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“BONITA” la collaborazione tra YOUNG SLASH e VILLABANKS
Fuori oggi, venerdì 15 gennaio, “BONITA” (Virgin Records/Universal Music Italia), il nuovo brano di YOUNG SLASH e VILLABANKS, disponibile in streaming e digital download.
Scritto a quattro mani da Young Slash e VillaBanks, con la produzione firmata da Francesco Morabito, in arte Demo, “Bonita” è la vita di strada senza filtri, com’è nella realtà. Lo slang spinto all’estremo, le immagini di trionfo sulle insidie di un mondo che non regala niente.

“Bonita è una canzone a cui tengo molto. – spiega Young Slash – Il beat è nato in studio passando le notti con Demo. Già sentivamo che c’era qualcosa di diverso in questo brano. L’ho proposto all’artista Villabanks che subito ha capito tutto e ha fatto una strofa potentissima. È venuto in Liguria dove abbiamo realizzato il video. È diventato subito un fratello e sono contento di averlo portato nel mio quartiere, dai miei amici, dalla mia famiglia e sentire che si sentiva a casa e capiva che vita viviamo qua è la cosa che in assoluto mi ha fatto più piacere”.
Qui potete ascoltare “Bonita” il nuovo brano di YOUNG SLASH feat. VILLABANKS
Young Slash, 18 anni, origini mauriziane, all’anagrafe Andrea Coodye, nasce a Sesto San Giovanni ma trascorre tutta l’infanzia nel quartiere genovese di Utri, che cita e descrive molto spesso nei suoi testi, inizia a rappare a 11 anni.
Dopo video come “Illuminati Freestyle” e “Ave Maria“, esce “Africano Freestyle“, per Studio Ostile. Il video di “Emirati“, registrato allo Studio Ostile di Genova, raggiunge le 40mila views e Young Slash ha da poco compiuto solo 16 anni. Nel 2017 esce “Black Fury“, un mixtape che racconta il suo percorso di vita. Nell’autunno del 2017 esce “Famous Slash” il nuovo video di Young Slash prodotto da Demo ed estratto da “Black Fury“.
Poco dopo, nel mese di dicembre 2017, collabora con Tommy Kuti e Laioung al singolo “Amen RMX“. Nell’autunno del 2017 esce “Famous Slash“. Nel 2018 esce il primo singolo per Sony, “Ricco e povero” e, sempre per Sony, nel 2019 il singolo “Piatek” con il rapper Polacco Zabson e nel 2020 l’album “Popular“. “Bonita” è il primo singolo di Young Slash che esce per Virgin e Universal.
Vieri, aka VillaBanks, ha 20 anni, vive attualmente a Milano ed è un cantante Urban. Cittadino del mondo, viene influenzato da vari generi musicali che riporterà nelle sue produzioni artistiche. Dopo 3 mixtape prodotti con Linch, con il quale fa squadra fissa ancora oggi, nel 2018 esce il suo primo singolo “9 mesi” e nel giro di pochi mesi riesce a farsi notare e creare attorno a lui una fanbase di fedeli “organica” senza utilizzare nessun tipo di promozione. Nel 2019 esce con una serie di nuovi singoli: “Guadalajara”, “M”, “Pikachu”, “Claque”, “Mentirosa”, “18 anni”, “DEL”, “Chupa Chupa”, “Voglia di te”, “Pego”. I suoi temi sensuali, passionali e carnali passano dall’italiano all’inglese per poi arrivare allo spagnolo e finire al francese.
A settembre 2019 pubblica il suo primo album “NON LO SO”, prodotto interamente da Linch. Il brano “Candy” ft. Vale Pain diventa virale ottenendo 20,5 milioni di stream su Spotify, oltre 8 milioni di visualizzazioni su YouTube e quasi 200mila video creati su TikTok. Nel 2020 pubblica ben due album: a gennaio “Quanto Manca”, di dieci tracce tra cui un feat. con Bello Figo, e a ottobre “El Puto Mundo”, che contiene il singolo di successo “Pasticche” feat. Capo Plaza, che ha superato i 10 milioni di ascolti su Spotify ed è stabile in top 20 dei brani più ascoltati in Italia da più di due settimane, e il feat. con Rosa Chemical nel brano “Succo di bimbi”.
Ad oggi Villabanks è riuscito a conquistare quasi 1 milione di ascoltatori mensili su Spotify e circa 150mila followers su Instagram e, grazie ai suoi “switch” nei brani tra diverse lingue, ha suscitato interesse anche nei mercati internazionali.
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FUTURO, i consigli della settimana di Honiro – week #32
Le partenze, gli arrivi, il tempo che ci sfugge dalle nostre intenzioni, le responsabilità diventano fermate a cui scendere per poi risalire. Protagonista della cover digitale Lea Gavino.
