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The War – Il Pianeta delle Scimmie – colora il Mercato di Testaccio con Honiro Label

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In occasione dell’uscita di The War – Il Pianeta delle Scimmie dal 13 luglio al cinema, 20th Century Fox Italia in collaborazione con il Mercato di Testaccio, Honiro Label e NuFactory organizza un Open Day dedicato al terzo capitolo dell’acclamata saga.

Alle ore 20 sulla facciata esterna del Mercato di Testaccio (via Beniamino Franklin) l’artista Lucamaleonte, uno dei più influenti artisti contemporanei nel panorama della street art, riconosciuto a livello internazionale per le sue opere che si ispirano alla natura e l’arte antica, inaugurerà l’opera “Ave Cesare”, dedicata al personaggio di Cesare protagonista della Saga Il Pianeta delle Scimmie (a cura di nufactory). Nella sua opera, Lucamaleonte rende omaggio a due personaggi distinti e mai fino a questo momento accomunati: Cesare il protagonista del film The War – Il pianeta della scimmie e Cesare il grande condottiero romano . In un contemporaneo trittico i ritratti dei due occupano ciascuno uno spazio ben definito per poi, nella terza immagine centrale dell’opera, fondersi quasi a creare un personaggio unico, con il medesimo nome ma dalle mille sfaccettature.

A seguire alle 21, nella piazzetta del mercato di Testaccio, Honiro Label, etichetta discografica di hip hop italiana, presenterà il live di due giovani talenti del rap: Shiva e Ultimo Official, con anticipazioni su un nuovo progetto video ispirato al film The War – Il Pianeta delle Scimmie, che vedrà protagonisti gli artisti della Label Briga e Mostro.

Dalle 20 alle 24, sarà possibile visitare il corner dedicato al film dove verranno consegnati gadget del film, si potrà provare l’arte del body painting personalizzato “The War” con l’artista Francesco Ciotto di Atelier Fantastico e assistere al live painting di tavole Skate in collaborazione con “Skate heArt” la mostra collettiva in cui le tavole da skateboard diventano vere e proprie opere d’arte, e tanto altro.

Dalle 22:30 DJ SET con Emiliano Cataldo – Funk – Soul – Electro

Free Entry | Street Art Reveal | Rap Live/Dj Set
Free Posters/Stickers | Tattoos Art/Skate Design | Street Food
– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Gli Open Day del Mercato di Testaccio sono promossi dagli operatori del mercato e realizzati dal team di Ctrl + Food

A proposito di The War – Il Pianeta delle Scimmie
Nel terzo capitolo dell’acclamata saga campione di incassi a livello mondiale, Cesare e le sue scimmie sono costrette a entrare in conflitto contro un esercito di umani guidati da uno spietato Colonnello. Le scimmie subiranno gravi e dolorose perdite che porteranno Cesare a confrontarsi con i suoi istinti più cupi e bestiali e a partire per un viaggio di esplorazione nel tentativo di vendicare la sua razza. Quando il suo cammino di ricerca lo porterà faccia a faccia con il Colonnello, si scatenerà una battaglia epica che determinerà le sorti delle rispettive specie e il futuro del pianeta.
The War – Il Pianeta delle scimmie, il nuovo film di Matt Reeves con Andy Serkis, Woody Harrelson, Steve Zahn, Amiah Miller, Terry Notary, Karin Konoval
Dal 13 Luglio al cinema

A proposito di 20th Century Fox
Uno dei più grandi produttori e distributori di film in tutto il mondo, 20th Century Fox produce, acquisisce e distribuisce film in tutto il mondo. Questi film sono prodotti o acquisiti dalle seguenti unità di 20th Century Fox Film: Twentieth Century Fox, Fox 2000 Pictures, Fox Searchlight Pictures, Fox International Productions e Twentieth Century Fox Animation.

