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Guè Pequeno – Sinatra, la serie: ep. 3

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Dopo la pubblicazione del suo singolo d’esordio “LOGICO”, PAOLA PIZZINO torna con “FAVOLE”

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Paola Pizzino è tornata giovedì 22 febbraio su tutti i digital stores con “FAVOLE” il suo nuovo singolo per Macro Beats e distribuito da Artist First.

Prodotto da gheesa e Macro Marco, “FAVOLE” di Paola Pizzino dimostra come l’artista si immerga in modo estremamente personale e distintivo nell’universo R&B e come incida in musica il suo tratto stilistico ormai riconoscibile caratterizzato dalla combinazione di un beat ritmato ed energico ad un testo riflessivo, dipingendo così un singolo che non perde mai quella modernità a cui il mondo musicale attuale non può rinunciare.

Anche in questo brano, Paola Pizzino mantiene viva la matrice d’autenticità che l’ha accompagnata nel suo pezzo d’esordio “Logico” uscito il 14 dicembre. Ma, oltre alla logica e alla razionalità, questa volta subentra anche l’istinto nell’immaginario narrativo della musica dell’artista. Ed è forse proprio questa spontaneità a suggerirci che, a volte, le favole possano veramente diventare realtà.

Fin dal primo ascolto infatti, “FAVOLE” si dimostra un singolo in grado di combinare la propria maturità e la propria ragione alla speranza tipica del nostro bambino interiore di voler realizzare i propri sogni. Ed è forse proprio questo aspetto, questa parte bambina di noi che spesso, da cresciuti, abbiamo smesso di esplorare, ad aver sempre avuto e conservato un coraggio da grande.

In poche parole, potremmo dire che “FAVOLE” sia un brano estremamente intimo con cui Paola Pizzino ha scelto di raccontare come troppe volte ci ritroviamo in balia di un “cuore di pietra che non crede all’impossibile”, comunicando quindi al suo pubblico come, a volte, dovremmo avere il coraggio di rincorrere ed esaudire ciò che nella nostra mente è ancora etichettato in un cassetto del nostro futuro come una favola irrealizzabile.

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DARRN ci racconta il suo nuovo singolo “NOBODY”: “Ho voluto che questo brano fosse un viaggio introspettivo”

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Con la pubblicazione dei due singoli “PAPI” e “NOBODY”(M.A.S.T./Believe Digital), DARRN ha trascinato l’ascoltatore in un vero e proprio viaggio introspettivo all’interno del suo universo musicale.

Grazie a questo suo nuovo brano, Dario Schittone, questo il nome all’anagrafe dell’artista, vuole raccontare come, per cambiare ciò che ci circonda non sia sempre necessario cambiare anche noi stessi, ma si possa anche semplicemente esplorare una nuova versione della propria personalità, resettando la negatività del passato.

Chi meglio di DARRN poteva raccontarci “NOBODY”? Noi di Honiro Journal lo abbiamo intervistato!

DARRN, essendo la prima intervista con Honiro Journal inizierei chiedendoti da che idea nasca il tuo nome d’arte

Ho dei cugini americani, lo zio di mio padre si è trasferito anni fa negli USA.Quando a 17 anni sono andato per la prima volta a trovarli per loro era strano chiamarmi “Dario” e la pronuncia americana li portava a pronunciare il mio nome “Darren” perché lo adattavano automaticamente alla loro lingua. Sono stato lì quasi due mesi, questo mi ha portato ad abituarmi ad essere chiamato con questo nome e così, quando sono tornato in Italia, ho voluto che diventasse anche il mio nome d’arte.

All’interno del comunicato stampa si legge come, tramite questo singolo, tu voglia “resettare il passato”. Dimenticare del tutto il nostro passato è forse impossibile poiché è parte della nostra storia e, molte volte, è proprio ciò che ci ha dato l’opportunità di arrivare ad essere chi siamo. Credi si possano trarre anche aspetti positivi dal proprio passato?

All’interno del singolo affermo di non essere cambiato, di voler semplicemente resettare il mindset, le abitudini. Ognuno di noi, negli anni, ha avuto momenti in cui performava di più e momenti di difficoltà. A volte la vita, a causa ti tanti motivi o avvenimenti, ti porta a modificare alcune abitudini, io ad esempio non sono cambiato, ho semplicemente iniziato a fare musica con una nuova mentalità, molto più propositiva e anche più curiosa.

