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MURCIELAGO feat. CANEDA, VRAY & KAYLER, fuori ora “MOTOR VALLEY RMX”

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E’ disponibile dal 21 luglio su tutti i digital stores “MOTOR VALLEY RMX” di MURCIELAGO feat. CANEDA, VRAY & KAYLER.

Il singolo rappresenta la nuova versione del brano del producer originariamente nato come un omaggio alla terra dei motori italiana, per poi evolversi in una traccia con un sound e delle barre ancor più potenti, caratterizzate da un’urgenza espressiva che, stilisticamente, si avvicina ancor di più al mondo urban/trap.

Il brano vuole disegnarsi all’interno di un diverso concept di pezzo estivo e, allo stesso tempo, vuole essere una metafora di come spesso la potenza del mondo dei motori sia molto simile all’energia e la forza che contraddistinguono il panorama rap, individuando così un punto di incontro tra questi due universi.

Come racconta lo stesso Murcielago, il pezzo sottolinea inoltre il suo desiderio di coinvolgere nella sua musica anche personalità artistiche diverse tra loro:

Mi è piaciuta la combinazione di due cifre stilistiche rap reciprocamente molto diverse come quelle di VRAY & KAYLER. Hanno preso parte al brano con, rispettivamente, sia delle barre molto dirette, sia delle barre fresche e musicali. Per questo remix desideravo inoltre coinvolgere artisti che fossero originari di diverse parti d’Italia, mischiando quindi le mie radici pugliesi a quelle abruzzesi di VRAY e quelle laziali di KAYLER. Hanno accettato subito la collaborazione, ci siamo lasciati trasportare dalla creatività e abbiamo chiuso la traccia nel giro di pochi giorni, il tutto ovviamente impreziosito dai ritornelli di Caneda già presenti nella precedente versione di Motor Valley”

Il sound del singolo scaturisce dalla volontà di Murcielago di avvicinarsi con “Motor Valley RMX” all’atmosfera street. Un pezzo appositamente grezzo, creato con l’intenzione di essere tale, che sottolinea il desiderio di Murcielago di divertirsi e sperimentare sempre più tramite la musica, sfogliando un ventaglio di contaminazioni e influenze sempre diverse, senza paura di lasciarsi ispirare da universi stilistici differenti e in continua evoluzione.

La passione per le auto, è proprio da qui che prende vita Murcielago, il nome d’arte di Agostino Forleo, ispirato al celebre modello di Lamborghini e contenente parte del suo nome anagrafico. Originario della provincia di Taranto, Agostino veste questo pseudonimo fin da quando, quasi per gioco, i suoi amici lo hanno iniziato a chiamare proprio con il nome del modello di quella che era, ed è rimasta negli anni, la sua supercar preferita.

Da giovanissimo inizia a muovere i primi passi all’interno dell’universo della musica come autodidatta. A 13 anni la sua strada si incrocia con quella del rap, a cui si appassiona sempre di più. È proprio da qui che, grazie alla sua personalità intraprendente che lo ha spinto ad essere qualcosa di più che un semplice spettatore in questa sua passione, inizia ad avvicinarsi sempre più al panorama musicale, producendo i primi beat e le prime strumentali per amici della sua stessa zona.

Con il tempo però, proprio le sue strumentali iniziano ad evadere dalla sua città d’origine, arrivando ad artisti di ogni parte della nostra penisola, fino ad attraversare l’oceano e varcare la soglia degli Stati Uniti.

Il legame con la musica si consolida definitivamente quando a vent’anni visita New York, città dalla quale rimane affascinato e dalla quale trae ispirazione per la sua cifra stilistica, descrivendo tutt’ora l’atmosfera di quel luogo come “qualcosa di indescrivibile. Inspiegabilmente, nonostante io non ci fossi mai stato prima, lì percepivo di sentirmi veramente a casa”.

