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FUTURO, i consigli della settimana di Honiro – week #15
La quindicesima settimana di uscite ha lo sguardo sulla vita di tutti i giorni non come una routine meccanica e mortificante, ma come la base su cui dare un senso al FUTURO. A volte l’immaginazione e la creatività diventano non tanto un mondo alternativo, quanto un punto di vista con cui dare una poetica a ciò che ci circonda, nel bene o nel male. Protagonista della cover digitale la sincerità di Sethu.
ASTROLOGIA – SETHU
Un atto d’amore verso quei frammenti di se stessi che si disperdono nella vita quotidiana, tra alti e bassi, gioie e dolori, con un fil rouge: la verità della propria essenza. In un mondo che ha gli spigoli e dove cadere su di essi può essere fatale, bisogna sempre rimanere saldi alla linfa vitale delle radici.
NIENTE DA DIRE – LEVANTE
Energica quanto delicata poesia dedicata a chi delle parole fa strumento e non fine e di chi dei gesti fa manifesto eterno, consapevole, reale. ‘’Niente da dire’’ è un inno alla semplicità delle cose che supera ogni confine e limite di una realtà ‘’confezionata’’.
ODIO GLI INDIFFERENTI – OSAKA FLU
Un inno generazionale che tocca a gran voce e ritmo un mondo veloce, che ci distrae, che ci osserva, ci prende e ci travolge. E, anche se avessimo letto Gramsci, forse saremmo rimasti nello stesso spazio-tempo che l’età ci regala, perché, alla fine, gli input ci aggiungono qualcosa, ma non tolgono né modificano.
QUANTE LACRIME – ANNA AND VULKAN
Leggerezza e nostalgia, anche se in contrasto, ballano lo stesso valzer all’interno di un racconto fresco, profondo e veritiero per un’artista che è vera rivelazione. Le emozioni hanno binari differenti rispetto ai percorsi logici, ma cerchiamo sempre di dare loro non solo spazio, ma un flusso accettabile.
GIORNI CONTATI – PROVINCIALE
Pop attuale e accattivante e una penna che descrive nella sua disarmante elaganza il mondo attorno e il mondo dentro, tra contrasti e sinergie. Spesso viviamo dentro l’idea del tempo più che il tempo stesso: un passato già vissuto, un futuro che non esiste. Ma la verità è l’eterno presente che possiamo scegliere.
AL BUIO SENZA DI TE – SCHIUMA, GANZO
Sonorità toccanti e penne delicate che entrano nella profondità degli amori che fioriscono e muoiono allo stesso tempo, vivendo immagini indelebili o che si cancellerebbero pur di non soffrire. Ma, d’altronde, torniamo sempre in quella direzione che, nonostante il dolore, ci ha arricchito, in un modo o nell’altro.
9.11 – SATANTANGO
Il sogno di ciò che vorremmo, la realtà di ciò che lasciamo, il tutto intrecciato da sonorità alternativa e un mantra che rimane scolpito nell’ascoltatore: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Ciò che dà forza a quanto passiamo è la possibilità di condividerlo e renderlo unico.
I – AUTUNNO – HÅN
Un mondo alternativo dove le immagini della nostra vita non appassiscono, ma con il tempo prendono vita e rifioriscono di nuovo, come se l’autunno fosse il nuovo inizio. Una delle penne e delle voci più interessanti riesce ad entrare con tatto nelle porte di chi ascolta per dire ‘’non sei solo’’.
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FUTURO, i consigli della settimana di Honiro – week #25
Un tuffo nel passato che sa di FUTURO, tra visione ed eloquenza. Protagonista della cover digitale Lumiero.
IL PRIMO GRANDE DISCO DI LUMIERO – LUMIERO
Un tuffo nel passato che sa di futuro, tra visione ed eloquenza, tra musicalità e parole incise nel cuore di chi ascolta. Uno dei progetti più rivoluzionari completa una raccolta di immagini che richiamano un mondo che non c’è più, ma di cui vorremmo ancora la sua linfa; il tutto condito dalle sfumature più sincere.
ASTRONAVE – OTTOBRE
Una diatriba con se stessi, ma anche con l’altro, tra sentimenti che spengono e sentimenti che riportano, in un modo o nell’altro, al calore che tanto si brama e che non sempre si riesce ad afferrare, tenere con sé. Sonorità dinamiche e d’impatto fanno da sfondo al vortice motivo dove l’unica arma è surfare.
FACCIAMO A META’ – EUGENIO IN VIA DI GIOIA
Ci sono cose che non si possono comprendere per intero. A volte bisogna proprio vederle ‘’a metà’’. Allo stesso modo, ciò che compone la nostra serenità non lo si vive nella sua interezza, ma un pezzo alla volta, nella sua semplice scansione quotidiana. Un inno a guardare con spontaneità ciò che ci circonda.
MI MANIFESTO – PAN DAN
Un mondo a cui si accede non con formalità o giri di parole, ma facendosi trasportare dalle vibrazioni di un’anima creativa, spontanea, che sperimenta ogni sfaccettatura della vita. Suoni eterei e parole come ‘’vox clamantis in deserto’’ presentano l’interezza dei luoghi interiori più reconditi.
7 MINUTI – KUZU, MONTAG, WISM (MENZIONE SPECIALE)
Sperimentazione e poesia si fondono per un flusso di coscienza fatto di immagini lucide, nitide, che illuminano quei tratti d’umanità di cui siamo fatti e che il sistema cerca di nasconderci. ‘’7 minuti’’ che diventano una colonna sonora di una vita intera, senza ripetizioni, senza ripensamenti.
