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Nicola Siciliano: il nuovo singolo “OMBRELLO” racconta come affrontare i momenti bui

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Forte delle conquiste degli ultimi due anni, Nicola Siciliano è riuscito in poco tempo ad accaparrarsi il rispetto dei colleghi della scena urban e l’affetto del pubblico, l’artista torna oggi con il suo nuovo singolo OMBRELLO(Columbia Records Italy/Sony Music Italy).

Il giovane rapper e producer napoletano, che ci ha abituati sin da subito alla sua produzione spiccatamente internazionale e alla vena futuristica del suo sound, con questa release conferma la sua originalità nell’utilizzo del suono, frutto di una ricerca stilistica originale e meticolosa. 

“‘Ombrello’ racconta Nicola Siciliano rappresenta tutti i momenti bui di ogni persona. Ogni volta che piove ci ritroviamo a fare i conti sotto l’ombrello. La pioggia però ha il potere di aiutare a farsi scivolare di dosso qualunque tristezza.

E così, sin dalle prime note del brano la pioggia sembra quasi caderci in testa. I cori e i bassi fanno tremare le pareti del corpo come fossero tuoni. Nello sfondo c’è sempre Napoli, ancora più bella quando piove.

Classe 2002, originario di Secondigliano (Napoli), Nicola sta facendo impazzire tutta la scena urban con il suo stile unico. Una combinazione di elementi che attingono dalla ricca tradizione musicale napoletana e un’attitudine che tocca la sfera della trap, del rap e dell’hip hop. Un mix di personalità, consapevolezza, rivalsa e determinazione unita ad un linguaggio semplice ed incisivo, ma sorprendente per la sua giovane età. Il suo lavoro, accanto a Rocco Hunt nel brano “Ngopp a Lun”, ha in pochissime ore fatto il giro del web. Ha raggiungento ad oggi oltre 16 mln di views su YouTube e oltre 21 mln stream su Spotify e la certificazione Oro.

Il rapper ha all’attivo singoli che stanno ottenendo, giorno dopo giorno, risultati importanti come: “Range Bianco” (Prod. Nasti), “T Preg”, “Mon Amour” e “P Secondigliano’’, brano della svolta realizzato in collaborazione con Geolier, il cui video ha superato i 26 milioni di views su YouTube. Nel 2019 pubblica “Familia” e “Mambo” (7 mln su Spotify 8,5 mln su YouTube) e a marzo 2020 esce “Trip” feat. Nayt che ad oggi conta oltre 4 mln di stream su Spotify e views su YouTube. A giugno esce “MVMA“. Il singolo in meno di due mesi raggiunge 1.5 milioni di stream, seguito da “Sole”, singolo che ha anticipato l’uscita del nuovo album.

Di Nicola emerge sin dagli esordi la poliedricità, dote che lo ha portato a curare in prima persona diversi aspetti delle proprie canzoni. Dalla scrittura delle barre ai primi video autoprodotti, fino alle strumentali che ha realizzato anche nel singolo in collaborazione con Nayt, “Trip“, ottenendo anche nella veste di beat maker stima e apprezzamenti da pubblico e stampa di settore.

Ad agosto 2020 Nicola pubblica “Napoli 51: Primo Contatto” la prima parte del suo disco d’esordio per Sony Music che si completa con l’aggiunta di 12 tracce inedite contenute in “Napoli 51” pubblicato a ottobre. A dicembre 2021 esce il suo ultimo singolo “RUN”.

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Quando la festa non è una sorpresa, ma una doccia fredda: ”Ora che siamo grandi”, il quarto disco di Cannella

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Quando la festa non è una sorpresa, ma una doccia fredda: Ora che siamo grandi, il quarto disco di Cannella in uscita il 13 febbraio per Honiro Label

Le aspettative degli altri si incrociano spesso con una realtà più cinica, più disorientata, in cui costruire appare un miraggio e crescere diventa una salita non solo tortuosa, ma a tratti difficile da comprendere: la stabilità lavorativa, la famiglia, l’acquisto della prima casa e tanti altri miti dell’età adulta. Ma cosa succede, quando – proprio a trent’anni – si diventa adulti e, all’improvviso, le certezze di sempre si dissolvono tra le responsabilità che diventano ‘’pugni in faccia’’ e il non sentirsi ancora pronti al ‘’mondo dei grandi’’

Il quarto disco di Cannella è dapprima il diario di Enrico nei tre capitoli più emblematici della sua vita di ventinovenne che diventa trentenne: il sogno nel cassetto che non riesce a chiudersi, ma che muta la sua forma, il rapporto con la figura paterna che vive la delicatezza della malattia e una relazione duratura che, all’apice dei grandi progetti, si sfalda in mille pezzi. Non un manifesto generazionale di un futuro che non si riesce a vedere, nemmeno una semplice confessione o riassunto delle cose che vanno e non vanno nei propri ecosistemi emotivi, ma la libertà di prendere in mano le proprie scelte e vivere il cambiamento come un’opportunità, con quello che ne deriva.

