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Skema the Rapper torna con “L’Era dei Blame”: distopia, identità e consapevolezza in rima
Dopo aver fatto parlare di sé con Davanti al Mic, Skema the Rapper torna a scuotere le coscienze con un nuovo singolo denso di visione e riflessione: L’Era dei Blame uscito per WattMusik Rap. Un titolo che è già dichiarazione d’intenti, tra l’”incolpare” tipico dell’epoca dei social e un omaggio all’omonimo anime cyberpunk, vero manifesto estetico e concettuale del brano.
Attivo nella scena italiana dal 1998, originario di Taranto e da sempre voce fuori dal coro, Skema incrocia l’urgenza della critica sociale con la profondità della scrittura, restituendo al rap un ruolo di pensiero oltre che di suono. In questo nuovo brano – prodotto da LSV8, suo storico collaboratore – le atmosfere glitch e malinconiche fanno da sfondo a una narrazione lucida e distopica, dove l’uomo rischia di diventare strumento della tecnologia che ha creato.
Abbiamo raggiunto Skema per una chiacchierata intensa e senza filtri, tra Hip Hop, intelligenza artificiale, crisi d’identità collettiva e l’urgenza di essere “non replicabili” in un mondo sempre più standardizzato. Il risultato? Un’intervista che è molto più di una promo: è una chiamata alle armi per chi crede ancora nel potere della parola.
Skema, dopo il successo di “Davanti al Mic”, torni con “L’era dei Blame”. Qual è l’idea centrale dietro questo brano e come si collega al tuo percorso artistico?
Ciao e ben ritrovati. Davanti al mic era un brano di rottura, un gioco di incastri ed aforismi, che davano la descrizione dell’attimo, il flash, l’emozione che si prova nell’essere un emcee alle prese con l’arte del rap e dello storytelling. L’Era dei Blame capovolge di 180 gradi il paradigma. Se Davanti al mic era uno sguardo all’interno di sé stessi, l’era dei Blame è uno sguardo alla società in cui viviamo ed al rapporto che noi abbiamo con la nostra realtà. Il gioco, anzi il giogo che si instaura con la tecnologia che da strumento ci fa diventare strumento. Quale futuro ci riserva il rapporto tra uomo e tecnologia? Quale possibile soluzione all’invadenza dell’intelligenza artificiale? Come esprimerci di fronte ad una tecnica che produce strumenti in grado di fare cose che noi umani non siamo in grado di portare a compimento? Le domande che mi sono posto trovano una sorta di trascrizione in questo pezzo. Mi permetto anche di suggerire qualche soluzione, magari non pratica, ma solo al livello filosofico. L’Era dei Blame è un tentativo di immaginare il rapporto tra Hip Hop e società del futuro; inevitabilmente Cyber.
Nel singolo si parla di tecnologia e alienazione: come vedi oggi il rapporto tra uomo e macchina nella società e nella musica?
Dunque… avendo quasi 43 anni con due figlie il tema mi interroga e mi appassiona da un tot, anche perché cerco di capire in che mondo e con quali sfide si troveranno ad aver a che fare le mie bambine .. pensa che già in un altro mio pezzo del mio lavoro precedente, citavo un saggista la cui opera ‘Da animali a dei’, mi aveva abbastanza colpito, Noah Harari.
