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Esce oggi ‘Pianeti’, il nuovo album di Ultimo!
E’ uscito, ‘Pianeti’, l’album d’esordio di Ultimo! Il disco è disponibile nei digital stores (distr. Believe Digital) e in copia fisica ordinabile nello store honiro.bigcartel.com
«In questo disco ci sono più cose che avrei voluto vivere che cose che ho vissuto ed il bello è proprio qui: la musica è amica della fantasia, ed io le porto sempre in tasca con me. Non credere a niente che non sia fantasia. Il mondo è un posto misero se lo guardi con gli occhi di tutti. Distinguiti, vola alto – continua Ultimo- Ognuno di noi ha passato, passa e passerà momenti in cui guardandosi allo specchio non vedrà altro che una persona, ed è in quel momento che tu devi prendere in mano un sasso e trasformarlo con la fantasia in un pianeta».
Ultimo è un giovane musicista appartenente alla nostra scuderia Honiro Rookies, una delle label indipendente più attive nel panorama hip hop italiano, che ha nel suo cast artisti quali Briga, Mostro, Sercho, Shiva.
Così Ultimo, racconta, traccia dopo traccia, le canzoni del suo album d’esordio:
“CHIAVE”
La prima è sempre la prima. Non è una scelta casuale che il disco inizi con lei. Ricordo ancora quando entrai per la prima volta in studio da Yoshimitsu e Manusso e dissi “voglio esordire con questa”.
Mi piace pensarla più come un inno che come un brano…
La chiave è un simbolo magico: apre e chiude ogni cosa. Quando ho iniziato questo percorso mi sono detto “con questa devo aprirmi il destino. Ho sempre appesa al collo una chiave, apre la testa ad ogni rivale…”
“IL CAPOLAVORO”
Nasce in uno stupido pomeriggio di agosto. È l’unico brano del disco in cui la musica l’ho scritta insieme ad un altro musicista.. Un giorno Yoshi mi inviò una nota vocale su whatsapp e dopo 15 minuti gli rinviai il brano finito. Il titolo può ingannare, può far pensare alla canzone perfetta… invece è tutt’altro; nel testo io ammetto che lei era la sola nota che riusciva a far uscire da me il capolavoro che ho dentro, e che ora sembra non appartenermi più. È una nostalgia che mi porto dentro di quello che ero, che eravamo insieme… quando tutto sembrava troppo più facile di ora.
“PIANETI”
Il singolo dell’album. Il titolo dell’album. Molti di voi mi hanno chiesto il perchè di questa scelta… Io sono un sognatore, da sempre… e non ho mai voluto perdere la mia voglia di evadere. Mi spiego meglio. A me il mondo sta stretto, è un posto pieno di convinzioni inutili che la maggior parte della gente indossa. Io no, o almeno utopisticamente parlando, cerco di convincermi che sono il più lontano possibile dalla realtà. Non c’è stato giorno che Dio ha creato in cui non mi sono perso nella fantasia. L’amore si sa, c’è chi non lo dice, ma si sa, è il motore di tutto… e quando mi sono ritrovato a non riuscire a mostrarlo come volevo, e che non veniva recepito come io volevo, ho deciso di scrivere una canzone sull’attesa (come anche il video stupendo di Emanuele Pisano può confermare). Ho scelto di non scegliere. Sapendo che almeno nella fantasia, quello che nel mondo è un semplice sasso, io posso trasformarlo in un pianeta.
“MILLE UNIVERSI”
Incomprensione e rabbia. E’ la canzone più “cruda” del disco. Un viaggio nella consapevolezza di non riuscire più a controllare le cose. Lo scrissi un anno fa dopo aver terminato un discorso con uno dei tanti giullari che si spacciano per artisti e poi passa le giornate a capire come rimorchiare qualche ragazzina sui social. Ricordo che mi diede un fastidio tale da volergli spaccare la birra in testa. Si vantava di stronzate come i seguaci su Instagram, modi infimi su come arrivare ad essere più popolare, come rubare idee di qua e di la, e tutto con l’aria da superiore di chi pensa di essere davvero convinto di esistere. Tornai a casa e come prima frase mi uscì spontanea “a me serve di più di un telefono nuovo”… doveva essere chiaro quello che NON volevo. Maledette le persone.
