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Esce oggi ‘Pianeti’, il nuovo album di Ultimo!
E’ uscito, ‘Pianeti’, l’album d’esordio di Ultimo! Il disco è disponibile nei digital stores (distr. Believe Digital) e in copia fisica ordinabile nello store honiro.bigcartel.com
«In questo disco ci sono più cose che avrei voluto vivere che cose che ho vissuto ed il bello è proprio qui: la musica è amica della fantasia, ed io le porto sempre in tasca con me. Non credere a niente che non sia fantasia. Il mondo è un posto misero se lo guardi con gli occhi di tutti. Distinguiti, vola alto – continua Ultimo- Ognuno di noi ha passato, passa e passerà momenti in cui guardandosi allo specchio non vedrà altro che una persona, ed è in quel momento che tu devi prendere in mano un sasso e trasformarlo con la fantasia in un pianeta».
Ultimo è un giovane musicista appartenente alla nostra scuderia Honiro Rookies, una delle label indipendente più attive nel panorama hip hop italiano, che ha nel suo cast artisti quali Briga, Mostro, Sercho, Shiva.
Così Ultimo, racconta, traccia dopo traccia, le canzoni del suo album d’esordio:
“CHIAVE”
La prima è sempre la prima. Non è una scelta casuale che il disco inizi con lei. Ricordo ancora quando entrai per la prima volta in studio da Yoshimitsu e Manusso e dissi “voglio esordire con questa”.
Mi piace pensarla più come un inno che come un brano…
La chiave è un simbolo magico: apre e chiude ogni cosa. Quando ho iniziato questo percorso mi sono detto “con questa devo aprirmi il destino. Ho sempre appesa al collo una chiave, apre la testa ad ogni rivale…”
“IL CAPOLAVORO”
Nasce in uno stupido pomeriggio di agosto. È l’unico brano del disco in cui la musica l’ho scritta insieme ad un altro musicista.. Un giorno Yoshi mi inviò una nota vocale su whatsapp e dopo 15 minuti gli rinviai il brano finito. Il titolo può ingannare, può far pensare alla canzone perfetta… invece è tutt’altro; nel testo io ammetto che lei era la sola nota che riusciva a far uscire da me il capolavoro che ho dentro, e che ora sembra non appartenermi più. È una nostalgia che mi porto dentro di quello che ero, che eravamo insieme… quando tutto sembrava troppo più facile di ora.
“PIANETI”
Il singolo dell’album. Il titolo dell’album. Molti di voi mi hanno chiesto il perchè di questa scelta… Io sono un sognatore, da sempre… e non ho mai voluto perdere la mia voglia di evadere. Mi spiego meglio. A me il mondo sta stretto, è un posto pieno di convinzioni inutili che la maggior parte della gente indossa. Io no, o almeno utopisticamente parlando, cerco di convincermi che sono il più lontano possibile dalla realtà. Non c’è stato giorno che Dio ha creato in cui non mi sono perso nella fantasia. L’amore si sa, c’è chi non lo dice, ma si sa, è il motore di tutto… e quando mi sono ritrovato a non riuscire a mostrarlo come volevo, e che non veniva recepito come io volevo, ho deciso di scrivere una canzone sull’attesa (come anche il video stupendo di Emanuele Pisano può confermare). Ho scelto di non scegliere. Sapendo che almeno nella fantasia, quello che nel mondo è un semplice sasso, io posso trasformarlo in un pianeta.
“MILLE UNIVERSI”
Incomprensione e rabbia. E’ la canzone più “cruda” del disco. Un viaggio nella consapevolezza di non riuscire più a controllare le cose. Lo scrissi un anno fa dopo aver terminato un discorso con uno dei tanti giullari che si spacciano per artisti e poi passa le giornate a capire come rimorchiare qualche ragazzina sui social. Ricordo che mi diede un fastidio tale da volergli spaccare la birra in testa. Si vantava di stronzate come i seguaci su Instagram, modi infimi su come arrivare ad essere più popolare, come rubare idee di qua e di la, e tutto con l’aria da superiore di chi pensa di essere davvero convinto di esistere. Tornai a casa e come prima frase mi uscì spontanea “a me serve di più di un telefono nuovo”… doveva essere chiaro quello che NON volevo. Maledette le persone.