Secondo lui, l’automazione e gli algoritmi stanno per rivoluzionare il mondo del lavoro in modo catastrofico, molto maggiore di quanto stiamo già vedendo oggi (e che per i miei gusti è già molto avanti). Nel giro di 20 anni, molti lavori attuali saranno sostituiti da algoritmi che saranno in grado di fare le cose meglio di noi. Volontariamente o meno succederà che cederemo il controllo a questi algoritmi, per il motivo che saranno più efficienti e avranno accesso a tutti i dati. Ci conosceranno meglio di noi stessi e saranno in grado di prendere decisioni migliori per noi. I colossi tecnologici stanno già raccogliendo i nostri dati in cambio di servizi gratuiti, quindi avranno un vantaggio enorme. Queste dinamiche potrebbero creare nel concreto la cosiddetta ‘useless class. Come dice il Danno in una recente intervista, il futuro in declinazione Cyberpunk, che ci eravamo immaginati da piccoli, dove la macchina prevale sull’uomo e sulle masse, è già arrivato e lo guardiamo coi nostri occhi nel quotidiano. Minicomputer che parlano e ragionano, droni telecomandati, arti bionici… tutte cose che avevamo visto nei film di fantascienza ed immaginato da piccoli sono già realtà. Quindi pensa cosa potrà riservarti il futuro, in un mondo in cui, pochissimi (almeno ai miei occhi) si pongono domande sulla destinazione verso cui ci stiamo dirigendo. Su quanto sia sensato conferire indiscriminatamente tue informazioni ad un algoritmo che ti ascolta h24. Su quanto la tecnologia si stia surrogando ai sentimenti ed ai rapporti interpersonali, quanto meno intermediandoli. È necessario discutere temi come l’etica della tecnologia e l’universal basic income (reddito universale di base) per prepararci al futuro e non venirne sorpassati.
Il verso “Mi getto col parapendio pur d’essere un essere non replicabile” è molto potente. Cosa significa per te l’idea di “essere non replicabile” in un mondo sempre più omologato?
Credo che, almeno per il momento le macchine e gli algoritmi, possano emulare solo determinati comportamenti umani. In genere si tratta di replicare degli schemi (scusa il gioco di parole) già conosciuti. Ad oggi non ho ancora – per fortuna – visto un algoritmo operare sotto spinta di una pulsione creativa. La fantasia, in effetti, non è ancora nel menù delle funzioni replicabili. Spero ancora che i prossimi Klimt, Magritte, Ligabue… ma anche Curtis Mayfield, Clyde Stubblefield o Miles Davis restino esclusiva dell’umanità. Se ripenso ai primi anni in cui mi immergevo nell’ Hip Hop, ricordo quanto fosse fondamentale distinguersi, essere autentici, unici e non la copia di qualcun’altro. Al contrario di oggi, dove mi sembra che l’obiettivo del mainstream sia ricalcare cliché già visti coi relativi surrogati di fac-simile americani, questa cultura è sempre stata segnata dal recupero del rapporto con il proprio io autentico. RZA del Wu-Tang Clan, in un suo libro, ripercorre questo processo che lui stesso ha attraversato, abbandonando il layout discografico che gli era stato imposto dalla label, guardandosi dentro dandosi un nome, che rappresentasse chi era lui veramente. Nel futuro che ci attende, questa pratica potrebbe essere una vera ancora di salvezza; essere un individuo non replicabile da una macchina, in una società che tende sempre più all’omologazione, alla replica di pattern preconfezionati. Pensa, ad esempio, al Faida Clan .. cerchiamo di essere un piccolo manipolo di ‘terroristi’ – nel senso musicale del termine, sia chiaro- che in un panorama sonoro che punta e obbliga all’odierno ed al contemporaneo anzi, all’immediato, ripropone musica con un flavor che pesca dalle antiche radici, e che cerca -addirittura- di portare dei contenuti.
Hai citato l’anime cyberpunk “Blame!” come ispirazione. Cosa ti ha colpito di questa opera e come l’hai trasposta nella tua musica?