“SABBIA”
Nella track-list è subito dopo “mille universi” e non è un caso. Hanno molto in comune. In entrambi i pezzi esterno una difficoltà ad associarmi alle cose e alle persone; con la differenza che in Sabbia mi esprimo al futuro sperando che le cose cambino (“voglio che un giorno si sappia…”) Mi piace pensarla come una canzone contro la resa. Perché tutti noi infondo siamo granelli che riempiono una spiaggia… e tutti noi abbiamo la possibilità di essere distinguerci, ognuno di noi resta unico se lo vuole.
“RACCONTERO’ DI TE”
Questo brano insieme a “Giusy” sono gli unici che ho scritto quando avevo 16 anni. Ero appena tornato da Cracovia e anche ora il solo ripensare a quel viaggio mi sta provocando una nostalgia incolmabile. Vivevo la mia prima relazione con una ragazza e quando tornai mi accorsi che per sempre qualcosa sarebbe cambiato… ma l’amore in quel caso fu solo un odore da inseguire per arrivare ad altro; infatti iniziai a scrivere d’amore per poi arrivare a parlare di qualsiasi cosa in quel momento mi faceva sentire vuoto. Avevo solo voglia di immaginare la mia vita tra vent’anni, e sapere quali fossero le cose che avrei voluto raccontare. Un concetto fondamentale che ripeto spesso anche parlando tutti i giorni lo esprime nella parte in cui scrivo : “Le volte che ho respinto e dicevano “sei un viziato” perché ho sempre avuto tutto e ho amato ciò che mi è mancato…vai a spiegarglielo a chi predica soltanto che è proprio chi ha avuto il pane che desidera qualcos’altro”; ovvero che non è vero che chi ha avuto tutto dalla vita non ha un motivo per lamentarsi semplicemente perché ha un piatto caldo a tavola, anzi, è proprio chi ha il pane assicurato, che cerca altro, ed è chi ha altro che cercherà altro ancora.
“GIUSY”
Un manifesto sulla fragilità femminile, che da sempre mi affascina. La cosa assurda che mi succede con questo pezzo è che l’ho scritto a 16 anni ma ogni volta che lo ascolto scopro in quello che dico nuove sfaccettature, ed è l’unico brano in cui trovo forza. Tante volte mi viene chiesto: “ma cosa provi quando ascolti i tuoi brani?” Io rispondo che se li ascolto è per aggiustare dettagli tecnici o perchè voglio cambiare qualcosa… con Giusy no, lei mi da forza nella vita quando sono giù, trovo nelle mie parole forza per me, e non c’è cosa più intima musicalmente parlando… che anche se le cose vanno male e se la vita si ribella, io posso sempre ribellarmi più di lei.
“OVUNQUE TU SIA”
Voglia di evadere che si ripresenta. E’ il mio “mal di mondo” che si ripresenta. Nel brano racconto i postumi di una storia d’amore finita, cercando di saturare i dettagli che più mi hanno colpito. Ho cercato di richiudere nelle strofe quello che materialmente mi mancava, (“è rimasta la collana che ti avevo regalato…”), sfociando nel ritornello con un urlo di speranza e di richiesta: “portami via, dove il mondo è un’idea…dove ancora sei mia…” E’ una canzone uscita a Maggio come mio secondo singolo, e secondo me ha un filo musicale coerente.
“LA STORIA DI UN UOMO”
Questa è la storia di un uomo pieno di speranze che è partito in cerca d’amore. Oggi guardandosi intorno tra i ragazzi che scelgono l’amore sembra trovare solo ovvietà. Qui invece c’è una persona pronta a scavalcare il mare che lo divide dalla donna che vuole, soltanto per averla accanto. Nel brano ci sono “botta e risposta” tra i due protagonisti, con l’uomo che forse quando capisce di aver viaggiato per la donna sbagliata, torna nella sua città, ed un pomeriggio sovrastato dalla nostalgia chiama la ragazza disperato e vomita al telefono tutto l’amore che prova per lei, e lei non sa fare altro che chiedergli se è ubriaco… Lui confessa di aver avuto forse un comportamento infantile, ma almeno pieno di purezza e sincerità. “L’amore è lacuna, si ama ciò che non si ha, come il giorno ama la luna”; questa è la frase che racchiude questo pezzo perché forse, saremo sempre tutti quanti affascinati dall’impossibile e sarà sempre il passo da compiere quello che riteniamo giusto.