“SABBIA”
Nella track-list è subito dopo “mille universi” e non è un caso. Hanno molto in comune. In entrambi i pezzi esterno una difficoltà ad associarmi alle cose e alle persone; con la differenza che in Sabbia mi esprimo al futuro sperando che le cose cambino (“voglio che un giorno si sappia…”) Mi piace pensarla come una canzone contro la resa. Perché tutti noi infondo siamo granelli che riempiono una spiaggia… e tutti noi abbiamo la possibilità di essere distinguerci, ognuno di noi resta unico se lo vuole.
“RACCONTERO’ DI TE”
Questo brano insieme a “Giusy” sono gli unici che ho scritto quando avevo 16 anni. Ero appena tornato da Cracovia e anche ora il solo ripensare a quel viaggio mi sta provocando una nostalgia incolmabile. Vivevo la mia prima relazione con una ragazza e quando tornai mi accorsi che per sempre qualcosa sarebbe cambiato… ma l’amore in quel caso fu solo un odore da inseguire per arrivare ad altro; infatti iniziai a scrivere d’amore per poi arrivare a parlare di qualsiasi cosa in quel momento mi faceva sentire vuoto. Avevo solo voglia di immaginare la mia vita tra vent’anni, e sapere quali fossero le cose che avrei voluto raccontare. Un concetto fondamentale che ripeto spesso anche parlando tutti i giorni lo esprime nella parte in cui scrivo : “Le volte che ho respinto e dicevano “sei un viziato” perché ho sempre avuto tutto e ho amato ciò che mi è mancato…vai a spiegarglielo a chi predica soltanto che è proprio chi ha avuto il pane che desidera qualcos’altro”; ovvero che non è vero che chi ha avuto tutto dalla vita non ha un motivo per lamentarsi semplicemente perché ha un piatto caldo a tavola, anzi, è proprio chi ha il pane assicurato, che cerca altro, ed è chi ha altro che cercherà altro ancora.
“GIUSY”
Un manifesto sulla fragilità femminile, che da sempre mi affascina. La cosa assurda che mi succede con questo pezzo è che l’ho scritto a 16 anni ma ogni volta che lo ascolto scopro in quello che dico nuove sfaccettature, ed è l’unico brano in cui trovo forza. Tante volte mi viene chiesto: “ma cosa provi quando ascolti i tuoi brani?” Io rispondo che se li ascolto è per aggiustare dettagli tecnici o perchè voglio cambiare qualcosa… con Giusy no, lei mi da forza nella vita quando sono giù, trovo nelle mie parole forza per me, e non c’è cosa più intima musicalmente parlando… che anche se le cose vanno male e se la vita si ribella, io posso sempre ribellarmi più di lei.
“OVUNQUE TU SIA”
Voglia di evadere che si ripresenta. E’ il mio “mal di mondo” che si ripresenta. Nel brano racconto i postumi di una storia d’amore finita, cercando di saturare i dettagli che più mi hanno colpito. Ho cercato di richiudere nelle strofe quello che materialmente mi mancava, (“è rimasta la collana che ti avevo regalato…”), sfociando nel ritornello con un urlo di speranza e di richiesta: “portami via, dove il mondo è un’idea…dove ancora sei mia…” E’ una canzone uscita a Maggio come mio secondo singolo, e secondo me ha un filo musicale coerente.
