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Anche Ghemon si è “arreso” all’allerta virus

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“Scritto nelle stelle”, il nuovo disco di Ghemon la cui uscita era prevista per il 20 marzo, uscirà il 24 aprile (Carosello Records/Artist First).

Così lo stesso artista annuncia sui suoi canali social:

In questo disco ho messo circa un anno e mezzo di lavoro, il mio cuore, i miei pensieri e le mie risorse; il mese di marzo ci avrebbe condotto  all’uscita dell’album con una cornice di lancio eccezionale.

Saremmo partiti con le interviste, gli incontri con la stampa, una festa per l’uscita e tante altre sorprese. Poi, ci sarebbero stati gli instore, il momento più bello, perché è quello in cui finalmente incontro le persone che vogliono bene alla mia musica. 

In questo preciso momento, peró, è molto difficile fare le cose nell’ordine in cui le avevamo progettate per mesi. 

E allora faremo tutto ad aprile. 

Più di prima, meglio di prima.

Noi tutti ce lo meritiamo. 

E i concerti? Ci saranno? 

Si, in questo momento sono confermati. 

I live saranno l’occasione per farvi ascoltare il mio disco IN ANTEPRIMA, come fossimo nel soggiorno di casa mia a festeggiare insieme. Guardiamo con fiducia ad aprile e se ci sarà anche una sola data da ricollocare, ci impegneremo a farlo.

In fondo, noi abbiamo solo spostato l’uscita di un mese. 

Ci brucia? Si, ma il disco è vicino ed è una bomba. Alle difficoltà ho sempre risposto lottando, le limitazioni mi hanno sempre  suggerito soluzioni creative. 

Nelle prossime settimane, farò di tutto per rendere questa attesa una figata.

Il mio pensiero ora va a chi affronta questa emergenza in prima linea, sul campo: medici, infermieri, famiglie e istituzioni; a  tutti quelli che lavorano ogni giorno e ne stanno subendo direttamente o indirettamente gli effetti. E in più a tutti i lavoratori del campo della Cultura e dello Spettacolo, di cui io sono parte.

Rimangono invece confermati gli appuntamenti live: “Scritto nelle Stelle Tour 2020” (una produzione OTR) prenderà il via il 3 aprile da Napoli. Qui tutte le date:

03 04 // Napoli // Common Ground

04 04 // Roma // Orion

10 04 // Firenze //Flog

11 04 // Bari // Demodè 

17 04 // Treviso // New Age

18 04 // Brescia // Latteria Molloy 

24 04 // Bologna // Estragon 

29 04 // Torino // Hiroshima 

30 04 // Milano // Alcatraz 

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Met Fish si mette allo specchio: dentro “Anamnesi”, il disco che trasforma le fragilità in musica

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Cercare di capire chi si è davvero non è sempre un esercizio semplice. Con Anamnesi, Met Fish prova a farlo attraverso la musica, costruendo un progetto che mette al centro dubbi, paure, relazioni complesse e quei conflitti interiori che spesso restano nascosti dietro le apparenze.

Lontano dalle logiche dell’impatto immediato, l’artista romano firma un EP che nasce dall’introspezione e dalla necessità di osservare sé stesso senza filtri. Tra influenze che spaziano dall’hip hop all’elettronica, un forte legame con lo storytelling e un concept ispirato all’universo di Magritte, Anamnesi si presenta come un percorso personale che invita l’ascoltatore a confrontarsi con le proprie ombre.

Ne abbiamo parlato con Met Fish per approfondire la nascita del progetto e la visione che lo accompagna.

Il titolo Anamnesi richiama immediatamente qualcosa di medico e introspettivo. Quando hai capito che sarebbe stato il nome perfetto per questo progetto?

L’ho capito alla fine delle registrazioni, quando avevo i mix e master di tutti i pezzi, confrontandomi con diversi addetti ai lavori, mi facevano tutti le stesse domande:” ma tu chi sei esattamente? Cosa vuoi essere?” All’inizio ci ridevo su, poi pian piano ho iniziato anche io a pormi gli stessi quesiti e non avevo una risposta. Da lì mi è venuta l’ispirazione per il titolo.