“WENDY”
E’ davvero possibile fantasticare su una persona che neanche si conosce fino ad averla con se tutti i giorni? Si. Senza veli confesso di farlo da sempre. Wendy è la donna che sogno mentre torno dallo studio a casa, è lo spazio di luce tra la siepe, è la bellezza rassicurante che mi culla ogni notte, è il sogno che non si deve mai avverare. Il blu nei suoi occhi mi conosce come nessuno. Io non mi ritengo un ragazzo romantico, ma mi ritengo abbastanza fragile da poter capire che solo immaginando l’amore lo si può vivere in modo perfetto. Mai e poi mai vorrei Wendy vicino a me, oppure parlare di cose stupide con lei di cui parlano tutti perchèélei è perfetta così: tra il sogno e la speranza. “Ti prego Wendy non finire come loro, con il cuore sotto terra e con il sogno di un lavoro!” Questa è l’unica cosa che ti chiedo.
“L’UNICA FORZA CHE HO”
Questo brano arriva dopo “Wendy”, la traccia precedente, perché è la coscienza che ogni tanto riemerge. Quando ti accorgi che l’unica forza che hai rimane nel sogno e tu devi tornare alla realtà delle cose quotidiane, della burocrazia, dei caffè, della macchina che si rompe, ti senti piccolo da far schifo… e questo succede a me molte volte lasciandomi un amaro in bocca. C’è l’amarezza di aver voluto esternare un amore e non averlo tenuto dentro: “vedi quanto costa poi parlarne? Dirti che ti voglio veramente? Che non ho visto mai occhi più grandi? Blu come il cielo che avevo davanti…” e si torna al discorso di Wendy…ovvero che, almeno per me, vale la pena vivere dentro le cose, compreso l’amore, che tanto una volta urlato, non ne rimane altro che parole su parole.
“SOGNI APPESI”
La canzone più bella che abbia mai scritto. “Dalla parte degli ultimi per sentirmi primo”. Non penso serva aggiungere altro.
“L’ELEGANZA DELLE STELLE”
Arrangiamento sublime di Yoshimitsu e Manusso che mi ha lasciato senza parole. Anche qui è la solita storia… Mi sta stretto il mondo e immagino una parte di quello che vorrei cambiare se solo ne avessi la possibilità. In questo brano riesco a percepire quanto il mio maestro Lucio Dalla mi abbia influenzato. Il suo modo di elaborare i testi mi ha condizionato per sempre (senza voler assolutamente paragonarmi ad un Dio della musica come lui).
“Saresti la risorsa per ogni sorriso, sarebbe la tua vita il tuo film preferito; e poi se mi credessi ti porterei in salvo dallo smog, dagli spari di un mondo violento…” E’ di nuovo il mio ribrezzo per certe sfumature del mondo che mi spingono a volerlo vivere senza farne parte… utopia? Si.
“STASERA”
Il brano più intimo del disco. Non a casa l’outro. L’ho scritto immaginando come vorrei che fosse la persona che voglio vicino. Analizzo i particolari di lei, è un pezzo che illumina le sfumature che amo della donna. “Tutto quello che chiedo è avere te che detesti litigarci il cuscino, mentre di notte calpesti.” Non c’è cosa più bella di vedere una donna dormire, e vedere finalmente le sue mille angosce spegnersi sul viso… vederla chiusa in se stessa e sentirla respirare piano; sdraiarsi vicino a lei rivolendo il tuo cuscino che nel sonno lei sta abbracciando, e mentre lo riprendi lei si oppone tenendoselo stretto ma cedendo alla fine… “lamentandosi” con un tenero capriccio calpestando le lenzuola per aver sfiorato il suo sonno. Tutto questo dopo averle chiesto a fine cena “Resti stasera? Fuori piove e non ho voglia di altro…”
Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, nasce a Roma il 27 Gennaio 1996. Studia pianoforte dall’età di 8 anni presso il conservatorio di musica S.Cecilia di Roma. Inizia a scrivere le sue prime canzoni dai 14 anni: il suo stile nel corso degli anni si evolve in un connubio fra la musica cantautoriale e quella hip hop. Nel 2016 vince il contest più importante per gruppi e solisti emergenti di musica hip hop italiana promosso dalla Honiro, vince e inizia, nel marzo 2017, la sua collaborazione con la Honiro con il singolo d’esordio intitolato “Chiave”
A maggio 2017, Ultimo, ha aperto, con grande successo di pubblico e critica, il concerto di Fabrizio Moro al Palalottomatica di Roma, mentre a settembre si è esibito al MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma – nel corso dell’ Honiro Label Party.