I TRENI – LEA GAVINO
Le partenze, gli arrivi, il tempo che ci sfugge dalle nostre intenzioni, le responsabilità diventano fermate a cui scendere per poi risalire. Nel durante, il tragitto, il momento d’incontro con i nostri pensieri e sensazioni. Più di un semplice brano: un attestato di crescita e cura di se stessi, del proprio tempo.
CIAO CORE – VENERDI’20
Tendiamo al senso di felicità e, allo stesso tempo, possediamo la consapevolezza del suo essere effimero. Tuttavia, per quanto non sempre duraturo, è salvifico, è uno stimolo al cinismo dilagante di un mondo che spegne man mano. Un inno a non dare e nemmeno chiedere spiegazioni a ciò che scalda l’anima, almeno una volta.
CHIAMAMI ANCORA LOVE – AURA
Concludere un rapporto lascia sempre ad un bivio: considerare razionalmente la fine o trovare delle possibilità di reiterare l’imminente, godendosi ciò che ci fa sentire vivi. Non c’è un vero rimedio, se non accettare la concretezza di un nuovo possibile inizio, dentro cui, però, conservare le sfumature passate.
MIRABILMENTE CALVO – ELIO GARRELLO
Penna irriverente e sonorità sperimentali fanno da contorno ad un’efficace e dinamica visione delle cose, in cui l’unico modo per irrompere nello schema e decostruirlo, destabilizzarlo, con una cassa in quattro e lo spirito critico, ormai carente oggigiorno. E proprio perché carente, la rivoluzione è necessaria.
DIMMI CHE NON E’ LA FINE – LYSA
La consueta voce sublime e la scrittura poetica descrivono il tortuoso cammino di una fine che si spera non arrivi mai, ma che incombe con fermezza. Il legame che si dissolve si trasforma in dipendenza inconscia, suggestionando emozioni che vorremmo continuamente a provare. E sono proprio quelle a renderci migliori.
SANG – DARIO JACQUE
Nonostante una conclusione, l’amore resta un ricordo sospirato. Questo non è possibile cancellarlo. Si compensa nella distrazione, ma il sentimento è un tratto della nostra storia. Un inno leggero e profondo, allo stesso tempo, alla sincerità di quello che si prova e che può mutare, ma non può essere rimosso.
MAL D’AMORE – BLOOMIE
Soffocati da quello che si vorrebbe esprimere, ma anche dalla forza di un sentimento che non si fa attendere. Come tutte le cose, rimanere sospesi tra le due sensazioni diventa logorante, distruttivo. Con parole sincere e dirette, l’incertezza può diventare uno strumento con cui riscrivere la propria consapevolezza.
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Ill Grosso: Roma, fragilità e verità nell’Hip-Hop
Ill Grosso, artista romano da sempre legato a una visione autentica e viscerale dell’Hip-Hop, torna con Messa di Mezzanotte, un progetto che affonda le radici nel vissuto personale e nella necessità di raccontare anche le zone d’ombra. Roma non è solo uno sfondo, ma una presenza costante: nei silenzi, nelle crepe, in quella tensione tra durezza e umanità che attraversa tutto il disco.
In questa intervista per Honiro, Ill Grosso parla apertamente di depressione, fragilità e del ruolo centrale che la musica ha avuto nel tenerlo a galla nei momenti più difficili. Un dialogo diretto, senza pose, che restituisce il senso di un ritorno consapevole e di un rap che non ha paura di mostrarsi vulnerabile senza perdere credibilità.
Messa di Mezzanotte diventa così non solo un disco, ma una testimonianza lucida e necessaria, capace di ricordare perché l’Hip-Hop continua a essere uno strumento potente per raccontare la realtà, soprattutto quando fa male.
- In più passaggi del disco si percepisce un periodo buio. Quanto è stato difficile trasformare la depressione in linguaggio artistico?
Non è stata una passeggiata, lo devo ammettere. La depressione è qualcosa che ti toglie le energie e che ti svuota, mentre fare musica, farla bene e fare il rap quello vero, ti chiede tutto. Trasformare quel buio in linguaggio artistico significa dover guardare in faccia cose che preferiresti ignorare. Non è stato difficile scriverlo, perché le parole venivano fuori da sole come un’emorragia ma è stato difficile viverlo prima di poterlo mettere in rima. È un processo di distillazione: prendi il veleno che hai dentro e cerchi di farne una medicina, o almeno una testimonianza che resti. È ORA DI PIANTARLA DI ACCONTENTARE I MEDIOCRI! - Scrivere e produrre musica è stato, per te, una forma di terapia?