Tra i suoi lavori più conosciuti, la produzione della hit di Caneda “Unpodi”, artista per il quale Murcielago ha curato molti beat. La sua identità artistica a livello di produzione emerge anche in “Lunga vita” il più recente album di Briga all’interno del quale vi sono quattro produzioni di Agostino, rispettivamente dei singoli “Ti Manca Sempre Qualcosa” feat. Anna Tatangelo, “Shotgun” feat. Nashley, “Guadalupe” feat. Coco e MFEO.

Fin da piccolo ha iniziato ad approcciarsi ad un’impronta stilistica molto americana, essendo così riconosciuto da altri artisti e addetti ai lavori come figura che ha anticipato il sound che poi, negli anni successivi, avrebbe travolto le classifiche italiane. Non ha mai abbandonato il rap, nonostante gli piaccia sempre approcciarsi ad un ventaglio di sfumature e contaminazioni sempre nuove, influenzate anche da atmosfere più classiche, jazz e blues.

Il 7 aprile 2023 pubblica il suo primo singolo per la Honiro Label, che vanta la collaborazione di Caneda. I brani e le produzioni di Murcielago rappresentano inoltre il desiderio che la sua musica sia, molte volte, un omaggio a qualcosa o qualcuno che ha particolarmente segnato il suo vissuto.

Torna il 21 luglio con “Motor Valley RMX” feat. Caneda, Vray & Kayler.

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Tre Fedi: il rap come terapia in ”La Forza del Vuoto”

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Tre Fedi torna con La Forza del Vuoto, un progetto intenso e profondamente personale che nasce dal bisogno di trasformare il dolore in consapevolezza. Il disco prende forma a partire dal lutto del padre, un evento che ha segnato in modo indelebile la vita dell’artista e che diventa il punto di partenza per un racconto più ampio fatto di perdita, crescita e ricerca di equilibrio. In questo lavoro, il vuoto non è solo assenza ma uno spazio da attraversare per ricostruirsi, un terreno fragile dove dolore e speranza finiscono per convivere.
Registrato tra demo iniziali e il lavoro di rifinitura al TdLabStudio di Milano con il producer multiplatino Yazee, il progetto mescola hip hop, jazz, soul e influenze più contemporanee per costruire un suono emotivo ma attuale. Un album volutamente introspettivo, con un solo featuring — quello di Puro Soultrain — scelto proprio per preservare la coerenza narrativa e mantenere intatta la dimensione personale del racconto.
Dentro La Forza del Vuoto convivono tecnica e sentimento, radici e cambiamento, Italia e Londra, città dove Tre Fedi vive da anni e dove ha continuato a costruire il proprio percorso artistico tra studio e palco. Con lui abbiamo parlato del processo creativo dietro il disco, della ricerca di un equilibrio tra scrittura e verità emotiva, del sound del progetto e di cosa significhi oggi trasformare una ferita in musica.