“LA STORIA DI UN UOMO”
Questa è la storia di un uomo pieno di speranze che è partito in cerca d’amore. Oggi guardandosi intorno tra i ragazzi che scelgono l’amore sembra trovare solo ovvietà. Qui invece c’è una persona pronta a scavalcare il mare che lo divide dalla donna che vuole, soltanto per averla accanto. Nel brano ci sono “botta e risposta” tra i due protagonisti, con l’uomo che forse quando capisce di aver viaggiato per la donna sbagliata, torna nella sua città, ed un pomeriggio sovrastato dalla nostalgia chiama la ragazza disperato e vomita al telefono tutto l’amore che prova per lei, e lei non sa fare altro che chiedergli se è ubriaco… Lui confessa di aver avuto forse un comportamento infantile, ma almeno pieno di purezza e sincerità. “L’amore è lacuna, si ama ciò che non si ha, come il giorno ama la luna”; questa è la frase che racchiude questo pezzo perché forse, saremo sempre tutti quanti affascinati dall’impossibile e sarà sempre il passo da compiere quello che riteniamo giusto.
“WENDY”
E’ davvero possibile fantasticare su una persona che neanche si conosce fino ad averla con se tutti i giorni? Si. Senza veli confesso di farlo da sempre. Wendy è la donna che sogno mentre torno dallo studio a casa, è lo spazio di luce tra la siepe, è la bellezza rassicurante che mi culla ogni notte, è il sogno che non si deve mai avverare. Il blu nei suoi occhi mi conosce come nessuno. Io non mi ritengo un ragazzo romantico, ma mi ritengo abbastanza fragile da poter capire che solo immaginando l’amore lo si può vivere in modo perfetto. Mai e poi mai vorrei Wendy vicino a me, oppure parlare di cose stupide con lei di cui parlano tutti perchèélei è perfetta così: tra il sogno e la speranza. “Ti prego Wendy non finire come loro, con il cuore sotto terra e con il sogno di un lavoro!” Questa è l’unica cosa che ti chiedo.
“L’UNICA FORZA CHE HO”
Questo brano arriva dopo “Wendy”, la traccia precedente, perché è la coscienza che ogni tanto riemerge. Quando ti accorgi che l’unica forza che hai rimane nel sogno e tu devi tornare alla realtà delle cose quotidiane, della burocrazia, dei caffè, della macchina che si rompe, ti senti piccolo da far schifo… e questo succede a me molte volte lasciandomi un amaro in bocca. C’è l’amarezza di aver voluto esternare un amore e non averlo tenuto dentro: “vedi quanto costa poi parlarne? Dirti che ti voglio veramente? Che non ho visto mai occhi più grandi? Blu come il cielo che avevo davanti…” e si torna al discorso di Wendy…ovvero che, almeno per me, vale la pena vivere dentro le cose, compreso l’amore, che tanto una volta urlato, non ne rimane altro che parole su parole.
“SOGNI APPESI”
La canzone più bella che abbia mai scritto. “Dalla parte degli ultimi per sentirmi primo”. Non penso serva aggiungere altro.
“L’ELEGANZA DELLE STELLE”
Arrangiamento sublime di Yoshimitsu e Manusso che mi ha lasciato senza parole. Anche qui è la solita storia… Mi sta stretto il mondo e immagino una parte di quello che vorrei cambiare se solo ne avessi la possibilità. In questo brano riesco a percepire quanto il mio maestro Lucio Dalla mi abbia influenzato. Il suo modo di elaborare i testi mi ha condizionato per sempre (senza voler assolutamente paragonarmi ad un Dio della musica come lui).
“Saresti la risorsa per ogni sorriso, sarebbe la tua vita il tuo film preferito; e poi se mi credessi ti porterei in salvo dallo smog, dagli spari di un mondo violento…” E’ di nuovo il mio ribrezzo per certe sfumature del mondo che mi spingono a volerlo vivere senza farne parte… utopia? Si.