Ora che siamo grandi, c’è solo da vivere.

‘’Ora che siamo grandi’’ è il mio personale racconto di come la direzione di vita cambi durante la crescita. I trent’anni, un momento in cui non siamo né grandi né piccoli, ma le responsabilità che dobbiamo metabolizzare si confrontano con il senso di incertezza che pervade la nostra generazione. Ho visto cambiare il mio rapporto con la musica, i miei riferimenti ribaltarsi, una relazione che aveva come intento costruire un futuro spegnersi di colpo. Forse non si è mai abbastanza ‘’grandi’’.’’ – ci racconta l’artista.

Tracklist:

  1. Sette
  2. Glaciale
  3. Solamente
  4. Chiamalo destino
  5. 60Mq
  6. 9/11 (interludio)
  7. Tutta a posto 
  8. Qualcosa di forte
  9. Non sono un mostro
  10.  Bussole
  11.  Grandi 

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FUTURO, i consigli della settimana di Honiro – week #32

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Il mondo che scorre attorno, ogni forma come ologramma non si riesce a tangere per la troppa velocità e l’urgenza che, ad un certo punto, ferma ogni cosa. Protagonista della cover digitale Lea Gavino.

I TRENI – LEA GAVINO

Le partenze, gli arrivi, il tempo che ci sfugge dalle nostre intenzioni, le responsabilità diventano fermate a cui scendere per poi risalire. Nel durante, il tragitto, il momento d’incontro con i nostri pensieri e sensazioni. Più di un semplice brano: un attestato di crescita e cura di se stessi, del proprio tempo.

CIAO CORE – VENERDI’20

Tendiamo al senso di felicità e, allo stesso tempo, possediamo la consapevolezza del suo essere effimero. Tuttavia, per quanto non sempre duraturo, è salvifico, è uno stimolo al cinismo dilagante di un mondo che spegne man mano. Un inno a non dare e nemmeno chiedere spiegazioni a ciò che scalda l’anima, almeno una volta.

AL SUO RIPOSO, IN LUCE – GAIA BANFI

Il mondo che scorre attorno, ogni forma come ologramma non si riesce a tangere per la troppa velocità e l’urgenza che, ad un certo punto, ferma ogni cosa. Un atto musicale puro, naturale e che richiama alla naturalezza della propria espressione, trovando nel vortice un galleggiante esistenziale.

CHIAMAMI ANCORA LOVE – AURA

Concludere un rapporto lascia sempre ad un bivio: considerare razionalmente la fine o trovare delle possibilità di reiterare l’imminente, godendosi ciò che ci fa sentire vivi. Non c’è un vero rimedio, se non accettare la concretezza di un nuovo possibile inizio, dentro cui, però, conservare le sfumature passate.

MIRABILMENTE CALVO – ELIO GARRELLO

Penna irriverente e sonorità sperimentali fanno da contorno ad un’efficace e dinamica visione delle cose, in cui l’unico modo per irrompere nello schema e decostruirlo, destabilizzarlo, con una cassa in quattro e lo spirito critico, ormai carente oggigiorno. E proprio perché carente, la rivoluzione è necessaria.

DIMMI CHE NON E’ LA FINE – LYSA

La consueta voce sublime e la scrittura poetica descrivono il tortuoso cammino di una fine che si spera non arrivi mai, ma che incombe con fermezza. Il legame che si dissolve si trasforma in dipendenza inconscia, suggestionando emozioni che vorremmo continuamente a provare. E sono proprio quelle a renderci migliori.

SANG – DARIO JACQUE

Nonostante una conclusione, l’amore resta un ricordo sospirato. Questo non è possibile cancellarlo. Si compensa nella distrazione, ma il sentimento è un tratto della nostra storia. Un inno leggero e profondo, allo stesso tempo, alla sincerità di quello che si prova e che può mutare, ma non può essere rimosso.

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Ill Grosso: Roma, fragilità e verità nell’Hip-Hop

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Ill Grosso, artista romano da sempre legato a una visione autentica e viscerale dell’Hip-Hop, torna con Messa di Mezzanotte, un progetto che affonda le radici nel vissuto personale e nella necessità di raccontare anche le zone d’ombra. Roma non è solo uno sfondo, ma una presenza costante: nei silenzi, nelle crepe, in quella tensione tra durezza e umanità che attraversa tutto il disco.
In questa intervista per Honiro, Ill Grosso parla apertamente di depressione, fragilità e del ruolo centrale che la musica ha avuto nel tenerlo a galla nei momenti più difficili. Un dialogo diretto, senza pose, che restituisce il senso di un ritorno consapevole e di un rap che non ha paura di mostrarsi vulnerabile senza perdere credibilità.
Messa di Mezzanotte diventa così non solo un disco, ma una testimonianza lucida e necessaria, capace di ricordare perché l’Hip-Hop continua a essere uno strumento potente per raccontare la realtà, soprattutto quando fa male.