  • La Forza del Vuoto nasce da un lutto personale. Quanto è stato difficile trasformare quel dolore in musica senza perdere autenticità?
    È stata una necessità viscerale. Non ho mai temuto di perdere autenticità perché ogni parola di questo disco trasuda le emozioni reali che l’hanno generato. Non ho cercato di addolcire il dolore né di inasprirlo artificialmente; volevo che quei sentimenti emergessero nella loro forma più pura e grezza. Per me la musica è sempre stata terapia e cura, e credo che questo progetto ne sia la prova tangibile. Spero che questa stessa forza arrivi a chi ascolta, offrendo conforto a chiunque si trovi ad affrontare il proprio “vuoto”.
  • Il disco ha un solo featuring, quello di Puro Soultrain. È stata una scelta precisa di coerenza artistica?
    Assolutamente sì. “La Forza del Vuoto” è un progetto estremamente introspettivo e inserire troppi ospiti avrebbe rischiato di frammentare il messaggio. La solitudine e la forza di guardarsi dentro sono pilastri dell’album, quindi ho coinvolto solo chi fa parte della mia cerchia ristretta. Puro è per me un fratello maggiore; ha creduto nel mio percorso fin dal primo live. Sapevo che la sua sensibilità artistica sarebbe stata perfetta per dare quel tocco soul necessario. Il risultato è “Victory”, uno dei brani più amati, che conferma quanto la nostra intesa sia stata fondamentale per l’equilibrio del disco.
  • Hai lavorato con producer come Yazee, Always Clive e Popsweet Jamar: come avete costruito il suono del progetto?
    Il nucleo del suono è nato con Always Clive, con cui collaboro da anni: insieme abbiamo registrato i primi demo e abbiamo dato un’identità alla title track. Il contributo di Jamar è stato altrettanto prezioso per l’intesa artistica che ci lega. Il vero salto di qualità è avvenuto però al TdLabStudio di Milano con Yazee. Mi sono presentato con un progetto già delineato, ma lui ha saputo rifinirlo, tirando fuori emozioni che erano rimaste in sordina. Lavorare con un professionista del suo calibro è stato motivante: è riuscito a esaltare sia la drammaticità dei momenti più bui sia la luce della speranza, rendendo il suono profondo e moderno al tempo stesso.
  • Nel disco convivono jazz, soul e trap. È una sintesi naturale del tuo percorso o una ricerca consapevole di contaminazione?
    È l’evoluzione naturale di ciò che ho seminato negli anni. Già nell’EP “A metà” con Clive esploravo sonorità jazz, mentre in “Giorni Migliori” con Puro e Noà emergeva il lato soul. La trap fa parte della mia estetica ritmica in tracce come “Taiga”. In questo album ho voluto che questi elementi dialogassero in modo più maturo: il jazz per descrivere la complessità del dolore, il soul per l’emotività profonda e le batterie trap per mantenere il suono fresco e contemporaneo. È una sintesi che mi rappresenta totalmente.
  • In “Ocean View” parli di partire per costruire altrove. È un messaggio generazionale?
    Nasce come un messaggio personale, ma diventa inevitabilmente generazionale. Viviamo in un’epoca in cui molti ragazzi scelgono di andarsene nella speranza di trovare una realizzazione che il proprio paese sembra negare. Partire non è una scelta facile e non so se sia sempre la migliore, ma per quanto mi riguarda è stata la chiave per mettere a fuoco i miei obiettivi. Molti di noi cercano solo un posto dove sentirsi in pace e realizzati; a volte quel posto non coincide con quello in cui siamo nati.
  • Quanto conta per te oggi l’equilibrio tra scrittura tecnica e contenuto emotivo?
    Per me è fondamentale, anche se oggi non tutti gli artisti e gli ascoltatori danno lo stesso peso a questo equilibrio. Cerco sempre di elevare la narrazione attraverso capacità liriche ed evocative, senza mai rinunciare alla tecnica. A volte ho dovuto scendere a piccoli compromessi per far sì che l’emozione arrivasse in modo più diretto, ma il vero traguardo resta quello di unire i due mondi. Solo quando la forma tecnica sposa perfettamente la sostanza emotiva l’arte raggiunge un livello superiore.
  • Il titolo stesso, La Forza del Vuoto, sembra quasi un ossimoro. È più forza o più vuoto, oggi?
    Un tempo avrei risposto “vuoto”. Oggi rispondo che in quel vuoto ho trovato la forza. Senza l’uno non esisterebbe l’altra. Il vuoto ha il potere di inghiottirti, ma ti offre anche gli strumenti e lo spazio per ricostruirti. È un processo intimo: ho imparato a non temere l’assenza, ma a usarla come base per una nuova consapevolezza.
  • Hai calcato palchi importanti in Italia e UK: dove ti senti più “a casa” live?
    Mi sento a casa ogni volta che impugno un microfono, indipendentemente dal luogo. A Londra ho avuto l’onore di aprire per artisti come Guè, Mondo Marcio, Johnny Marsiglia e molti altri, situazioni che forse in Italia non avrei vissuto con la stessa frequenza. Tuttavia, l’Italia resta il target principale del mio messaggio e ho intenzione di portare i miei show nel bel paese il più possibile. Quando torno per i live, mi sento come “quello che torna” con un bagaglio pieno di esperienze nuove, pronto a conquistare chi ancora non mi conosce.
  • Dopo questo disco, senti di aver chiuso un capitolo o di averne aperto uno nuovo?
    Credo che la vita sia un cerchio, come un Uroboro. Questo disco chiude e apre contemporaneamente una fase della mia vita. Sono sempre lo stesso uomo, ma con una consapevolezza diversa. Le ferite non spariscono mai del tutto, ma diventano memento e compagne di viaggio. Oggi mi sento più maturo, più concentrato e pronto per la prossima rivoluzione artistica e umana.
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Quando innamorarsi non perde il suo carattere ”Spicy”, il nuovo singolo di Rasmo e Delta