A proposito di Lucamaleonte
Nasce nel 1983 a Roma, città dove vive e lavora. Laureato all’Istituto Centrale per il Restauro della capitale, l’artista ha realizzato i suoi primi lavori sui muri di Roma intorno al 2001. L’inizio è stato con poster e adesivi, ma in breve tempo la sua attenzione si è spostata sulle opere su tela. La tensione costante al perfezionamento della tecnica dello stencil ha fatto di Lucamaleonte un artista dallo stile inconfondibile: è tra i pochi al mondo a utilizzare mascherine e vernice per realizzare stencil multilivello molto elaborati e caratterizzati da una sovrapposizione di numerosi strati di colore. Oltre cinquanta mostre tra personali e collettive dal 2004 ad oggi per l’artista romano: dal Cans Festival a Londra promosso dal guru della street art internazionale Tristan Manco, all’imponente street art group show Scala Mercalli all’Auditorium di Roma, all’esposizione itinerante Twenty Street Artists commissioned by Green Day negli States. Lucamaleonte è stato invitato a esporre in tutto il mondo, da Milano a Melbourne e Adelaide, passando per Berlino, Parigi, e New York. Con il collettivo francese Stencil History X, l’artista ha esposto nelle principali capitali europee, da Londra a Barcellona. Non solo artista, ma anche promotore della street art internazionale, insieme agli artisti Sten e Lex ha ideato e curato le tre edizioni del festival International Poster Art a Roma. Nel 2010 e nel 2011 è stato chiamato con gli Orticanoodles a tenere due workshop al MART di Trento e Rovereto. Recentemente è stato chiamato dall’ambasciata ItaloBrasiliana per il progetto Mural Italia-Brasil, per il quale ha realizzato diversi interventi murali a Salvador in Brasile (2012). Grande successo ha avuto la mostra che la Casa dell’Architettura di Roma gli ha dedicato nel Marzo del 2012.

A proposito di ULTIMO / Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, nasce a Roma il 27 Gennaio 1996. Studia pianoforte dall’età di 8 anni presso il conservatorio di musica S.Cecilia di Roma. Inizia a scrivere le sue prime canzoni dai 14 anni : il suo stile nel corso degli anni si evolve in un connubio fra la musica cantautoriale e quella hiphop. Nel 2016 vince il contest più importante per gruppi e solisti emergenti di musica hiphop italiana e inizia la sua collaborazione con la Honiro Label. Nel Marzo 2017 esce il suo primo singolo ‘Chiave’ che ha un ottimo successo sul web (il video supera in poche settimane le 100.000 visualizzazioni), e viene notato da Fabrizio Moro che gli propone di aprire il suo concerto al Palalottomatica di Roma in data 26 Maggio 2017. I nuovi singoli recentemente usciti sono ‘Ovunque tu Sia’ e ‘Sogni Appesi’, che hanno superato entrambi in pochi giorni le 100.000 views).

A proposito di SHIVA / Andrea Arrigoni, classe ’99, l’artista più giovane del roster artisti Honiro. Vincitore del contest ‘One Shot Game’ (edizione 2015). Il suo disco d’esordio è stato pubblicato a 17 anni : ‘Tempo Anima’, 10 brani che hanno lanciato il giovane rapper di Milano nella scena hip hop italiana. Oggi è al lavoro con il producer Yoshimitsu per un nuovo album in uscita a fine 2017. I suoi videoclip su youtube superano il milione di visualizzazioni, ed ha da poco finito il live tour del disco d’esordio di oltre 10 date in tutta Italia.

A proposito di Honiro
Prima label hip hop indipendente in Italia. In 3 anni di attività ha ottenuto 2 dischi di platino e 6 dischi d’oro. Ha lanciato artisti del calibro di Gemitaiz, Rocco Hunt, Coez, MadMan, Lowlow. Ad oggi il suo roster artisti comprende Briga, Mostro, Sercho, Ultimo & Shiva.

A proposito di nufactory
Nufactory è una realtà nata nel 2009 con l’intento di valorizzare i fermenti artistici e creativi della capitale attraverso una formula innovativa ed in continua evoluzione.
L’agenzia creativa e di comunicazione affonda infatti le sue radici nell’arte contemporanea e nella street art per aprirsi a tutti i fermenti culturali che animano la città, indagando in tutte le forme dell’arte e della creatività. Da anni svolge un costante lavoro di ricerca artistica nel panorama nazionale ed internazionale con Outdoor festival e in parallelo attraverso altri progetti che vanno dall’ideazione e produzione eventi, alle campagne di comunicazione, video e branding, che spesso coinvolgono le migliori figure artistiche contemporanee. nufactory opera con un focus specifico nel settore della street art ed è riconosciuto come uno dei first moover ed opinion leader a livello italiano, negli anni ha promosso iniziative per clienti privati e prodotto eventi artistici legati alle arti visive e alla musica attraverso diversi tipi di finanziamenti: privati, pubblici, forme di autofinanziamento e crowdfunding. Ha sviluppato inoltre vari format di intrattenimento con l’obiettivo strategico di promuovere giovani artisti e creativi attivi nei settori della musica, delle arti visive, della grafica e del filming.