“STASERA”
Il brano più intimo del disco. Non a casa l’outro. L’ho scritto immaginando come vorrei che fosse la persona che voglio vicino. Analizzo i particolari di lei, è un pezzo che illumina le sfumature che amo della donna. “Tutto quello che chiedo è avere te che detesti litigarci il cuscino, mentre di notte calpesti.” Non c’è cosa più bella di vedere una donna dormire, e vedere finalmente le sue mille angosce spegnersi sul viso… vederla chiusa in se stessa e sentirla respirare piano; sdraiarsi vicino a lei rivolendo il tuo cuscino che nel sonno lei sta abbracciando, e mentre lo riprendi lei si oppone tenendoselo stretto ma cedendo alla fine… “lamentandosi” con un tenero capriccio calpestando le lenzuola per aver sfiorato il suo sonno. Tutto questo dopo averle chiesto a fine cena “Resti stasera? Fuori piove e non ho voglia di altro…”
Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, nasce a Roma il 27 Gennaio 1996. Studia pianoforte dall’età di 8 anni presso il conservatorio di musica S.Cecilia di Roma. Inizia a scrivere le sue prime canzoni dai 14 anni: il suo stile nel corso degli anni si evolve in un connubio fra la musica cantautoriale e quella hip hop. Nel 2016 vince il contest più importante per gruppi e solisti emergenti di musica hip hop italiana promosso dalla Honiro, vince e inizia, nel marzo 2017, la sua collaborazione con la Honiro con il singolo d’esordio intitolato “Chiave”
A maggio 2017, Ultimo, ha aperto, con grande successo di pubblico e critica, il concerto di Fabrizio Moro al Palalottomatica di Roma, mentre a settembre si è esibito al MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma – nel corso dell’ Honiro Label Party.
Di seguito trovate il videoclip ufficiale della title track del disco, ‘Pianeti’, diretto da Emanuele Pisano per Honiro Factory. Buona visione!
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Met Fish si mette allo specchio: dentro “Anamnesi”, il disco che trasforma le fragilità in musica
Cercare di capire chi si è davvero non è sempre un esercizio semplice. Con Anamnesi, Met Fish prova a farlo attraverso la musica, costruendo un progetto che mette al centro dubbi, paure, relazioni complesse e quei conflitti interiori che spesso restano nascosti dietro le apparenze.
Lontano dalle logiche dell’impatto immediato, l’artista romano firma un EP che nasce dall’introspezione e dalla necessità di osservare sé stesso senza filtri. Tra influenze che spaziano dall’hip hop all’elettronica, un forte legame con lo storytelling e un concept ispirato all’universo di Magritte, Anamnesi si presenta come un percorso personale che invita l’ascoltatore a confrontarsi con le proprie ombre.
Ne abbiamo parlato con Met Fish per approfondire la nascita del progetto e la visione che lo accompagna.
Il titolo Anamnesi richiama immediatamente qualcosa di medico e introspettivo. Quando hai capito che sarebbe stato il nome perfetto per questo progetto?
L’ho capito alla fine delle registrazioni, quando avevo i mix e master di tutti i pezzi, confrontandomi con diversi addetti ai lavori, mi facevano tutti le stesse domande:” ma tu chi sei esattamente? Cosa vuoi essere?” All’inizio ci ridevo su, poi pian piano ho iniziato anche io a pormi gli stessi quesiti e non avevo una risposta. Da lì mi è venuta l’ispirazione per il titolo.
Il disco affronta temi molto delicati come depressione, ansia e relazioni tossiche. Quanto è importante per te raccontare questi argomenti senza romanticizzarli?
E’ fondamentale raccontarli senza romanticizzarli, perché non bisogna mai dimenticare che per quanto una canzone sia profonda e veritiera, non rispecchierà mai le emozioni che prova chi vive certe storie, la depressione e le relazioni tossiche alle volte hanno risvolti brutali che a volte culminano con il suicidio, questo non può essere reso romantico, va raccontato per ciò che è: una tragedia.
Nel tuo percorso hai sempre alternato scrittura, produzione e ricerca sonora. Ti senti più rapper, producer o storyteller?