Questo brano l’ho scritto in periodo post pandemia. Era un momento in cui si usciva in modo graduale dal periodo delle zone rosse, arancioni ecc, e però in cui iniziavo a vedere tante contraddizioni. Si diceva che saremmo tornati alla normalità, ma gli approcci erano mutati irreversibilmente. Si diceva che ‘ne usciremo migliori!’ ma io già iniziavo ad intravedere tutti i limiti e le contraddizioni insite nella nostra società. E quale miglior paragone potevo trovare? Blame esplora temi come la tecnologia avanzata, la sopravvivenza in un mondo ostile e la ricerca di identità e scopo. Il protagonista è un cacciatore di virus, alla ricerca di un essere umano che ha un gene che potrebbe permettere di ripristinare la connessione tra gli esseri umani. A me pare molto molto Hip Hop, dal punto di vista filosofico. L’HipHop è il movimento consapevole di un’intera comunità che condivide una diversa visione del mondo, e produce tecniche ed espressioni mutuate dalle abilità primitive dell’uomo, per la sopravvivenza nelle metropoli. Insomma, mi pareva azzeccato!
La produzione di LSV8 mantiene un mood malinconico e glitch, un sound che accompagna perfettamente il tema. Com’è stato lavorare con lui su questo pezzo così sperimentale?
È stato come tornare indietro nel tempo. Lui è uno dei produttori più iconici del rap made in Taranto. Oltre ad essere un amico, lui ha avuto un percorso artistico e musicale diverso dal mio ma sono molti i punti che ci accomunano. Innanzitutto, la stessa attitudine verso la ricerca musicale, che seppur declinata in diversi modi ci ha portati a mantenere intatto il rispetto ed amicizia reciproca.
Le nostre prime collaborazioni risalgono addirittura al 1998. Lui in quegli anni con la sua Crew, i Pacefatta tutti provenienti da un sobborgo della nostra città portarono una ventata di freschezza e veracità nel panorama di quegli anni. Lui in particolare era il più scanzonato e dissacrante del gruppo e questa sua attitudine a rompere le gerarchie, e sfatare un certo ‘talebanisimo’ tipico quegli anni, si è sempre riflettuto anche nel suo rap oltre che nel suo modo di produrre le strumentali. Appena lui ha saputo che avevo ripreso in mano il microfono, ci siamo subito sentiti per provare a buttare giù qualche idea, e nel giro di un paio di settimane mi ha mandato una serie di provini. Il suono originario del beat che avevo scelto aveva già tutta l’essenza del brano, e quindi, trovare ispirazione è stato abbastanza immediato. Successivamente sia il testo che le musiche hanno subito una serie abbastanza rilevante di variazioni e revisioni. La cosa che ho potuto apprezzare di più è il fatto che cambiano le tecnologie, cambiano gli anni, possono anche cambiare gli strumenti e gli stili, ma l’attitudine è rimasta pressoché la medesima di quando abbiamo iniziato entrambi tanti anni fa.
“L’era dei Blame” ha richiesto due anni di lavorazione. Quali sfide hai incontrato durante la creazione di questo brano?
Questo pezzo è stato abbozzato nel settembre del 2023. Inizialmente conteneva anche una terza strofa. Ricordo che quando mi arrivò il bit andai subito a registrare un provino “casalingo”. Il tutto era abbastanza aderente a quello che avevo in testa, ma sentivo che non lo rispecchiava al 100%. Allora abbiamo prodotto un secondo arrangiamento dove, tra l’altro, i suoni di batteria erano presenti soltanto nel ritornello ed oltre a questi il ritornello conteneva solamente il giro di basso, e null’altro. Al contrario, nelle strofe la batteria era completamente assente lasciando spazio a dei suoni più minimali rispetto a quelli della versione odierna ed il rap si adagiava su quel tappeto di suoni senza alcun elemento ritmico. Questa soluzione mi sembrava molto adatta, dava un’aria ancora più distopica e fluttuante.
A un certo punto, ho deciso di eliminare la terza strofa che affrontava temi ancora più cruciali legati al mondo dei sentimenti in relazione con la tecnologia e la realtà odierna, a me piaceva tanto ma sentivo che quella parte era da sviluppare in maniera più ampia e forse meritava un testo tutto suo su un nuovo bit… Chissà forse in futuro tornerò a raccogliere questo punto di partenza per un nuovo pezzo.