Per ulteriori informazioni visita l’evento e partecipa alla discussione: https://www.facebook.com/events/1344048139027934/

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Marco Pessimo racconta il mondo dietro “Radical Shit”

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Con Radical Shit, Marco Pessimo porta avanti una visione personale del rap fatta di esperienza, osservazione e identità. Un disco che nasce tra Corvetto e Bali, tra storie di quartiere, riflessioni sociali e un immaginario costruito negli anni insieme a Cabecao Prod. In questa intervista ci racconta la scelta dei due singoli che hanno anticipato il progetto, il rapporto con il proprio territorio, il tema della gentrificazione e il lavoro creativo dietro uno dei dischi più personali del suo percorso.

Radical Shit arriva dopo due singoli molto diversi tra loro, “Senza Pensieri” e “Passamontagna”. Perché hai scelto proprio questi due brani per presentare il disco?

Ho scelto queste due tracce perché si contrastano l’una con l’altra ma, allo stesso tempo, si impilano e si compensano. In Senza Pensieri è giorno, l’atmosfera è chill ed il messaggio è pesante: “dritti in*ulano gli scemi, il gioco dello schiaffo, quando perdi amici veri non ti passa un cazzo”.

Gli scemi soccombono all’ombra dei dritti ma poi qualcuno ci lascia le penne per questo giochino di merda e chi se lo piange? I suoi amici, la sua famiglia, non il “dritto” di turno che è già a cercare un’altra vittima.

In Passamontagna è notte, le cose sono diverse: qui non soccombe nessuno, li aspetto tutti in strada senza problemi ma… non si presenta nessuno. Il ritornello è basato su un ragionamento da bar fatto da amici davanti a svariate birre: “balaclava o passamontagna?”. Quale maschera ti copre di più quando fai una rapina? Io intervenni dicendo loro “forse nessuno dei 2” e, paradossalmente, un mio amico mi disse “ma sì hai ragione Marco, meglio a volto scoperto”.

E così andò, prese otto anni di condanna per tredici rapine in un mese. Continuo a vedere più coerenza in questo tipo di persone rispetto a chi finge ed usa la falsa politica per scalare la società. “Sto dalla parte degli emarginati, non li ho mai dimenticati, fra ricopro di platino il tuo sarcofago”. Sono 2 tracce complementari alla fine.

Cosa raccontano questi due pezzi che il resto dell’album non mostra immediatamente?

Due facce della stessa medaglia: il giorno e la notte, il bene e il male, la paura e il coraggio, la vita e la morte. Il video di Senza Pensieri è stato girato in un campetto pubblico, lì dove c’è quel canestro. Proprio lì, in quel punto, è stato assassinato un mio carissimo amico con una punteruolata al cuore.

Bisogna usare la ragione perché in strada non si scherza e vedere questi Radical Chic che fanno quelli di quartiere solo perché fa figo ed è di moda mi fa rabbrividire. Un po’ come prendere credibilità di strada sulle nostre sofferenze e sulle nostre pene. Ma loro non sono noi e noi non siamo loro. Ad ognuno la sua vita, ammesso che questi fantasmi ne abbiano una.

Nel disco convivono immagini di periferia, riflessioni personali e osservazioni sociali. Come hai trovato l’equilibrio tra questi elementi?

L’equilibrio si è creato da solo, è tutto parte di un puzzle costruitosi nel tempo, ogni mattone è al suo posto. La periferia è la dolce casa. Io sono come Brandon Lee ne Il Corvo: mi muovo, osservo, ascolto e punisco se necessario.

La situazione sociale, ora come ora, mi è molto spigolosa per via dei ricchi alla conquista del mio territorio. C’è in atto la più rapida gentrificazione d’Europa proprio nel mio quartiere, Corvetto. Modello Brooklyn: invasione di Radical Chic, aumento dei prezzi degli immobili, aumento degli affitti, aumento dei beni di prima necessità. Obbligano gli autoctoni a vendere la casa dei genitori o dei nonni al triplo del prezzo di acquisto, pensando di fare l’affare della vita, e poi gli tocca andare a vivere fuori città poiché diventa impossibile “sopravvivere” in un quartiere gentrificato per via dei costi elevati.