  1. In più passaggi del disco si percepisce un periodo buio. Quanto è stato difficile trasformare la depressione in linguaggio artistico?
    Non è stata una passeggiata, lo devo ammettere. La depressione è qualcosa che ti toglie le energie e che ti svuota, mentre fare musica, farla bene e fare il rap quello vero, ti chiede tutto. Trasformare quel buio in linguaggio artistico significa dover guardare in faccia cose che preferiresti ignorare. Non è stato difficile scriverlo, perché le parole venivano fuori da sole come un’emorragia ma è stato difficile viverlo prima di poterlo mettere in rima. È un processo di distillazione: prendi il veleno che hai dentro e cerchi di farne una medicina, o almeno una testimonianza che resti. È ORA DI PIANTARLA DI ACCONTENTARE I MEDIOCRI!
  2. Scrivere e produrre musica è stato, per te, una forma di terapia?
    Assolutamente sì. Per me è l’unica terapia che funziona davvero, quella che non trovi in farmacia. Piu che mai a sto giro la musica mi ha salvato. Quando sei lì, piegato davanti al pc a produrre o davanti al microfono a registrare le tue rime, scarichi un peso che altrimenti ti schiaccerebbe. Se non avessi avuto il rap, la mia valvola di sfogo, non so dove sarei finito in questi anni di silenzio. La musica non ti guarisce magicamente, ma ti dà gli strumenti per gestire il dolore, per dargli una forma e, quindi, per poterlo dominare invece di farti dominare.
  3. C’è stato un momento in cui la musica ti ha letteralmente tenuto a galla?
    Più di uno. Ci sono stati giorni in cui l’unico motivo per alzarmi dal letto era quel beat che dovevo finire, o quella strofa che non suonava ancora bene. La musica ti impone una disciplina quasi militare, ti dà un obiettivo quando tutto il resto sembra non avere senso. Nei momenti più neri, sapere di avere un progetto da portare a termine è stato il mio salvagente. Senza questo disco, quel periodo buio avrebbe potuto inghiottirmi del tutto.
  4. Pensi che il rap abbia ancora la forza di parlare di fragilità senza perdere credibilità?
    La credibilità non è fare il duro a tutti i costi, quello é recitare. Credibilità è essere veri, sempre e comunque, punto. Se sei a pezzi e fai finta di essere un superuomo, sei finto, e la gente se ne accorge. Se sali sul palco e racconti storie non tue, la gente se ne accorge. Il rap ha una forza enorme proprio perché può essere crudo e vulnerabile allo stesso tempo. Parlare delle proprie fragilità richiede molta più forza che fare i soliti pezzi autocelebrativi. Chi mi ascolta da anni sa chi sono: se ti racconto la mia caduta, sono più credibile di chi ti racconta solo di successi che magari non ha neanche.
  5. Quanto è importante oggi raccontare anche il lato vulnerabile dell’essere umano, soprattutto nella cultura hip hop?
    È vitale. Oggi l’Hip Hop è diventato troppo spesso una fiera delle vanità, dove tutti devono mostrare di essere i più ricchi, quelli con la catena piu costosa al collo, col Rolex piu pimpato degli altri. Ma la vita di chi ti ascolta sta in strada, lavora e soffre, ha problemi ad arrivare a fine mese pure con due lavori. Tornare a raccontare la vulnerabilità significa riconnettersi con la realtà. La cultura Hip Hop è nata per dar voce a chi era ai margini, e spesso chi è ai margini non sa rialzarsi dalle sconfitte e chi é ai margini spesso si sente fragile. Ritornare ad essere umani nella vita di tutti i giorni è l’unica vera rivoluzione rimasta da fare.
  6. Se qualcuno che sta attraversando un periodo simile ascoltasse Messa di Mezzanotte, cosa vorresti che sentisse oltre alle parole?
    Vorrei che sentisse i silenzi. Che ascoltasse le pause e i vuoti che ci sono nella musica perché é sopratutto in essi che c’é da sentire. Vorrei che le vibrazioni della musica lo facessero sentire bene e che gli dicessero che non è solo in quel momento buio. Vorrei che percepisse quella spinta che c’è sotto ogni beat. Vorrei che sentisse che il dolore può essere trasformato in qualcosa di solido, di tangibile. Se sono riuscito io a chiudere questo progetto partendo dal fondo, significa che c’è sempre un modo per risalire. Vorrei che chi ascolta sentisse la fatica, ma anche la dignità di chi non si è arreso.
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