Il tutto è rimasto ancora qualche mese a sedimentare, perché non mi convinceva ancora fino in fondo, fino a che non ho deciso di tornare in studio e registrarne la versione definitiva con l’aiuto di Shoot del FAIDA CLAN.
In quel momento preciso ero, tra l’altro, impegnato con una serie di altre uscite per conto del clan, ed alcuni progetti paralleli che spero vedano la luce nel breve, ma ho avuto poi la prontezza di mandare tutto giù ad LSV8, il quale sentita la nuova versione ha deciso di riaprire gli arrangiamenti ed ha messo in campo tutta la sua arte nell’aggiungere le melodie degli archi che aggiungono un velo di tristezza e di immanenza al tutto, ed ha commutato alcuni strumenti e campionamenti per lavorarli ancora un po’. La struttura è stata cambiata nuovamente e nella versione finale la batteria c’è soltanto, viceversa, sulle strofe e non nel ritornello. I casi della vita hanno voluto poi che in quel momento tornassi in contatto con una mia vecchia conoscenza, Cesare Marocco, che ha messo a disposizione tutta la sua bravura per migliorare ancora di più alcune sonorità e farle risuonare esaltandole. A quel punto, ho consegnato il master alla Watt MUSIk che lo ha subito inserito nelle uscite del mese di giugno.
Questo è un pezzo, abbastanza ragionato, che è rimasto “in botte” a raffinare un po’ di tempo, ma sono convinto che il risultato finale valga la fatica ed il tempo spesi su questo progetto.
Come pensi che il rap italiano stia affrontando le tematiche più complesse e distopiche rispetto alla scena internazionale?
Se mi avessi fatto questa domanda anche soltanto qualche mese fa avrei dato una risposta radicalmente diversa. In realtà negli ultimi mesi sto vedendo un ritorno, inaspettatamente anche da parte di molti Big, all’utilizzo della parola come esercizio al meccanismo della comunicazione. E’ un qualcosa del tutto inaspettato anche in considerazione del fatto che, se ci pensi, è un momento di grandi ritorni, accompagnato da un’annata in cui puoi contare una miriade di eventi dal vivo anche di altissimo livello sparsi per tutta la penisola, anche a pochi giorni gli uni dagli altri. Viene da chiedersi quanto tutto questo sia realmente genuino e quanto non sia un tentativo di “fishing” sulla scia di quanto di buono riesce ad emergere nel panorama musicale generalista. Di sicuro la distopìa oggi è nella totale spaccatura, nel contrasto verticale, o ancora meglio, nel progressivo distacco dell’aspetto culturale da quello puramente musicale e tecnico. Se ci pensi l’aspetto culturale era l’aspetto fondamentale che teneva unite le varie modalità di espressione dell’Hip Hop. Nella testa mia e dei miei coetanei è sempre stato del tutto naturale, sentirsi accomunati con il Djing, col Breaking e con tutte le altre manifestazioni dell’Hip Hop.
Io mi sono sempre parte di questa comunità di persone che ha questa visione diversa del mondo, riconoscendo quasi sempre, nell’altro un sistema di valori condiviso, che fosse un rapper, un deejay, un writer non faceva alcuna differenza. In questo momento particolare, invece noto che addirittura ci sono delle nette fratture all’interno di coloro i quali praticano l’arte del rap. Chi riesce ad eccellere ad esempio nel freestyle a volte appare completamente slegato da tutto il resto del discorso culturale che ci sta dietro l’arte dell’improvvisazione tramite il rap.