Il disco affronta temi molto delicati come depressione, ansia e relazioni tossiche. Quanto è importante per te raccontare questi argomenti senza romanticizzarli?

E’ fondamentale raccontarli senza romanticizzarli, perché non bisogna mai dimenticare che per quanto una canzone sia profonda e veritiera, non rispecchierà mai le emozioni che prova chi vive certe storie, la depressione e le relazioni tossiche alle volte hanno risvolti brutali che a volte culminano con il suicidio, questo non può essere reso romantico, va raccontato per ciò che è: una tragedia.

Nel tuo percorso hai sempre alternato scrittura, produzione e ricerca sonora. Ti senti più rapper, producer o storyteller?

Chi ascolta le mie tracce dice che sullo storytelling mi esprimo al meglio, però a me piace sia narrare che fare freestyle o giocare con la metrica, per cui ti dico che mi sento sia un rapper che storyteller. Le produzioni ultimamente le sto curando sempre meno, preferisco concentrarmi sulla scrittura.

L’opera di Magritte che ispira il concept del disco parla dell’impossibilità di conoscersi davvero. Pensi che la musica ti abbia aiutato a capire meglio chi sei?

Lo sta facendo, devo dire che è un’esperienza incredibile, è bellissimo potersi fermare un attimo e dire:”wow! Ho scoperto questo lato di me che non conoscevo”.

Hai attraversato diverse fasi musicali, dal freestyle più classico fino alle produzioni Techno e Trance. Quanto queste contaminazioni hanno influenzato Anamnesi?

L’hanno influenzata tantissimo, il background di musica elettronica mi ha aiutato a scegliere le strumentali e creare le atmosfere giuste; invece, il freestyle mi ha aiutato a tirare fuori tutte le emozioni e metterle in un testo senza stare a pensare troppo alle regole.

I singoli usciti prima dell’EP mostrano facce diverse del progetto. Hai pensato alla tracklist come a un vero percorso narrativo?

Esattamente, ho cercato fare una tracklist che fosse un percorso a tappe e che ognuna di esse lasciasse un’emozione diversa all’ascoltatore.

In un momento storico in cui molti progetti puntano sull’impatto immediato, tu hai scelto un disco molto personale e concettuale. È stata una scelta naturale o quasi controcorrente?

Per me è stata una scelta naturale, ho scritto le canzoni in un periodo in cui provavo determinate emozioni e stavo vivendo determinate esperienze, così mi è venuto spontaneo metterle in un EP.

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Strange Days Festival 2026: tre giorni di musica, sport e comunità nel cuore della provincia romana

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Dal 10 al 12 luglio 2026 torna a Monteflavio, in provincia di Roma, lo Strange Days Festival, appuntamento che negli anni è diventato una delle realtà indipendenti più riconoscibili del territorio laziale. Nato nel 2012 dall’idea della Pro Loco Monteflavio, il festival ha saputo trasformarsi da semplice iniziativa locale a evento capace di richiamare migliaia di persone grazie a una proposta costruita attorno alla musica, alla condivisione e alla valorizzazione delle energie del territorio. Fin dalle prime edizioni l’obiettivo è stato quello di offrire un’alternativa alle classiche feste di paese, creando uno spazio in cui incontrarsi, vivere esperienze autentiche e scoprire artisti emergenti e realtà musicali differenti. Un progetto che continua a mantenere una forte anima associativa: l’ingresso resta completamente gratuito e tutti i ricavi derivanti da food & beverage vengono reinvestiti nell’organizzazione, permettendo al festival di crescere anno dopo anno grazie all’impegno di volontari, sostenitori e cittadini.

Un passaggio fondamentale nella storia dello Strange Days Festival arriva nel 2017, quando la scelta di ospitare il rapper Coez porta oltre 4.000 persone a Monteflavio, segnando una svolta decisiva per la manifestazione. Da quel momento il festival amplia il proprio raggio d’azione, ospitando nel corso degli anni artisti come Mostro, Rancore, Brusco, Shade, Ludwig, Gianni Bismark, Boro Boro e Il Pagante, consolidandosi come punto di riferimento per il pubblico giovane e per gli appassionati di musica live.