Chi ascolta le mie tracce dice che sullo storytelling mi esprimo al meglio, però a me piace sia narrare che fare freestyle o giocare con la metrica, per cui ti dico che mi sento sia un rapper che storyteller. Le produzioni ultimamente le sto curando sempre meno, preferisco concentrarmi sulla scrittura.
L’opera di Magritte che ispira il concept del disco parla dell’impossibilità di conoscersi davvero. Pensi che la musica ti abbia aiutato a capire meglio chi sei?
Lo sta facendo, devo dire che è un’esperienza incredibile, è bellissimo potersi fermare un attimo e dire:”wow! Ho scoperto questo lato di me che non conoscevo”.
Hai attraversato diverse fasi musicali, dal freestyle più classico fino alle produzioni Techno e Trance. Quanto queste contaminazioni hanno influenzato Anamnesi?
L’hanno influenzata tantissimo, il background di musica elettronica mi ha aiutato a scegliere le strumentali e creare le atmosfere giuste; invece, il freestyle mi ha aiutato a tirare fuori tutte le emozioni e metterle in un testo senza stare a pensare troppo alle regole.
I singoli usciti prima dell’EP mostrano facce diverse del progetto. Hai pensato alla tracklist come a un vero percorso narrativo?
Esattamente, ho cercato fare una tracklist che fosse un percorso a tappe e che ognuna di esse lasciasse un’emozione diversa all’ascoltatore.
In un momento storico in cui molti progetti puntano sull’impatto immediato, tu hai scelto un disco molto personale e concettuale. È stata una scelta naturale o quasi controcorrente?
Per me è stata una scelta naturale, ho scritto le canzoni in un periodo in cui provavo determinate emozioni e stavo vivendo determinate esperienze, così mi è venuto spontaneo metterle in un EP.

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Strange Days Festival 2026: tre giorni di musica, sport e comunità nel cuore della provincia romana
Dal 10 al 12 luglio 2026 torna a Monteflavio, in provincia di Roma, lo Strange Days Festival, appuntamento che negli anni è diventato una delle realtà indipendenti più riconoscibili del territorio laziale. Nato nel 2012 dall’idea della Pro Loco Monteflavio, il festival ha saputo trasformarsi da semplice iniziativa locale a evento capace di richiamare migliaia di persone grazie a una proposta costruita attorno alla musica, alla condivisione e alla valorizzazione delle energie del territorio. Fin dalle prime edizioni l’obiettivo è stato quello di offrire un’alternativa alle classiche feste di paese, creando uno spazio in cui incontrarsi, vivere esperienze autentiche e scoprire artisti emergenti e realtà musicali differenti. Un progetto che continua a mantenere una forte anima associativa: l’ingresso resta completamente gratuito e tutti i ricavi derivanti da food & beverage vengono reinvestiti nell’organizzazione, permettendo al festival di crescere anno dopo anno grazie all’impegno di volontari, sostenitori e cittadini.
Un passaggio fondamentale nella storia dello Strange Days Festival arriva nel 2017, quando la scelta di ospitare il rapper Coez porta oltre 4.000 persone a Monteflavio, segnando una svolta decisiva per la manifestazione. Da quel momento il festival amplia il proprio raggio d’azione, ospitando nel corso degli anni artisti come Mostro, Rancore, Brusco, Shade, Ludwig, Gianni Bismark, Boro Boro e Il Pagante, consolidandosi come punto di riferimento per il pubblico giovane e per gli appassionati di musica live.
Villabanks, Massimo Pericolo, Harley-Davidson e una domenica tra boxe e musica
L’edizione 2026 conferma la volontà di proporre un’offerta culturale e musicale sempre più ricca. Venerdì 10 luglio il palco accoglierà Jess&Noe, Clockworks Band, DJ Prince e, come headliner della serata, Villabanks, seguito dal dj set di Marco Valeri DJ.