Poi esiste la solita infinita ambivalenza tra il mainstream e la cultura. Nulla di nuovo per carità, è roba che è in vigore dai tempi di Rapper’s delight, ma temo che oggi la tecnologia abbia giocato un ruolo determinante nello sfilacciamento delle connessioni umane reali. Cerco di darti il quadro. Oggi un artista con un po’ di seguito può arrivare in via immediata a migliaia di suoi fans. E radunarli il tal giorno alla tale ora, senza grossi problemi. Possiamo dire però che le persone radunate siano parte di una comunità di massicci, oppure sono una adunanza di singoli fan dell’artista di turno? a questa domanda non ho ancora trovato una risposta.
Quello che è certo è che invece in sud est asiatico, nelle Filippine, in africa l’HipHop sta esplodendo in modi che sono sempre più interessanti e pervasivi. Probabilmente in quei contesti c’è un aspetto culturale ancora molto forte e vivace.
Cosa ti aspetti dal pubblico con questo singolo? Qual è il messaggio che vuoi che rimanga impresso?
Mi auguro che le mie barre possano arrivare alle coscienze degli ascoltatori. Il ruolo dell’emcee è sempre più necessario dal mio punto di vista. Oggi il rap, e quindi i rapper sono sempre più sotto i riflettori, ed il mondo della musica vive una sorta di ‘astinenza da rap’, in cui diciamocelo, il rap viene inserito anche forzatamente in tutti i contesti, anche quello in cui centra poco o niente. Questo è un difetto tipico del main stream, che fagocita’ tutto il possibile, col solo fine del profitto. Ma può anche diventare un’opportunità. Oggi il mezzo comunicativo del rap (probabilmente il più potente degli ultimi 20 anni) è alla portata di tutti, e risente meno delle etichette negative di anni fa. Oggi puoi comunicare e ha la possibilità di parlare ad un pubblico. Finalmente nel mondo frastagliato che si e’ creato, se sgomiti e ti sbatti, ma soprattutto se hai dei messaggi da trasmettere, c’è la possibilità concreta di crearti un tuo spazio e conquistarti una credibilità. Ed è proprio in questo contesto che trovo la mia dimensione.
Sono Skema the RappeR, sono un Faida Clan e ho cose da dire.

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Il Muretto del Freestyle porta Ensi e DJ Fastcut a Grosseto: il 2 agosto una serata dedicata alla cultura hip hop tra live, contest e nuovi talenti
Il Muretto del Freestyle porta Ensi e DJ Fastcut a Grosseto: il 2 agosto una serata dedicata alla cultura hip hop tra live, contest e nuovi talenti
GROSSETO – Il 2 agosto il Palazzetto dello Sport di Grosseto (via Lago di Varano 18) ospiterà una serata interamente dedicata alla cultura hip hop, organizzata dal collettivo Il Muretto del Freestyle Grosseto, una realtà nata da pochi mesi ma già determinata a diventare un punto di riferimento per la scena underground del territorio. L’evento vedrà come protagonisti Ensi e DJ Fastcut, affiancati dagli organizzatori e artisti del collettivo Dexter Red, Finz, Matma, Yung Zombie, Overturned Fish, 2Mind e Zero in una line-up costruita per unire nomi affermati e nuove promesse.
La serata prenderà il via alle 19:00 con l’apertura dei cancelli. Dalle 20:00 spazio all’Open Mic aperto a tutti, accompagnato da Yung Zombie alla consolle e dai live degli artisti del collettivo prima dell’arrivo di Ensi sul palco. Tra i momenti più attesi ci sarà anche l’esibizione del vincitore del contest freestyle del 19 luglio, che conquisterà l’opportunità di aprire ufficialmente il live di Ensi davanti al pubblico della serata. Al termine del concerto, la musica proseguirà ancora con il DJ Set di Yung Zombie.