Villabanks, Massimo Pericolo, Harley-Davidson e una domenica tra boxe e musica

L’edizione 2026 conferma la volontà di proporre un’offerta culturale e musicale sempre più ricca. Venerdì 10 luglio il palco accoglierà Jess&Noe, Clockworks Band, DJ Prince e, come headliner della serata, Villabanks, seguito dal dj set di Marco Valeri DJ.

Sabato 11 luglio spazio a Federico Frappetta, Street Survivors, DJ Ferrante e DJ Marconi prima dell’atteso live di Massimo Pericolo, con chiusura affidata a Borghetta Stile. Nel corso del pomeriggio il pubblico potrà inoltre visitare una speciale esposizione di moto Harley-Davidson che resteranno presenti all’interno della venue per tutta la serata, contribuendo a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera del festival e aggiungendo un ulteriore elemento di richiamo a un programma già particolarmente ricco.

La giornata di domenica 12 luglio sarà invece dedicata allo sport con un grande evento nazionale di boxe. All’interno dell’area del festival verrà allestito un ring che ospiterà incontri per tutta la giornata, trasformando la manifestazione in un punto di incontro tra sport, spettacolo e aggregazione. A completare il programma salirà sul palco anche il gruppo locale Lo Spiccio, confermando l’attenzione che da sempre lo Strange Days Festival riserva agli artisti del territorio. Al termine del torneo la musica continuerà con un dj set che accompagnerà il pubblico fino a tarda notte.

Nonostante la crescita e la presenza di artisti di primo piano della scena italiana, lo Strange Days Festival continua a difendere il proprio principio fondamentale: l’accessibilità. In un panorama in cui gli eventi musicali tendono sempre più spesso a diventare esclusivi o costosi, Monteflavio sceglie ancora una volta la strada dell’ingresso gratuito, mantenendo vivo quel senso di appartenenza che rappresenta il vero cuore della manifestazione. L’obiettivo resta lo stesso di sempre: creare una comunità, accogliere persone provenienti da ogni luogo e offrire qualcosa che vada oltre il semplice concerto, trasformando tre giorni d’estate in un’esperienza da condividere e ricordare.

Evento: Strange Days Festival 2026
Organizzazione: Pro Loco Monteflavio
Date: 10, 11 e 12 luglio 2026
Luogo: Monteflavio (Roma)
Ingresso: Gratuito

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Easy Blood: quattro percorsi, un disco nato dalla stessa visione

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Certe collaborazioni nascono per caso, altre perché era semplicemente arrivato il momento giusto. Easy Blood è il risultato dell’incontro tra Michael The Skillerz, Tau, G.Love e Dj Erbo, quattro artisti con storie diverse ma accomunati da una passione viscerale per l’hip hop e da un modo molto preciso di viverlo.

Tra boom bap, scratch, barre e una forte identità culturale, il progetto rappresenta il primo lavoro ufficiale di questa formazione. Abbiamo parlato con loro della nascita del disco, del rapporto umano che tiene insieme il gruppo, dell’evoluzione della scena e delle prospettive future di una collaborazione che potrebbe non fermarsi qui.

Easy Blood è il vostro primo progetto ufficiale insieme: cosa ha reso questa formazione quella giusta per un disco completo?

Mike: tutti i progetti vincenti, e questo sicuramente lo è, sono tenuti in piedi dai rapporti umani, noi quattro abbiamo tutti delle visioni simili, soprattutto per quanto riguarda il modo di intendere l’Hip Hop e l’amore viscerale per la cultura.

Tau: io e Mike ci conosciamo da tempo e nutriamo una stima reciproca sia umana che “artistica”. G.Love e Erbo sono stati per me una meravigliosa scoperta: G produce esattamente come piace a me ed è una persona divertente e professionale, Erbo è solo un ragazzo ma ha già davanti a sè un grandioso futuro, è fottutamente forte a scratchare.

Erbo: Sicuramente la nostra passione comune: l’hip hop. Dopodiché tra noi si è formata un’ottima intesa grazie alle capacità creative e alle idee riguardanti il progetto. G.Love, Mike e Tau sono delle personalità eccellenti: sono dei professionisti, ma al tempo stesso sanno metterti a tuo agio.

