a incastrare rime e rendere ogni traccia unica, mi ha fatto innamorare di tutto il disco, senza nessuna traccia a cui sono particolarmente legato. Sono legato semplicemente a tutto il disco.
Quale differenza pensi possa fare un disco come questo nell’Hip Hop Italiano?
Io spero sempre che un disco del genere possa far avvicinare le nuove generazioni ad un tipo di Hip Hop Underground. La mia speranza è di creare una specie di saga, dove il nuovo si mette a confronto con il più vecchio, facendo vedere le varie sfaccettature di diverse generazioni.
Spoiler. Mi hanno detto che uscirà anche un documentario … mi dici qualcosa in più?
Si abbiamo girato un documentario curato da Alessio Coltella un ragazzo che mi ha dato una grande mano e mi ha aiutato in tutto questo progetto intervistando tutti gli artisti del disco, facendoli parlare di se e di come si sono avvicinati all’Hip Hop.
Volevo dare un volto al disco e non solo la musica. Questi artisti hanno tanto da insegnarci. Era doveroso farli scrivere attraverso le rime, ma anche farli parlare.

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Cala Cala ci ha raccontato il primo giorno del resto della sua vita
Con “Il primo giorno del resto della mia vita“, Cala Cala firma un esordio che ha il peso di una presa di posizione. Sei tracce pubblicate da Macro Beats che intrecciano R&B, soul ed elettronica, sostenute da una scrittura che guarda alla tradizione italiana con uno sguardo attuale, lucido, personale.
Il nuovo EP mette a fuoco una generazione in bilico: la paura del futuro, l’instabilità del presente, il bisogno di scegliere anche quando le coordinate si fanno incerte. Cala Cala racconta questo stato d’animo senza retorica, trasformando l’indefinito in narrazione e la fragilità in un linguaggio condiviso. La produzione di Macro Marco accompagna questa visione con coerenza, valorizzando un cantautorato pop diretto ed essenziale, capace di arrivare subito senza sacrificare la profondità.
Ne abbiamo parlato con il giovane cantautore, entrando nel cuore di un lavoro che non vuole essere un traguardo, ma un inizio: il punto esatto in cui si decide di esporsi davvero e di fare della vulnerabilità una materia viva, sonora, necessaria
“Il primo giorno del resto della mia vita” è un titolo che suggerisce una soglia, un momento di passaggio: qual è stato lo scatto personale – umano prima ancora che artistico – che ti ha fatto capire che queste canzoni dovevano esistere insieme, come un unico racconto?
Lo scatto personale è stato cominciare a scrivere le canzoni. In due o tre settimane tutto è venuto fuori quasi di getto: emozioni, ricordi, contraddizioni. Scrivere mi ha permesso di dare forma a quello che stavo vivendo e, solo riguardando con più lucidità, ho capito che le canzoni parlavano tutte dello stesso momento umano. È stato così chiaro che dovevano esistere insieme, come un unico racconto.
Hai raccontato che, quando hai iniziato a scrivere l’EP, facevi fatica a distinguere le luci dalle ombre e ti muovevi dentro sensi di colpa che sembravano destinati a diventare normalità: in che modo la scrittura ti ha aiutato a rileggere quei ricordi a doppio taglio e trasformarli in qualcosa di nuovo, fino a segnare davvero “il primo giorno del resto della tua vita”?
Sì, l’atto stesso di scrivere, prima ancora dei contenuti, è stato terapeutico. In quel periodo stavo vivendo la fine di una relazione importante e sono tornato un po’ a casa, in Sicilia. Scrivere mi ha aiutato in due modi: prima ha ascoltato tutto quello che avevo dentro e volevo sputare fuori, e poi, una volta finito, ha iniziato a raccontarmi i fatti, facendomi capire tutto in modo più chiaro, mi ha permesso di capirmi meglio. Alla fine, è stato anche grazie a questo che ho iniziato a volermi bene, con tutti i miei difetti e con il peso delle scelte fatte.Foto Photopress

Se oggi dovessi associare il tuo nuovo EP a un’immagine concreta della tua quotidianità – un luogo, un gesto, un momento preciso – quale sarebbe e perché senti che rappresenta davvero un nuovo inizio per te?
Ho sempre avuto paura di restare solo e, per anni, ho messo gli altri davanti a me senza pensarci. Il mio “nuovo inizio” l’ho cominciato stando da solo, imparando a starci, smettendo di ricevere affetto di riflesso e iniziando a prendermi cura di me stesso, con piccoli gesti che mi facessero sorridere, mi rendessero felice, scoprendo nuove parti di me. È stato un cambiamento silenzioso, fatto di scelte semplici ma concrete.