Il contest del 19 luglio, anch’esso ospitato al Palazzetto dello Sport, rappresenta infatti il primo grande appuntamento del progetto. A giudicare gli MC saranno Shekkero e Rein, mentre Mogio, sarà ospite dell’evento partecipando alla battle in qualità di Testa di serie. In consolle a mandare i beat per la battle ci sarà Yung Zombie. Il vincitore si aggiudicherà un premio del valore di 250 euro e, soprattutto, la possibilità di esibirsi il 2 agosto prima dell’artista principale, trasformando la competizione in una concreta occasione di crescita artistica. Per il secondo classificato è previsto inoltre un ulteriore premio legato alla produzione musicale.
L’ingresso al contest del 19 luglio sarà gratuito per il pubblico, con una quota di iscrizione di 10 euro per gli artisti partecipanti. Per il live del 2 agosto i biglietti saranno disponibili in prevendita tramite DICE al costo di 15 euro, bevuta inclusa.
Più che un semplice concerto, il doppio appuntamento vuole rappresentare un percorso che parte dalla scena locale e culmina in un grande evento capace di mettere sullo stesso palco artisti emergenti e protagonisti del rap italiano, offrendo ai talenti del territorio un’opportunità concreta di farsi conoscere.
Un progetto nato dal territorio per restituire valore alla cultura hip hop
Dietro questo evento non c’è soltanto l’organizzazione di una serata musicale. C’è un gruppo di ragazzi che, in meno di due mesi, ha deciso di trasformare un’idea in un progetto culturale. Il Muretto del Freestyle Grosseto è il risultato dell’impegno di Dexter Red e del relativo direttivo del muretto sopracitato, uniti dalla volontà di creare uno spazio autentico per chi vive l’hip hop non come una moda, ma come una cultura fatta di confronto, rispetto, crescita e condivisione.
L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: costruire occasioni reali dove gli artisti possano incontrarsi, esibirsi e crescere insieme, riportando al centro quei valori che hanno sempre caratterizzato il movimento. Pace, unione, divertimento e inclusione diventano così il filo conduttore di ogni iniziativa, con la convinzione che la musica possa abbattere barriere, creare dialogo e valorizzare ogni talento, indipendentemente dall’età, dal genere o dal percorso artistico.
La scelta di far salire sul palco il vincitore del contest insieme a nomi come Ensi e DJ Fastcut racconta perfettamente questa filosofia: non esiste una distanza tra chi ha già costruito la propria carriera e chi sta muovendo i primi passi, ma un passaggio di testimone che permette alla scena di continuare a rinnovarsi.
In un momento in cui molte realtà indipendenti faticano a trovare spazio, Il Muretto del Freestyle di Grosseto dimostra che, con passione, collaborazione e spirito di comunità, è ancora possibile costruire eventi di qualità accessibili a tutti, capaci di dare nuova energia alla scena locale e di contribuire alla crescita culturale della città di Grosseto. Il 2 agosto sarà quindi molto più di un concerto: sarà la dimostrazione concreta che investire nei giovani, nella musica e nella cultura hip hop significa investire nel futuro di un intero territorio.
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Shark Emcee torna con “Strong”: il nuovo singolo che racconta la forza di restare in piedi
A due anni dall’ultimo progetto pubblicato, Shark Emcee inaugura un nuovo capitolo del proprio percorso artistico con “Strong”, il nuovo singolo in uscita l’11 luglio su tutte le piattaforme digitali. Un brano che non guarda al passato con nostalgia, ma che conferma la volontà dell’artista di continuare a evolversi mantenendo intatti i valori e l’attitudine che hanno sempre caratterizzato il suo percorso.
Prodotto da DJ Sparta, DJ, tecnico del suono, insegnante e figura di riferimento della cultura urban italiana, il singolo nasce dall’incontro tra due artisti cresciuti nell’hip hop che continuano a mettersi in discussione e a sperimentare nuove direzioni sonore senza perdere autenticità. “Strong” rappresenta infatti il punto d’incontro tra esperienza, ricerca e desiderio di rinnovamento.