Venite da percorsi diversi ma complementari: come avete gestito il processo creativo per mantenere coerenza?

Mike: ci siamo lasciati tutti molto liberi di esprimerci, partivamo da un rapporto di fiducia reciproco e quindi è stato tutto molto naturale e semplice, il direttore d’orchestra è stato G.Love che ci ha proposto il sound e ci ha fatto anche da Hub per registrazioni varie, ma almeno per me è stato tutto molto semplice e naturale.

Tau: il progetto si è modellato molto lungo il sentiero, ma il risultato finale è una amalgama coerente di quattro teste hip hop che amano e rispettano questa cultura.

Erbo: Per fare un pezzo ci si trova, si buttano giù idee e si prova. ciò che piace, lo si tiene e ciò che non va bene si tenta di perfezionarlo; non c’è modo migliore per trovare un punto d’incontro e creare il prodotto giusto. La fortuna è stata che noi 4 eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, quindi diciamo che non abbiamo faticato a cooperare.

Michael, il tuo ingresso in Vibrarecords segna un passaggio importante: quanto ha influito sul progetto?

Michael The Skillerz: Siamo tutti e quattro dei grandissimi fan di Vibrarecords e del lavoro che questa etichetta ha fatto per tenere vivo l’Hip-Hop in Italia, ne conosciamo l’importanza e conosciamo anche l’importanza degli artisti che sono passati da li. Ho avuto la grandissima fortuna di entrare in questa etichetta per il mio ultimo disco da solista, nello stesso periodo ho avuto il piacere di collaborare al disco da producer di G.Love con una traccia, siamo rimasti soddisfatti entrambi e abbiamo capito subito che poteva esserci quel feeling che ci avrebbe permesso anche di lavorare a qualcosa di più grosso, nel frattempo ero rimasto in contatto anche col Tau e stavamo valutando l’idea di fare uscire un ep o qualcosa di simile, poi alla fine mi è venuta l’idea di mettere assieme tutti i mezzi discorsi aperti e di farli convergere in un unico lavoro, coinvolgendo anche Erbo per la parte scratch visto che aveva già collaborato con Gil per gli scratch di Ember e mi erano piaciuto tantissimo, e di sfruttare il fatto che fossi in Vibra per fare uscire il disco con loro… Per fortuna tutti i tasselli si sono infilati esattamente dove dovevano infilarsi.

G.Love, lavori da anni nella scena: cosa vedi oggi che prima non c’era, nel bene e nel male?

G.Love: Sicuramente nel bene e nel male è il termine corretto perchè si sono tantissime luci e ombre rispetto ai ‘90 o i ‘2000. Gli aspetti molto positivi sono legati alla velocità di produzione e di scambio di informazioni e la facilità con cui si possono creare nuovi contatti. Quelli negativi che riscontro specialmente nella parte di beatmaking sono l’omologazione e il filone dei type beat che proprio non riesco a capire ed anche questa tendenza a “vendere e comprare” beat anteponendo uno scambio commerciale ad una collaborazione basata su passione e condivisione.

Tau, quanto è cambiato il tuo approccio alla scrittura rispetto agli inizi con le crew?

Tau: Beh credo che un’evoluzione sia inevitabile, per quanto credo di avere sempre i miei “marchi di fabbrica”. Sicuramente ascoltare le strofe di Mike mi ha dato una spinta a cercare qualche citazione e qualche riferimento in più del solito. Inoltre, ci sono un paio di pezzi che potreste tranquillamente fare ascoltare alle vostre figlie.

Guardando avanti: Easy Blood è un punto di arrivo o l’inizio di qualcosa di più strutturato come collettivo?

Mike: lavorare insieme è stato molto divertente e molto piacevole, il risultato molto soddisfacente, adesso cercheremo di portarlo un po in giro con dei live, sicuramente mi sento molto aperto all’idea che possa essere una partenza piuttosto che un arrivo.

Tau: Sicuramente l’affiatamento che si è creato ci porterà a collaborare nuovamente in futuro.

Erbo: “Non escludo il ritorno.”, collaborazione troppo bella per finire qui.

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