Di seguito trovate il videoclip ufficiale della title track del disco, ‘Pianeti’, diretto da Emanuele Pisano per Honiro Factory. Buona visione!
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”Il silenzio è stato l’anima pulsante”, il racconto del nuovo album di Casadilego
Un dialogo aperto e una conversazione genuina, spontanea, come le parole e la musica di Casadilego, che non racconta solo il processo di realizzazione di un album dove c’è ”tutto di lei”, ma anche quel rapporto delicato quanto fondamentale con il silenzio come conforto, con il tempo non da rincorrere, ma da ascoltare, da coltivare.
CASADILEGO – SILENZIO (TUTTO DI ME)
Che ruolo ha il silenzio nella tua vita e nella realizzazione di questo nuovo progetto?
Nel progetto il silenzio è stato l’anima pulsante. Senza di esso, il disco non sarebbe mai nato; e se non gli avessi dato la possibilità di esprimersi, mi sarei arresa molto prima. Anche nella mia vita lo ha sempre avuto. Il mio primissimo insegnante di pianoforte, ad esempio, mi diceva sempre di non dire le cose prima di farle. Me lo permetteva solo dopo che le avessi fatte. Non potevo dirgli: ”settimana prossima studierò questo passaggio così”, ecc. Mi rispondeva sempre: ”Non lo voglio sapere, lo voglio soltanto sentire!”. Questo aspetto mi ha accompagnato un po’ per tutta la vita.
Un elemento che emerge fortemente e che trovo sia il punto di forza del disco e in generale della tua musica è il legame poetico, intenso quanto delicato, con il tempo; non quello che scorre inesorabile e che ci vuole ‘’cultori della prestazione’’, ma quello che ci permette di crescere e di essere ciò che siamo, dare spazio alle emozioni, alle loro sfumature. Una musica che conforta e lascia respirare e che mi è piaciuta particolarmente. Trovi ci sia una sorta di antidoto o ‘’rimedio’’ a questo agghiacciante mondo del ‘’fare tutto e subito’’? Secondo te come si evita l’autodistruzione?
Intanto ti ringrazio moltissimo e in qualche modo ti sei risposto un po’ da solo nella domanda stessa. Il prestazionismo è la morte dell’arte e questa cosa la possiamo dire ad alta voce e con coraggio. Tutto quello che diventa un prodotto, che deve essere finito e che lo rende automaticamente intrattenimento, non è più arte. Questo cosa ovviamente danneggia tutti gli artisti. Magari non danneggia gli imprenditori, anzi. Ecco, io penso che sia importante la differenza tra un imprenditore e un artista e non demonizzare nessuna di queste cifre. Nel momento in cui accettiamo quello che siamo, e ci comportiamo di conseguenza, io credo le cose siano più belle e più felici per tutti, più semplici. Nel caso dell’artista, più che felice, la conseguenza è di essere libero; che deve avere anche la libertà di soffrire a modo suo.
Guardandoti intorno, credi che le persone si stiano accorgendo che sta andando tutto ‘’troppo velocemente’’ e che si sta arrivando forse ad un punto di rottura?