Un manifesto di determinazione tra tradizione e innovazione
“Strong” nasce come una riflessione sulla forza necessaria per portare avanti un percorso artistico nel rap. Un brano che parla di sacrificio, perseveranza e della determinazione richiesta per continuare a credere nella propria musica anche quando il percorso si fa complesso. Il titolo non compare direttamente nel testo, ma ne rappresenta perfettamente l’essenza, sia dal punto di vista sonoro che concettuale.
Dal punto di vista musicale, il singolo si muove su territori originali e contemporanei, lontani dalle formule più tradizionali del boom bap, pur mantenendo un’impostazione lirica classica e diretta. Nessun utilizzo dell’autotune, nessuna rincorsa alle tendenze del momento: al centro restano il rap, la scrittura e la capacità di trasmettere emozioni autentiche.
Con “Strong”, Shark Emcee dimostra che la crescita artistica non passa necessariamente dall’abbandono delle proprie radici. Al contrario, il brano racconta come sia possibile confrontarsi con sonorità moderne e ricercate senza rinunciare alla propria identità. Un ritorno che segna l’inizio di una nuova fase creativa e che anticipa il progetto “Tutto Vero”, attualmente in lavorazione. Una cosa però è certa: Shark Emcee è pronto a riprendersi il microfono con la stessa determinazione che da sempre accompagna il suo percorso.
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FRAME, FERMO IMMAGINE: istanti musicali come frammenti di vita
“FERMO IMMAGINE”, che prende il titolo dalla traduzione del suo nome d’arte “FRAME” è il suo primo album. All’interno di esso vi sono diverse influenze: dal rap, al pop, alla musica sperimentale. Composto da 11 brani, è un disco fortemente autobiografico. Per l’autore: “FERMO IMMAGINE è il mio progetto più personale e rappresenta, ad oggi, il mio biglietto da visita più autentico. Non a caso è la traduzione del mio nome d’arte, Frame. Ogni brano del disco è un frammento di vita: istanti catturati e congelati nel tempo, come fotogrammi che raccontano chi sono stato e chi sto diventando. Il simbolo principale del progetto è la videocassetta: un oggetto imperfetto, analogico, che conserva la memoria e la può anche distorcere. Dentro questa immagine si muove anche il cuore concettuale del disco: è come se, secondo l’artista, ci sono alcuni momenti durante i quali una parte di noi continua ad andare avanti mentre l’altra rimane incastrata nel passato (da qui la metafora del nastro della videocassetta che si aggroviglia e ripete sempre lo stesso frame). Quella della videocassetta è un accostamento forte. Solo quando smettiamo di mentire a noi stessi ed acquisiamo consapevolezza del nostro passato, del dolore che ci lega ad esso e della sofferenza che ne deriva, possiamo lasciar andare davvero le cose e portare avanti la nostra vita. FERMO IMMAGINE è un tentativo di rimettere in movimento ciò che era bloccato, accettando le imperfezioni del ricordo e trasformandole in musica”.
BIOGRAFIA
FRAME, nome d’arte di Francesco Melito, è un rapper, autore e produttore musicale romano classe 2003. Avvicinatosi al pianoforte da piccolo, ha iniziato a scrivere e registrare da autodidatta la propria musica. Il suo primo singolo “Urlare” è uscito nel 2020 ed ha conquistato un posto nelle playlist di Spotify quali Generazione Z e New Music Friday, apparendo anche in realtà come La Repubblica e TGR Lazio. Oltre la musica è cofondatore dello studio Turno 60, dove lavora anche come produttore, mixing e mastering engineer.
Quello di FRAME , è un viaggio non solo dell’artista ma anche di Francesco: un ragazzo che racconta, attraverso l’arte, il sé bambino, sino ad arrivare alle prime incrinature sentimentali, gli scenari apocalittici dati dall’incertezza del presente e del futuro. Ed è proprio attraverso uno stile innovativo che tutto questo prende forma divenendo non solo messaggio per sé stesso ma anche, e soprattutto, per gli altri.
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