Un ulteriore punto chiave del singolo è senza dubbio il desiderio di ritrovare l’amore per se stessi. Solitamente l’amore viene sempre raccontato nelle vesti di un’emozione che dedichiamo ad un’altra persona, a qualcuno di esterno a noi, come credi invece si possa imparare ad amare anche se stessi?

Questo è l’aspetto su cui ho lavorato maggiormente negli ultimi due anni. Inizialmente davo tante cose per scontate, poi sono ripartito da me stesso, ho voluto incominciare a mettermi in dubbio, non mi piaceva accettarmi semplicemente per ciò che ero. A volte, a causa di tantissime motivazioni diverse ed intrecciate tra loro, paradossalmente iniziamo ad apparire anche in un modo che non ci rappresenta. Nell’ultimo anno e mezzo sono successe molte cose, mi sono trasferito da Roma a Milano perché ho voluto cambiare aria, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto musicale. La musica non sono solamente le canzoni, ma anche come vivi, il mindset, l’ambiente in cui sei. Io ho sempre fatto musica per sperimentare, per stare bene con me stesso, a Roma ero molto ispirato ma mi accorgevo facilmente di come, rimanendo lì, impedivo ad un determinato flusso dell’universo musicale di toccarmi. Qui a Milano invece entri costantemente in contatto con realtà, musicisti e tanto altro, è molto stimolante tutto ciò.

Ascoltando il singolo e leggendo il comunicato stampa si comprende la tua volontà di resettare la negatività. Come pensi che la musica possa aiutarci in questo e, in particolare, in che modo la tua musica vuole aiutare in questo?

Questa domanda mi piace molto perché spesso mi chiedo a cosa serva o comunque quale sia il senso della mia musica, in che modo le mie canzoni si differenzino dai brani di altri. Penso che la differenza risieda proprio nel processo creativo, nella genesi della musica. Personalmente ho sempre lavorato d’improvvisazione, dando vita a testi e singoli in modo estremamente spontaneo. Anche le persone con cui collaboro sono molto autentiche in questo, penso quindi che il punto forte di ciò che faccio sia l’emotività, il mio desiderio con la musica di andare a scavare, anche grazie alla prosa non solo grazie alla voce, nel vissuto di chi mi ascolta.

All’interno del videoclip del brano, si nota subito l’ambientazione in un teatro. Ha un significato particolare per te, vuole essere una metafora per comunicare qualcosa di specifico?

L’idea di questi drappi è nata grazie all’immaginario di un piccolo palcoscenico, ho voluto appositamente che fosse un’ambientazione intima e non un grande teatro per trasmettere l’idea di una metafora molto più introspettiva. La scelta del palcoscenico vuole rappresentare come, simbolicamente, siamo sempre noi stessi ad essere il nostro pubblico, siamo proprio noi in primis a giudicare, bene o male, il nostro valore. Credo che le migliori idee siano spesso generate dall’istinto, dalla spontaneità. A questo bisogna sempre associare un processo creativo, ma non bisogna nemmeno mai dimenticarsi di mettere il cuore in ciò che si fa.

Sappiamo che con NOBODY continua il tuo viaggio introspettivo iniziato in PAPI. Ti andrebbe di anticiparci liberamente qualcosa riguardo i tuoi obiettivi futuri? Questi due singoli faranno parte di un progetto più ampio?

Il 2024 è iniziato con un progetto già concluso a livello di processo creativo ma ancora inedito per quanto riguarda la pubblicazione. Poi un domani, magari in autunno, mi piacerebbe anche far uscire un disco in inglese. Mi affascina l’idea, ovviamente con le dovute tempistiche, di attraversare anche un periodo di maggior respiro internazionale.

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Coladigirienzo torna con il nuovo singolo “DENTI BELLISSIMI”: “Ho tanta musica da far ascoltare al mio pubblico”

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Coladigirienzo è tornato giovedì 18 gennaio con il suo nuovo singolo “DENTI BELLISSIMI” distribuito da Artist First. Con questo brano, Coladigirienzo vuole raccontare la sensazione di non sentirsi all’altezza che ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è capitato di percepire quando eravamo in compagnia di qualcuno a cui volevamo particolarmente bene.

Chi meglio di Coladigirienzo poteva raccontarci questo brano? Noi di Honiro Journal lo abbiamo intervistato!