Il suono dell’EP unisce suggestioni R&B, soul ed elettroniche con una scrittura fortemente legata alla tradizione cantautorale italiana: quanto è stato importante trovare un equilibrio tra queste due anime, quella più contemporanea e quella più narrativa?
Il punto era far convivere due mondi senza che uno soffocasse l’altro. La parte cantautorale italiana resta nella scrittura e nelle immagini dei testi, mentre le influenze R&B, soul ed elettroniche danno profondità emotiva e spazio sonoro, enfatizzando ciò che racconto. L’equilibrio è stato un processo naturale e istintivo, frutto del prezioso lavoro di Macro Marco.
In “Boy Scout” si percepisce una svolta verso un cantautorato pop più diretto e personale, dove la fragilità diventa motore creativo: cosa ha innescato questo cambio di prospettiva rispetto ai tuoi precedenti brani?
Quando ho scritto “Boy Scout” non ne potevo più di quello che stavo vivendo, del posto in cui vivevo e non sapevo davvero cosa volevo. Credo che ciò che sia cambiato in questo brano sia la persona per cui l’ho scritto: negli altri c’era sempre la consapevolezza che li avrebbe ascoltati qualcun altro, e questo forse influenzava il modo in cui scrivevo. “Boy Scout” invece l’ho scritto per me, senza pensare a chi lo avrebbe sentito, ed è proprio questa libertà che lo rende così diretto e personale

La produzione curata da Macro Marco è essenziale e lascia grande spazio alla voce e al testo: come si è sviluppato il dialogo in studio e in che modo questa collaborazione ha influenzato l’identità sonora del tuo progetto?
Con Macro Marco il dialogo è stato molto naturale. Condividevamo già un immaginario musicale simile, quindi molte scelte sono venute quasi spontaneamente. Io arrivavo da una scrittura molto essenziale, spesso chitarra e voce, e per me era importante che quella dimensione rimanesse centrale.
La produzione non ha mai stravolto i brani, ma li ha accompagnati, ampliandone il respiro senza togliere spazio al testo. Credo che il valore della collaborazione sia stato proprio questo: trovare un suono contemporaneo che non soffocasse la scrittura, ma la sostenesse. La collaborazione ha influenzato tantissimo l’identità del progetto perché mi ha dimostrato che si può essere contemporanei senza tradire l’intimità della scrittura.
Il tuo percorso mostra una costante attenzione al linguaggio come parte della musica stessa: nei versi dell’EP – tra immagini quotidiane, smarrimento e desiderio di appartenenza – quanto c’è di autobiografico e quanto invece di osservazione della tua generazione?
Nei testi c’è moltissimo di autobiografico, ma cerco sempre di non essere autoreferenziale. Parto da esperienze reali, da immagini concrete e dettagli personali, però l’obiettivo non è raccontarmi in modo chiuso. Mi interessa che chi ascolta possa entrarci dentro e trovare qualcosa che lo riguardi. Credo che quello smarrimento, quel sentirsi spesso “in mezzo” – tra il desiderio di cambiare e la paura di farlo, tra il bisogno di qualcosa o qualcuno e la voglia di scappare – non sia soltanto mio.
È qualcosa che riconosco nelle persone che ho intorno, anche nella mia generazione: facciamo fatica a sentirci stabili e, allo stesso tempo, abbiamo paura di scegliere davvero.
Parto da me, quindi, ma cerco di lasciare spazio. Se una barra funziona davvero, secondo me, è perché a un certo punto smette di parlare solo di meArtwork

Cala Cala, al secolo Giuseppe Mazarese, è uno dei prospetti più interessanti in casa Macro Beats.
Classe 2000, cantautore, beatmaker, producer e poli-strumentista, nella sua musica ci sono i tratti distintivi della sua età, i colori e le radici della sua terra (la Sicilia), i primi riflessi del suo talento.
Dal debutto con il primo singolo “Dritto a casa” (pubblicato nel 2021 con il supporto di Italia Music Lab, progetto lanciato da SIAE per sostenere gli artisti emergenti), fino ad arrivare a “MILIONI DI PROBLEMI” (2024), Cala Cala ha espresso idee chiare e voglia di affermare subito la propria identità sonora, spaziando a livello creativo tra virate R&B e soul, un flow che strizza l’occhio ai nuovi trend, superandoli, ed un’innata predisposizione nell’usare il linguaggio come parte integrante della melodia e della ritmica.
A gennaio 2026 pubblica l’EP “Il Primo Giorno Del Resto Della Mia Vita” (Macro Beats), anticipato dai singoli “Scalini del Portello” e “Boy Scout”
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FUTURO, i consigli della settimana di Honiro – week #34
Un racconto fatto di coraggio, di sfumature che prendono forma e rileggono il passato come uno strumento concreto per il futuro. Protagonista della cover digitale Salomèe.