NESSUNA – ALTEA
Uno dei progetti più freschi del panorama attuale ritorna con un manifesto intimo, profondo, speciale, dove raccontarsi e raccontare il ramificarsi della propria storia. Musica d’oltreoceano e poesie ‘’a cielo aperto’’ sono gli elementi di una realtà vista con occhi sensibili e maturi, senza veli e con una poetica umana.
VOCE – MADA
Quando si esprime con la propria ‘’voce’’ ciò che si cela nella nostra storia e nel nostro essere, non solo c’è una riscoperta, ma anche un unico flusso sonoro: la propria verità. Per quanto il mondo sovrasta la voce, c’è qualcosa di più nel volume della nostra vita. Imparare ad equilibrarlo rende tutto più semplice.
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In un mondo che ha perso la sua bussola basterebbero un po’ di ”canditi”, il nuovo singolo di Parrelle in uscita il 5 dicembre
In un mondo che ha perso la sua bussola basterebbero un po’ di canditi, il nuovo singolo di Parrelle in uscita il 5 dicembre per Luppolo Dischi e Honiro Label.
Tutto scorre ad una velocità sempre più incalzante e perdersi nel frastuono è un attimo; perdere il senso di umanità, in una realtà che è svuotata di tutto ciò che è umano. Tuttavia, tra le false righe di un tempo incerto, ci rimane un’unica scelta possibile: provare a stupirci di nuovo, far ritornare la semplicità delle parole e delle azioni una sana abitudine. L’amore è amore, un abbraccio è un abbraccio, e il resto è solo un insieme di dettagli.
“L’amore è in via d’estinzione, un po’ come quei dinosauri che studiavamo a scuola e che un po’ mettevano paura. Sarebbe bello, però, non aver paura di resistere e custodire ancora la pazienza dei piccoli gesti, delle piccole cose: togliere ad uno ad uno dei ‘canditi’ da un panettone, pur di rendere felice chi si ama. Ecco, questo è il senso più intimo e dolce della canzone: per quanto il mondo giri nello stesso verso, e non possiamo cambiarlo, ad ogni modo, direzioniamo la nostra serenità’’ – ci racconta l’artista.
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Banshee: il primo disco insieme di Giovane Feddini e Flesha
Con BANSHEE, Giovane Feddini e Flesha firmano il loro primo disco insieme, un progetto che nasce dall’urgenza di trasformare un periodo difficile in un linguaggio nuovo. Il titolo richiama la figura della Banshee, creatura mitologica che annuncia un cambiamento drastico con il suo grido: perfetta metafora per un disco che vibra di transizione, rottura e rinascita.
BANSHEE è il secondo capitolo della trilogia iniziata da Feddini con SIRENE, ma qui accade qualcosa di fondamentale: per la prima volta, al suo immaginario si intreccia quello di Flesha.
Se SIRENE era uno spazio personale, più luminoso e disteso, costruito su un’estetica intima e solitaria, BANSHEE ne rappresenta la controparte scura. L’ingresso di Flesha cambia la prospettiva, porta un altro respiro, un’altra energia, una densità diversa. Il risultato è un disco che non somma due mondi: li fa collidere, e da quella collisione nasce una terza identità.
Anche la copertina segue questo cambio di paradigma: una figura femminile che emerge dal bosco, sospesa tra visione e realtà, un’immagine che introduce immediatamente un tono più istintivo, inquieto, corporeo. È il primo passo dentro un territorio più notturno rispetto al capitolo precedente.
Il cuore di BANSHEE è la sua sincerità. Sette brani in cui i due rapper affrontano famiglia, rapporti che vacillano, difficoltà nel trovare una propria posizione nel mondo, e quell’autocelebrazione che non è vanità ma necessità: un promemoria di valore personale nei momenti in cui tutto sembra sgonfiarsi. È un disco che non vuole mostrarsi forte: vuole mostrarsi vero.
Sul piano sonoro, il progetto guarda con precisione alla New York dei primi 2000: trombe sporche, beat ruvidi, quell’atmosfera a metà tra marciapiede e soul che ha definito un’epoca. Tutto il disco è prodotto da Flesha, con arrangiamenti di Dok The Beatmaker, in un equilibrio perfettamente calibrato fra nostalgia e identità contemporanea.
BANSHEE : suoni ruvidi, parole vere, nessuna maschera
Se SIRENE era un respiro lungo, BANSHEE è quel momento in cui il respiro ti manca ma finalmente capisci perché: stai cambiando pelle. È un disco che nasce nel buio ma non ci rimane nemmeno un secondo di troppo. Feddini e Flesha costruiscono una narrazione che non si accontenta di raccontare una risalita: la pretende, la esige, la impone.
Dentro questo disco convivono due percorsi che arrivano da lontano. Flesha — che ha attraversato più di vent’anni di scena, mutazioni, generazioni, stili — porta qui tutto ciò che ha imparato senza mai diventare nostalgico. È solido, consapevole, senza bisogno di dimostrare niente. Le sue produzioni danno a BANSHEE una struttura che non cede, un peso specifico che senti fin da subito.
Feddini è il contraltare perfetto: impulsivo, diretto, viscerale. Tutta la sua storia — dalle battle alla parentesi in major, dal ritorno all’indipendenza fino all’ingresso nei Graveyard Duppies — arriva qui distillata, affinata, priva di fronzoli. Il suo modo di scrivere è immagini, istinto, immediatezza. Il suo modo di stare nel beat è riconoscibile dal primo secondo.
Il punto d’incontro tra i due non è un compromesso: è un terreno nuovo, che non esisteva prima di questo disco. BANSHEE non chiede il permesso di essere ascoltato. Ti viene addosso, ti scuote, e quando finisce ti accorgi che qualcosa si è spostato.

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