Leggendo il comunicato stampa e ascoltando il brano si capisce come, tramite questo singolo, tu voglia raccontare cosa si provi nel non sentirsi all’altezza delle persone a cui si vuole bene. Questa è una sensazione che hanno sicuramente sperimentato in tantissimi, molto probabilmente ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è imbattuto in questa convinzione o in questo timore. Come speri che la tua musica possa aiutare chi l’ascolta nell’alleviare questa sensazione d’inferiorità da te raccontata in questo pezzo?

Non sentirsi all’altezza credo sia importante, comunque perché dovremmo esserlo? Non sta scritto da nessuna parte che poi alla fine porti dei vantaggi. Per fare un esempio, se sono troppo all’altezza nel fare le divisioni in colonna poi tutta la classe mi chiederà di fare i compiti per loro! Quindi chiedo a tutti i miei giovani ascoltatori di vivere con “piacere” questo “senso di inferiorità”, sicuramente in altri aspetti della vita sapete di essere fortissimi. Ma anche qui, il gioco vale la candela? Per fare un altro esempio, se sono troppo bravo a salire le scale due a due poi le aspettative su di me sono altissime, non potrò mai più prendere l’ascensore senza deludere in qualche modo le aspettative.

Spesso però, questo non sentirsi all’altezza è solamente frutto della propria percezione di se stessi. Secondo te, quale potrebbe essere un consiglio, delle skills, per allenare la consapevolezza riguardo la propria persona? Per non sottovalutarsi o demoralizzarsi a causa di nostre convinzioni che, spesso, non coincidono propriamente con la realtà?

Beh è necessario capire quando si è bravi ma anche quando effettivamente non lo si è. Un buon metodo potrebbe essere semplicemente quello di andare dai propri genitori e chiedere: “Babbo, mamma, sono stato un buon figlio?”. Se distolgono lo sguardo allora bisogna lavorare meglio sulla percezione di ciò che ci circonda.

Coladigirienzo, sappiamo che questo tuo nuovo singolo si intitola“DENTI BELLISSIMI” e ruota interamente attorno alla metafora di un sorriso smagliante. A proposito di questo quindi, mi piaceva iniziare questa intervista chiedendo quali siano stati(o anche quali siano tuttora/quali speri che siano in futuro) i sorrisi per te più significativi che ti ha regalato la musica in questi anni di carriera.

Al passato non penso mai. Avevo una dentatura pessima e gli incisivi hanno avuto bisogno di un serio intervento di limatura. Poi finalmente proprio ora, all’età di diciannove anni, mi sono reso conto che usando delle specifiche combinazioni di suoni potevo evitare di andare dal dentista!

Un altro giorno poi te lo dirò, siamo stati bene”
Molte volte la musica è il tramite per raccontare ciò che non siamo riusciti ad esprimere a parole. Questa frase mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso non diciamo ad una persona ciò che vorremmo raccontarle veramente, i nostri sentimenti o quanto siamo stati bene con lei perché confidiamo nella speranza di farlo poi, un domani, nel cosiddetto “momento giusto”. Come potremmo invece comprendere che, molto spesso, il momento giusto è proprio il presente?

Anche su questo punto la mia opinione è che una saggia dose di procrastinazione emotiva sia la chiave di una vita felice. Se fossi andato dai miei amichetti delle elementari dicendogli: “Vi voglio bene. Mi sono reso conto che questo tempo che sto passando con voi a lanciarci i bastoni negli occhi è inestimabile, e non tornerà più insieme alle vostre vere personalità che forse saranno sempre più via via inondate da false convinzioni sul vostro ruolo sociale ecc..”, loro mi avrebbero giustamente picchiato. Se glielo dico ora comunque la situazione non migliora!

Ti andrebbe di anticiparci liberamente qualcosa riguardo i tuoi obiettivi futuri? Questo singolo farà parte di un progetto più ampio?

Ho tantissime canzoni da far ascoltare al mio pubblico. Posso anticipare alcuni titoli: “Occhiatacce in pigiama”, “Non giro mai la chiave per il verso giusto al primo tentativo” e “Ho perso gli occhi (aiutami a trovarli, ma vedo i tuoi piedi quindi sono sicuramente sotto o il tavolo o il comodino)”.

Solitamente prima di concludere un’intervista domando sempre se c’è qualcosa che non ti ho chiesto ma che ci terresti che i nostri lettori sapessero (su di te, sulla tua musica, su questo singolo…)

Mi sembra che ci siamo su tutto. Non sono la persona più affidabile sul chiedere questo tipo di cose perché sono un po’ smemorello eheheh.

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