BRUTTO SHOW – SALOMÈE
Un racconto fatto di coraggio, di sfumature che prendono forma e rileggono il passato come uno strumento concreto per il futuro. Tra sonorità urban fresche e una visione poetica, una dedica alla propria storia, che non si riduce a una linea discontinua, ma alla consapevolezza di se stessi che dona il senso del vero.
NULLA IN CIEL – AMALFITANO
La semplicità diventa un frastuono, le emozioni un ballo tra la gioia e il dolore che hanno un coraggio mai provato, inedito. Anche quando il ‘’nulla in ciel’’ ci sovrasta, proprio in quel nulla, risiede qualcosa di più importante, prezioso. Ognuno ha la sua risposta; e questo brano è un bellissimo strumento per coglierla.
MOSCA BIANCA – OBA
Delicatezza vocale e sonorità dinamiche aprono a quel rifugio che spesso troviamo con fatica, tra le apparenze e il sentirsi all’altezza di un mondo. Ma non c’è nulla di più un vero del posto nel mondo che noi stessi riusciamo a crearci, di quella altezza che misuriamo con noi stessi. Un brano che fa sentire meno soli.
SILHOUETTE – IL CAIRO
Una notte che culla, che conserva ogni lato di noi, anche il più recondito; che ferma la frenesia e riaccende la passione di un qualcosa di più. Un atto di introspezione tra sentimenti che vivono agli estremi e la disarmante sincerità nei confronti di se stessi, di ciò che ci circonda e ci fa sentire vivi.
CALICANTUS – GLOMARI’
Uno dei progetti più interessanti, che è destinato a lasciare il suo segno in una realtà in cui comunicare è un deserto sistemico. Musicalità alternativa, parole surrealiste e un paesaggio creativo fertile, in cui la rinascita non ha stagione, ma solo il momento giusto, in nome del proprio significato.
DETTAGLI – OKGIORGIO
Un richiamo di una voce lontana, profonda, e un suono flebile che si frange tra una cassa ed elementi elettronici che riempiono e si frangono lentamente. Una poesia sonora che guarda oltre ciò che vede, alla bellezza di quello che sfugge all’occhio, ma che viene assorbito dall’anima.
CEROTTI – LUPO
Tra le ferite di un tempo che scorre, un mondo che capovolge e un’incertezza che travolge, sotto i ‘’cerotti’’ dell’esistenza possiamo trovare qualcosa di più grande, che supera le apparenze o la profondità di ogni ostacolo. Un messaggio di conforto, che non elogia l’atarassia, ma la capacità di vedere luce anche nel buio.
TRUCCARE LA REALTA’ NON POTENDO CAMBIARE IL MONDO – KATANA KOALA KIWI
Un titolo profetico, una sperimentazione evocativa che non trova angoli di pace, barlumi di speranza, ma una realtà che è possibile camuffare. Di qui il dilemma: sopravvivere illudendosi o vivere autodistruggendosi? Forse l’unico rimedio possibile non è assoluto, ma nella sua relatività efficace che sa renderci vivi.
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Quando i binari di un rapporto seguono strade differenti: questo è lo scenario di ”stanca”, il nuovo singolo di sedici
Quando i binari di un rapporto seguono strade differenti: questo è lo scenario di stanca, il nuovo singolo di sedici, in uscita il 20 febbraio per Honiro Label e Luppolo Dischi.
Nella quotidianità di una relazione, il dinamismo è la sua fonte di vita; e non sempre è possibile camminare nella stessa direzione. Forse nel mondo delle idee c’è ancora un posto per la perfezione, ma anche lì il realismo comincia ad occupare ogni spazio. Entrambe le parti tirano la stessa corda, finché la tensione la spezza. Tra sonorità itpop e una poetica e serena rassegnazione, il racconto di un amore ai lati opposti, dove la volontà di avvicinarsi è direttamente proporzionale alla paura di dare senza ricevere. A volte, l’equilibrio sta nel lasciare andare la presa, accettare che l’altra persona non sia una nostra proiezione.
‘’In ‘’Stanca’’ racconto la stanchezza emotiva di chi ama più dell’altro e si sente sempre fuori posto nella relazione; è la storia di un amore sbilanciato, fatto di attese, rincorse e comunicazione mancata. Tra il desiderio di essere visti e la consapevolezza di ricevere solo briciole, emerge il momento in cui si capisce che continuare a correre significa perdersi. C’è un punto di rottura tra il voler restare e il bisogno di salvarsi che troviamo solo quando siamo pronti a toccare il fondo’’ – ci racconta l’artista.
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