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Quando innamorarsi non perde il suo carattere Spicy, il nuovo singolo di Rasmo e Delta, in uscita il 12 dicembre per Luppolo Dischi e Honiro Label.

Come scriveva Rousseau, le abitudini hanno anche il potere di ‘’uccidere’’; e quando diventano parte di noi, nel bene o nel male, ne rimaniamo assuefatti. La frenesia del mondo, la ‘’culla’’ di un rapporto dove ci stabilizziamo in una perfetta omeostasi con l’altro, il tempo che viene interamente gestito dall’esterno, come nel lavoro e molto altro. E anche l’amore, per quanto possa farci toccare l’entusiasmo, è pronto anche a colpire nel punto più basso, facendoci soffrire. Rasmo ci narra dell’imprevedibilità dei sentimenti e delle loro dinamiche, ma anche della profondità e, allo stesso tempo, leggerezza del sentimental mood nei confronti di chi si ama. Il menù continua e anche il peperoncino trova posto a tavola. In un gioco di immagini, sapori e contrasti, ‘’Spicy’’ vuole esprimere, tramite l’associazione a questo gusto, l’ambiguità della condizione dell’innamorarsi; un dono che porta con sé anche molta sofferenza. Una sofferenza che però vale la pensa vivere perché aggiungerà al piatto qualcosa di meraviglioso.In una calda atmosfera soul, Rasmo spara la sua solita narrativa fatta di piccole immagini. Un brano forte dalle sonorità black’’ – ci racconta l’artista.

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Quando la coerenza diventa una ”Roba Seria”, il nuovo singolo di Metho

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Quando la coerenza diventa una Roba Seria, il nuovo singolo di Metho in uscita il 6 marzo per Honiro Label. 

Crescendo, si stabiliscono dei riferimenti: la famiglia, gli amici, le persone che abbiamo attorno e con le quali costruiamo e ci costruiamo. E, come per tutti i riferimenti, la loro solidità è il nostro punto fermo. Eppure, nel tempo, ci accorgiamo non solo della validità, ma anche dell’inconsistenza, delle contraddizioni di ciò che abbiamo imparato. Tra barre sempre più pirotecniche e il citazionismo che le contraddistingue, Metho ci suggerisce il punto di partenza: assorbire come ‘’spugne’’ ogni esperienza, ogni attimo che ci può lasciare qualcosa, ma anche saper selezionare e trasformare, tracciare la linea della propria storia.‘’Roba seria’’ nasce in session con Kasp, tra influenze drill e sonorità ricercate. Cerco di raccontare il punto di vista delle problematiche e degli insegnamenti sociali che ci vengono inculcati sin da bambini, riflettendo su parole che a volte diventano parte di noi, a volte ci scorrono addosso, in base anche a chi le dice o con la coerenza con cui vengono proferite. Uno sfogo che va oltre la mia dimensione e che tocca quello che mi circonda e che bisogna sempre leggere con spirito critico.’’ – ci racconta l’artista.

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