Questa è violenza perché vieni obbligato a lasciare il tuo posto, quindi a lasciare casa tua in mano a degli stronzi annoiati che invadono il territorio come parassiti.

Il mio è il quartiere Mazzini, si chiama così da sempre ed ora lo hanno soprannominato “SouPra”, South of Fondazione Prada. D’accordo col nostro bel sindaco: “si dice che la bellezza cacci via il male, ma il pane sa di fantasia perché scompare”. Non li vogliamo, che tornino in centro da dove sono venuti.

Quanto è stato importante il lavoro di Cabecao Prod. nel definire l’identità sonora del progetto?

È stato vitale. Senza di lui non esisterebbe questo suono con questo concetto. Ricordo che, anche se vive a Bali da 10 anni, Cabecao è cresciuto alle popolari in Corvetto. Lui stende il tappeto e sa benissimo come farlo. È l’unico producer al quale non devo dire nulla, sa già tutto. Con lui devo dedicarmi solo alla scrittura.

È il migliore! Lui produce, mixa, masterizza e fa direzione artistica. Ci si capisce al volo. Lui conosce benissimo l’immaginario che io narro nelle tracce, lo conosce come le sue tasche, e ci si muove benissimo. Diciamo che al 50% ha contribuito alla costruzione del film che vedi ascoltando il disco.

Ci sono artisti, album o riferimenti che hanno influenzato particolarmente la realizzazione di Radical Shit?

Mmhh, no. Completamente inventato e creato da zero, sia la parte sonora che la parte di rap. Quello che ha realmente influenzato il disco non è un altro artista, non è un film o un libro, ma in questo caso solo l’ambiente circostante e la nostra visione delle cose. Infatti, non si troverà mai un’affinità con qualcos’altro né a livello sonoro né a livello di testi.

Qual è il messaggio principale che speri rimanga a chi ascolterà il disco dall’inizio alla fine?

Che se arrivi dal basso e dalla povertà in Italia purtroppo è quasi impossibile elevarsi a livello sociale. Circondati di gente meglio di te che ti capisca e capisca la tua visione.

Unisci le forze con chi ha un obiettivo simile al tuo o il medesimo perché da solo, senza soldi e senza le giuste conoscenze, non vai da nessuna parte. Metti in tasca l’orgoglio e cerca di coinvolgere quanta più gente nel tuo progetto perché le uniche risorse che hai sono il tempo e le persone.

Cerca di non finire al gabbio perché peseresti sulla tua famiglia che ha già problemi economici e perderesti una delle due risorse a tua disposizione: “il tempo”.

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OYOSHE: “MILLENNIAL” è il racconto di una generazione in trasformazione

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Per OYOSHE il rap non è mai stato soltanto musica. È uno strumento per leggere la realtà, elaborare esperienze e costruire dialogo. In MILLENNIAL questa visione emerge con forza attraverso sedici tracce che attraversano temi come relazioni, crescita personale, salute mentale, appartenenza culturale e trasformazione sociale. Un progetto che guarda avanti senza rinnegare il percorso che lo ha reso uno degli artisti più riconoscibili dell’underground napoletano.

MILLENNIAL” racconta una generazione cresciuta tra analogico e digitale. Quanto questa transizione ha influenzato il tuo modo di vivere la musica?

A. 15 anni ho fatto di tutto pur di avere il mio primo campionatore, groove machine, per riuscire a fare le basi indipendentemente dal computer. La mia generazione è sempre riuscita ad avere questo equilibrio, anche perché abbiamo vissuto l’ingresso dei 2000 e di tutte le sue influenze digitali e di evoluzioni, ma abbiamo comunque dovuto fare un processo di accettazione, abitudine e distacco, che non tutti si sono sentiti obbligati nel processare. Ho sempre ascoltato musica di quando ancora dovevo nascere o di quando ero troppo piccolo per capirla. I tempi in cui ho iniziato mi hanno portato tanto a cercare, in ogni dove e in ogni epoca, perché vedendo quanto fossero osannati i computer, ho sempre cercato di riuscire a risolvere le mie cose con le capacità umane, innanzitutto, senza mai denigrare l’evoluzione ma senza dimenticare anche di quanto gli stessi computers siano un’invenzione dell’essere umano.

Il disco alterna produzioni moderne e richiami hip hop più classici. Quanto lavori sull’identità sonora di un progetto oggi?