Sicuramente per capire davvero se questa cosa sta cambiando oppure no, dentro e fuori ognuno di noi, dovrei entrare nei loro cuori, però c’è una differenza, soprattutto fuori dall’Italia, ma anche in Italia, di produzione artistica. Ci sono dei prodotti – e mi dispiace chiamarli prodotti – di qualità estremamente maggiore, anche per le celebrities, che sono state sfruttare fino alla morte e che si stanno prendendo il loro spazio e il loro tempo per la musica sincera. E credo che in qualche modo stia diventando una priorità sempre per più persone. Dobbiamo arrivare ancora ai piani alti, però nei piani bassi qualcosa si sta smuovendo. Forse anche un po’ nei piani alti, viste, ad esempio, le persone incredibili con cui lavoro io.
Le sonorità e la ricerca musicale sono genuine proprio come il lavoro degli artigiani. Ti andrebbe di raccontare il processo creativo, dei musicisti con cui hai collaborato?
Ti posso raccontare una delle cose di cui sono più fiera di questo progetto, ovvero la collettività, il lavorare a dieci mani e cinque menti, ognuno con la libertà di mettersi in studio e suonare la canzone, proprio perché abbiamo avuto un faro, Dani Castelar, il produttore del disco, che si comporta come si comportava Socrate con il pensiero. Ha tirato fuori il meglio di noi, oltre ai suoi ”colpi di testa” che sono delle piccole intuizioni geniali. Lui è una sorta di ostetrica che ci ha fatto partorire dei bambini sani e ci ha portato ad un qualcosa di collettivo. Il colore di questo disco è dei musicisti che hanno suonato; la loro idea di questa musica. Il suono della chitarra è fondamentale, tutti i synth scandiscono questo progetto. Ogni cosa è fatta a mano ed è frutto del nostro pensiero.
In Alberi dici: ‘’Ci sono strade piene di buche, ma sono case per gli alberi’’. E’ come se nel racconto vivessi delle rivelazioni, capissi che le cose che stanno attorno non sono come te le hanno raccontate. Anzi, c’è una sorta di rinascita interiore. Quando ti sei accorta che ‘’oltre le buche’’ ci fosse altro?
In realtà è successo ironicamente e non in maniera figurativa: stavamo andando in uno studio di amici a fare musica libera in un periodo in cui non mi era concesso. Lo studio era una baracca di legno in mezzo ad una campagna: una strumentazione vintage pazzesca, pianoforte a coda, ecc, una sorta di Bungalow. Per arrivarci c’è una strada piena di curve e piena di buche. Mentre salivamo, mi veniva da dire ”quando metteranno a posto queste buche?”. Ma, concentrandomi, queste buche erano il solco delle radici dei nostri meravigliosi alberi, e che, quindi, per metterli a posto avremmo dovuto tagliarli. Subito dopo mi sono resa conto di avere bugie che mi stavano trapanando la testa.
In che cosa ti vedi cambiata e che vorresti lasciare a chi ti ascolta?
Sicuramente sono successe tante cose nella mia vita ed esperienze musicali che mi hanno cambiata sotto certi punti di vista. Ci sono state delle aggiunte importanti e sicuramente ho delle esperienze in più. Sarebbe erroneo prendermi meriti di quello che sto per dire, perché è successo tutto con l’incontro con le persone di OTR che mi hanno permesso di sentirmi libera. Il mio pensiero è sempre stato di libertà assoluta, ma prima non lo avevo. Nonostante non sia solo merito mio, la cosa più importante e quello che vorrei arrivasse alle persone è che ci possiamo connettere con questo spirito di verità; che tutto quello che io canto assuma il proprio significato nelle loro orecchie e nei loro cuori.

BIOGRAFIA
Elisa Coclite, in arte Casadilego, nasce a Teramo nel 2003. Una formazione musicale che inizia sin dall’infanzia, incentrata sulla musica classica e corale attraverso il pianoforte.
Ha incantato giudici e pubblico della 14^ edizione di X Factor Italia, vincendola. Ha collezionato una serie di esperienze artistiche che ne confermano il calibro: duetta con Ed Sheeran, porta la sua musica dal vivo in apertura ad artisti come Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Ben Harper, Asaf Avidan.