Sabato 11 luglio spazio a Federico Frappetta, Street Survivors, DJ Ferrante e DJ Marconi prima dell’atteso live di Massimo Pericolo, con chiusura affidata a Borghetta Stile. Nel corso del pomeriggio il pubblico potrà inoltre visitare una speciale esposizione di moto Harley-Davidson che resteranno presenti all’interno della venue per tutta la serata, contribuendo a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera del festival e aggiungendo un ulteriore elemento di richiamo a un programma già particolarmente ricco.
La giornata di domenica 12 luglio sarà invece dedicata allo sport con un grande evento nazionale di boxe. All’interno dell’area del festival verrà allestito un ring che ospiterà incontri per tutta la giornata, trasformando la manifestazione in un punto di incontro tra sport, spettacolo e aggregazione. A completare il programma salirà sul palco anche il gruppo locale Lo Spiccio, confermando l’attenzione che da sempre lo Strange Days Festival riserva agli artisti del territorio. Al termine del torneo la musica continuerà con un dj set che accompagnerà il pubblico fino a tarda notte.
Nonostante la crescita e la presenza di artisti di primo piano della scena italiana, lo Strange Days Festival continua a difendere il proprio principio fondamentale: l’accessibilità. In un panorama in cui gli eventi musicali tendono sempre più spesso a diventare esclusivi o costosi, Monteflavio sceglie ancora una volta la strada dell’ingresso gratuito, mantenendo vivo quel senso di appartenenza che rappresenta il vero cuore della manifestazione. L’obiettivo resta lo stesso di sempre: creare una comunità, accogliere persone provenienti da ogni luogo e offrire qualcosa che vada oltre il semplice concerto, trasformando tre giorni d’estate in un’esperienza da condividere e ricordare.
Evento: Strange Days Festival 2026
Organizzazione: Pro Loco Monteflavio
Date: 10, 11 e 12 luglio 2026
Luogo: Monteflavio (Roma)
Ingresso: Gratuito

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Easy Blood: quattro percorsi, un disco nato dalla stessa visione
Certe collaborazioni nascono per caso, altre perché era semplicemente arrivato il momento giusto. Easy Blood è il risultato dell’incontro tra Michael The Skillerz, Tau, G.Love e Dj Erbo, quattro artisti con storie diverse ma accomunati da una passione viscerale per l’hip hop e da un modo molto preciso di viverlo.
Tra boom bap, scratch, barre e una forte identità culturale, il progetto rappresenta il primo lavoro ufficiale di questa formazione. Abbiamo parlato con loro della nascita del disco, del rapporto umano che tiene insieme il gruppo, dell’evoluzione della scena e delle prospettive future di una collaborazione che potrebbe non fermarsi qui.
Easy Blood è il vostro primo progetto ufficiale insieme: cosa ha reso questa formazione quella giusta per un disco completo?
Mike: tutti i progetti vincenti, e questo sicuramente lo è, sono tenuti in piedi dai rapporti umani, noi quattro abbiamo tutti delle visioni simili, soprattutto per quanto riguarda il modo di intendere l’Hip Hop e l’amore viscerale per la cultura.
Tau: io e Mike ci conosciamo da tempo e nutriamo una stima reciproca sia umana che “artistica”. G.Love e Erbo sono stati per me una meravigliosa scoperta: G produce esattamente come piace a me ed è una persona divertente e professionale, Erbo è solo un ragazzo ma ha già davanti a sè un grandioso futuro, è fottutamente forte a scratchare.
Erbo: Sicuramente la nostra passione comune: l’hip hop. Dopodiché tra noi si è formata un’ottima intesa grazie alle capacità creative e alle idee riguardanti il progetto. G.Love, Mike e Tau sono delle personalità eccellenti: sono dei professionisti, ma al tempo stesso sanno metterti a tuo agio.
Venite da percorsi diversi ma complementari: come avete gestito il processo creativo per mantenere coerenza?