C’è molta influenza di quello che ascolto. C’è la pazzia di Tyler e gli 808 in stile asap rocky, asap ferg, e poi c’è il sample, il boombap, il funk, i libri che leggo e gli approcci di artisti di generi totalmente lontani dal mio mondo, per provare a importare nuove forme e modi di fare anche in quello che faccio io

In molti tuoi testi si percepisce un forte bisogno di autenticità. Pensi che oggi il rap stia perdendo spontaneità?

Lavorando anche come producer per molti artisti più giovani, ti dico si. Vedo sempre che si cerca in qualcosa, o nel modo di fare di qualcuno, mai in se stessi, mai per soddisfare un proprio bisogno. Per essere autentici bisogna essere se stessi, e non avere paura, se si crede nei valori dell’arte, e non si vuole giustificare qualcosa che faccia male al prossimo, ma che semplicemente definisce un’esistenza di qualcosa, si può creare qualcosa di unico, che lo si può trovare solo a quello specifico indirizzo. È questo quello che credo di poter fare oggi, e ovviamente non rappresentando solo me stesso, ma una comunità di artisti definiti di nicchia, ma che una volta che li trovi non puoi non riconoscerne lo spessore, la knowledge, e l’autenticità.

Hai scelto collaborazioni molto diverse tra loro. Quanto era importante creare un dialogo tra differenti visioni della scena?

Sono artisti coi quali mi ci rispecchio sia artisticamente, che umanamente. Avendoli conosciuti e vissuti personalmente ho potuto riscontrare questo, quindi ho anche capito che grazie a determinate scelte, sono riuscito a guadagnarmi il rispetto di quei rappers, anche se più grandi di me, che hanno la mia stessa visione e che rispettano il mio operato. Con Jack ho avuto l’onore di condividere il palco con lui a Napoli, e si è mostrato super disponibile dopo aver condiviso tanta musica e artisti preferiti in comune; infatti, entrambi abbiamo collaborato con artisti Griselda. La Famiglia credo che oltre a essere un gruppo culto del rap della mia città, era una collaborazione che mancava alla mia carriera, e mi sono voluto, anzi correggo, mi hanno fatto questo fantastico regalo lavorando con la formazione al completo ad un brano con me. Tra me e Danno c’è un rapporto di stima immenso, e prima di arrivare a fare ben due brani con lui, ho avuto l’onore di maturare un forte rispetto reciproco. Tra l’altro credo di aver azzardato una delle cose più pazze del rap italiano mettendo insieme Danno e Chicoria in un pezzo polemico come “Fascio”. Non me lo aspettavo, ma si è incastrato benissimo con la traccia Chicoria. Morena Chiara oltre a portare un tocco e un timbro femminile, è anche una novità dalla mia città che merita di essere seguita. Tra apparizioni televisive, serie tv e musica in strada, spero possa quanto più anche lei far arrivare il suo talento ai più e se può iniziare da qui sono felice, e anche con lei c’è una bella amicizia oltre alla collaborazione musicale.

Oltre alla musica, porti avanti esperienze sociali e pedagogiche legate all’hip hop. Quanto queste esperienze entrano nella tua scrittura?

Tantissimo. Gran parte dei testi a volte li scrivo anche nell’ora di spacco durante i laboratori in Istituto per minori, o semplicemente quando ho finito di lavorare tra scuole e comunità di recupero dove portiamo laboratori di pedagogia Hip Hop per affrontare stress e provare a sviluppare una comunicazione con sé e con gli altri tramite la musica. Inevitabilmente molte storie sono ispirate anche a loro, e il fatto di essere riuscito a trovare un timbro più contemporaneo e anche grazie alla presenza di tanti giovani nel mio circuito lavorativo sociale e studio. Mi lascio molto trascinare anche da loro, e voglio che la mia musica possa rappresentare, oltre la mia e la precedente generazione, anche le future.

MILLENNIAL” sembra molto personale ma allo stesso tempo collettivo. Ti interessava parlare solo di te o anche di una generazione intera?

Ovviamente, mantengo quel filo metaforico e di mistero dietro i miei testi, oltre che per dare occasione a quante più persone possibili di rispecchiarsi e potersi ritrovare, anche per far si che quelle persone che mi conoscono meglio possano ritrovare in maniera esplicita il vero significato di qualche vicenda vissuta insieme. Sono partito da me, e ho voluto connessione sincera con quello che penso di quello che ho vissuto, sulla mia autocritica, e sulle mie necessità sociali urlate al resto del mondo, sono visioni personali, ma che derivano da bisogni comunitari dove anche oltre il rap, so di non essere solo.