Assolutamente sì. Per me è l’unica terapia che funziona davvero, quella che non trovi in farmacia. Piu che mai a sto giro la musica mi ha salvato. Quando sei lì, piegato davanti al pc a produrre o davanti al microfono a registrare le tue rime, scarichi un peso che altrimenti ti schiaccerebbe. Se non avessi avuto il rap, la mia valvola di sfogo, non so dove sarei finito in questi anni di silenzio. La musica non ti guarisce magicamente, ma ti dà gli strumenti per gestire il dolore, per dargli una forma e, quindi, per poterlo dominare invece di farti dominare. - C’è stato un momento in cui la musica ti ha letteralmente tenuto a galla?
Più di uno. Ci sono stati giorni in cui l’unico motivo per alzarmi dal letto era quel beat che dovevo finire, o quella strofa che non suonava ancora bene. La musica ti impone una disciplina quasi militare, ti dà un obiettivo quando tutto il resto sembra non avere senso. Nei momenti più neri, sapere di avere un progetto da portare a termine è stato il mio salvagente. Senza questo disco, quel periodo buio avrebbe potuto inghiottirmi del tutto. - Pensi che il rap abbia ancora la forza di parlare di fragilità senza perdere credibilità?
La credibilità non è fare il duro a tutti i costi, quello é recitare. Credibilità è essere veri, sempre e comunque, punto. Se sei a pezzi e fai finta di essere un superuomo, sei finto, e la gente se ne accorge. Se sali sul palco e racconti storie non tue, la gente se ne accorge. Il rap ha una forza enorme proprio perché può essere crudo e vulnerabile allo stesso tempo. Parlare delle proprie fragilità richiede molta più forza che fare i soliti pezzi autocelebrativi. Chi mi ascolta da anni sa chi sono: se ti racconto la mia caduta, sono più credibile di chi ti racconta solo di successi che magari non ha neanche. - Quanto è importante oggi raccontare anche il lato vulnerabile dell’essere umano, soprattutto nella cultura hip hop?
È vitale. Oggi l’Hip Hop è diventato troppo spesso una fiera delle vanità, dove tutti devono mostrare di essere i più ricchi, quelli con la catena piu costosa al collo, col Rolex piu pimpato degli altri. Ma la vita di chi ti ascolta sta in strada, lavora e soffre, ha problemi ad arrivare a fine mese pure con due lavori. Tornare a raccontare la vulnerabilità significa riconnettersi con la realtà. La cultura Hip Hop è nata per dar voce a chi era ai margini, e spesso chi è ai margini non sa rialzarsi dalle sconfitte e chi é ai margini spesso si sente fragile. Ritornare ad essere umani nella vita di tutti i giorni è l’unica vera rivoluzione rimasta da fare. - Se qualcuno che sta attraversando un periodo simile ascoltasse Messa di Mezzanotte, cosa vorresti che sentisse oltre alle parole?
Vorrei che sentisse i silenzi. Che ascoltasse le pause e i vuoti che ci sono nella musica perché é sopratutto in essi che c’é da sentire. Vorrei che le vibrazioni della musica lo facessero sentire bene e che gli dicessero che non è solo in quel momento buio. Vorrei che percepisse quella spinta che c’è sotto ogni beat. Vorrei che sentisse che il dolore può essere trasformato in qualcosa di solido, di tangibile. Se sono riuscito io a chiudere questo progetto partendo dal fondo, significa che c’è sempre un modo per risalire. Vorrei che chi ascolta sentisse la fatica, ma anche la dignità di chi non si è arreso.
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La diapositiva dei ricordi amati su una cartolina da ”Pico Turquino”, il nuovo singolo degli AlberiNoi
La diapositiva dei ricordi amati su una cartolina da Pico Turquino, il nuovo singolo degli AlberiNoi in uscita il 6 febbraio per Honiro Label.
Un viaggio in una terra lontana, Cuba, che vive nel contrasto dei panorami suggestivi e della desolazione sociale, della povertà che diventa parte di un sistema cinico e complesso. Ma, anche nell’apparenza più amara, si può assaporare la dolcezza della riscoperta di se stessi, di ciò che si cerca e che spesso, quando si ha tutto, è difficile trovare. Un inno a riscoprire l’essenza delle cose, a prendersi del tempo per dare un nuovo valore al tempo.
“Pico Turquino’’ racconta un sogno così potente da sembrare reale: ritrovare una presenza che non c’è più dentro i luoghi che l’hanno amata. Tra mare, vento, natura e voci lontane, il ricordo diventa movimento e vita che scorre. Prodotto a Parma da Emanuele Santona, il brano intreccia percussioni ispirate a Cuba e chitarre sognanti che si aprono nel finale. La canzone si chiude con i suoni reali dell’isola, registrati durante il viaggio, come un abbraccio che resta’’.
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