Mike: ci siamo lasciati tutti molto liberi di esprimerci, partivamo da un rapporto di fiducia reciproco e quindi è stato tutto molto naturale e semplice, il direttore d’orchestra è stato G.Love che ci ha proposto il sound e ci ha fatto anche da Hub per registrazioni varie, ma almeno per me è stato tutto molto semplice e naturale.
Tau: il progetto si è modellato molto lungo il sentiero, ma il risultato finale è una amalgama coerente di quattro teste hip hop che amano e rispettano questa cultura.
Erbo: Per fare un pezzo ci si trova, si buttano giù idee e si prova. ciò che piace, lo si tiene e ciò che non va bene si tenta di perfezionarlo; non c’è modo migliore per trovare un punto d’incontro e creare il prodotto giusto. La fortuna è stata che noi 4 eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, quindi diciamo che non abbiamo faticato a cooperare.
Michael, il tuo ingresso in Vibrarecords segna un passaggio importante: quanto ha influito sul progetto?
Michael The Skillerz: Siamo tutti e quattro dei grandissimi fan di Vibrarecords e del lavoro che questa etichetta ha fatto per tenere vivo l’Hip-Hop in Italia, ne conosciamo l’importanza e conosciamo anche l’importanza degli artisti che sono passati da li. Ho avuto la grandissima fortuna di entrare in questa etichetta per il mio ultimo disco da solista, nello stesso periodo ho avuto il piacere di collaborare al disco da producer di G.Love con una traccia, siamo rimasti soddisfatti entrambi e abbiamo capito subito che poteva esserci quel feeling che ci avrebbe permesso anche di lavorare a qualcosa di più grosso, nel frattempo ero rimasto in contatto anche col Tau e stavamo valutando l’idea di fare uscire un ep o qualcosa di simile, poi alla fine mi è venuta l’idea di mettere assieme tutti i mezzi discorsi aperti e di farli convergere in un unico lavoro, coinvolgendo anche Erbo per la parte scratch visto che aveva già collaborato con Gil per gli scratch di Ember e mi erano piaciuto tantissimo, e di sfruttare il fatto che fossi in Vibra per fare uscire il disco con loro… Per fortuna tutti i tasselli si sono infilati esattamente dove dovevano infilarsi.
G.Love, lavori da anni nella scena: cosa vedi oggi che prima non c’era, nel bene e nel male?
G.Love: Sicuramente nel bene e nel male è il termine corretto perchè si sono tantissime luci e ombre rispetto ai ‘90 o i ‘2000. Gli aspetti molto positivi sono legati alla velocità di produzione e di scambio di informazioni e la facilità con cui si possono creare nuovi contatti. Quelli negativi che riscontro specialmente nella parte di beatmaking sono l’omologazione e il filone dei type beat che proprio non riesco a capire ed anche questa tendenza a “vendere e comprare” beat anteponendo uno scambio commerciale ad una collaborazione basata su passione e condivisione.
Tau, quanto è cambiato il tuo approccio alla scrittura rispetto agli inizi con le crew?
Tau: Beh credo che un’evoluzione sia inevitabile, per quanto credo di avere sempre i miei “marchi di fabbrica”. Sicuramente ascoltare le strofe di Mike mi ha dato una spinta a cercare qualche citazione e qualche riferimento in più del solito. Inoltre, ci sono un paio di pezzi che potreste tranquillamente fare ascoltare alle vostre figlie.
Guardando avanti: Easy Blood è un punto di arrivo o l’inizio di qualcosa di più strutturato come collettivo?
Mike: lavorare insieme è stato molto divertente e molto piacevole, il risultato molto soddisfacente, adesso cercheremo di portarlo un po in giro con dei live, sicuramente mi sento molto aperto all’idea che possa essere una partenza piuttosto che un arrivo.
Tau: Sicuramente l’affiatamento che si è creato ci porterà a collaborare nuovamente in futuro.
Erbo: “Non escludo il ritorno.”, collaborazione troppo bella per finire qui.
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