Cosa vuoi lasci rimanga davvero dopo l’ascolto di questo disco?

La necessità di riascoltarlo. L’occasione di ritrovarsi e di poter cantare di qualche sofferenza in comune, la voglia di pomparlo forte.

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Met Fish si mette allo specchio: dentro “Anamnesi”, il disco che trasforma le fragilità in musica

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Cercare di capire chi si è davvero non è sempre un esercizio semplice. Con Anamnesi, Met Fish prova a farlo attraverso la musica, costruendo un progetto che mette al centro dubbi, paure, relazioni complesse e quei conflitti interiori che spesso restano nascosti dietro le apparenze.

Lontano dalle logiche dell’impatto immediato, l’artista romano firma un EP che nasce dall’introspezione e dalla necessità di osservare sé stesso senza filtri. Tra influenze che spaziano dall’hip hop all’elettronica, un forte legame con lo storytelling e un concept ispirato all’universo di Magritte, Anamnesi si presenta come un percorso personale che invita l’ascoltatore a confrontarsi con le proprie ombre.

Ne abbiamo parlato con Met Fish per approfondire la nascita del progetto e la visione che lo accompagna.

Il titolo Anamnesi richiama immediatamente qualcosa di medico e introspettivo. Quando hai capito che sarebbe stato il nome perfetto per questo progetto?

L’ho capito alla fine delle registrazioni, quando avevo i mix e master di tutti i pezzi, confrontandomi con diversi addetti ai lavori, mi facevano tutti le stesse domande:” ma tu chi sei esattamente? Cosa vuoi essere?” All’inizio ci ridevo su, poi pian piano ho iniziato anche io a pormi gli stessi quesiti e non avevo una risposta. Da lì mi è venuta l’ispirazione per il titolo.

Il disco affronta temi molto delicati come depressione, ansia e relazioni tossiche. Quanto è importante per te raccontare questi argomenti senza romanticizzarli?

E’ fondamentale raccontarli senza romanticizzarli, perché non bisogna mai dimenticare che per quanto una canzone sia profonda e veritiera, non rispecchierà mai le emozioni che prova chi vive certe storie, la depressione e le relazioni tossiche alle volte hanno risvolti brutali che a volte culminano con il suicidio, questo non può essere reso romantico, va raccontato per ciò che è: una tragedia.

Nel tuo percorso hai sempre alternato scrittura, produzione e ricerca sonora. Ti senti più rapper, producer o storyteller?

Chi ascolta le mie tracce dice che sullo storytelling mi esprimo al meglio, però a me piace sia narrare che fare freestyle o giocare con la metrica, per cui ti dico che mi sento sia un rapper che storyteller. Le produzioni ultimamente le sto curando sempre meno, preferisco concentrarmi sulla scrittura.

L’opera di Magritte che ispira il concept del disco parla dell’impossibilità di conoscersi davvero. Pensi che la musica ti abbia aiutato a capire meglio chi sei?

Lo sta facendo, devo dire che è un’esperienza incredibile, è bellissimo potersi fermare un attimo e dire:”wow! Ho scoperto questo lato di me che non conoscevo”.

Hai attraversato diverse fasi musicali, dal freestyle più classico fino alle produzioni Techno e Trance. Quanto queste contaminazioni hanno influenzato Anamnesi?

L’hanno influenzata tantissimo, il background di musica elettronica mi ha aiutato a scegliere le strumentali e creare le atmosfere giuste; invece, il freestyle mi ha aiutato a tirare fuori tutte le emozioni e metterle in un testo senza stare a pensare troppo alle regole.

I singoli usciti prima dell’EP mostrano facce diverse del progetto. Hai pensato alla tracklist come a un vero percorso narrativo?

Esattamente, ho cercato fare una tracklist che fosse un percorso a tappe e che ognuna di esse lasciasse un’emozione diversa all’ascoltatore.

In un momento storico in cui molti progetti puntano sull’impatto immediato, tu hai scelto un disco molto personale e concettuale. È stata una scelta naturale o quasi controcorrente?

Per me è stata una scelta naturale, ho scritto le canzoni in un periodo in cui provavo determinate emozioni e stavo vivendo determinate esperienze, così mi è venuto spontaneo metterle in un EP.

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