Ha sperimentato il linguaggio cinematografico come protagonista nel film di Fabio Mollo “My Soul Summer” ed è stata scelta da Valter Malasti come co-protagonista della versione italiana di “Lazarus”, opera rock di David Bowie che nel 2023 ha registrato più di cinquanta recite, al fianco di Manuel Agnelli e Michela Lucenti.
Polistrumentista e interprete sopraffina, una voce e un carisma che rappresentano un unicum nell’attuale panorama musicale italiano.
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FUTURO, i consigli della settimana di Honiro – week #28
Naturalezza e spontaneità sono i punti cardini di una promessa del nuovo anno, tra sonorità fresche e una penna intima, eloquente. Protagonista della cover digitale Maddalena.
CARO AMICO – MADDALENA
Naturalezza e spontaneità sono i punti cardini di una promessa del nuovo anno, tra sonorità fresche e una penna intima, eloquente. L’amore per come lo immaginiamo è ricolmo di sovrastrutture che, in realtà, non rendono giustizia alla sua reale forma fanciullesca, densa di stupore come amici che si amano.
TSINGTAO – IL CAIRO
Un canto d’amore non consueto, che trova nel calore notturno e nelle atmosfere più introverse suoni e sentimenti distinti, unici. L’ideale diventa il rifugio, la protezione da una realtà decadente, dentro cui, però, rimane la speranza di un cambiamento attraverso ciò che c’è di più sincero: ciò che si prova.
TRUMAN – BIRTHH
Il minimalismo si avvicina all’essenza di un messaggio delicato e preciso: preservare il fermo immagine delle proprie emozioni; reimparare a guardare con gli occhi dei bambini un mondo che evolve e che, allo stesso tempo, è segnato ancora da sfumature di straordinaria bellezza. Una bellezza in noi e per noi.
HARAKIRI – I GIOCATTOLI, SONOALASKA
Il confine tra lo star bene e lo star male è sottile; quello sopra cui si adagia una patina non tanto di malinconia, quanto di serena rassegnazione, di realismo poetico dove non è necessario trovare un rimedio, quanto un’omeostasi esistenziale. E, alla fine, ‘’star male’’ diventa uno strumento, una chiave di lettura verso il meglio.
SILENZIO (DENTRO DI ME) – CASADILEGO
Un atto controculturale e controtempo, anzi, controvento, in cui rifondarsi; non solo ritrovare una tempra, ma costruirne una nuova che più ci rappresenta. Forse la vera ricchezza sta proprio in quell’atto alla John Cage dove apparentemente non si sente nulla, ma il mondo interiore compie il suo moto di rivoluzione.
NON SI TORNA INDIETRO – CHECCO CURCI
L’eterna diatriba tra ragione e sentimento, il limbo dentro cui dissolversi ed esistere ‘’in altro modo’’ rispetto alla quotidianità; diventare una sorta di ‘’terra di mezzo’’ dove ciò che ci fa sentire vivi ha ancora un peso, ha ancora importanza. ‘’Non si torna indietro’’ è un invito poetico a non disdegnarsi.
RICONDITO – TABASCOMENO
Una personalità rara e un racconto veritiero e profondo diventano paragrafi di un’opera da ascoltare ‘’tutto d’un fiato’’, come il vissuto che trapela nell’arco introspettivo al suo interno. ‘’Ricondito’’ è una culla del dolore quanto della gioia, della crescita come una pepita non da vendere, ma da conservare.
SDAP – BABY BLUE
Barre lineari, lucide, pronte a vedere il mondo che arriva, ma che già sanno raccontarlo in maniera originale e sincera, come le sue emozioni che si vestono di esperienze e di dinamismo. Una rottura che può scalfire, ma che può essere anche una ‘’benedizione’’ per ciò che lascia e per ciò che insegna.
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Krin183 pubblica Off Grid (lato B), il capitolo più libero del suo percorso solista
Krin183 torna con Off Grid (lato B), secondo capitolo di un progetto diviso in due atti complementari che rifiuta schemi, strategie e posizionamenti forzati. Se il lato A, uscito nel novembre del 2025, rappresentava il giorno, la strada, l’urgenza espressiva, questo nuovo segmento si muove nel buio, nella sottrazione, in uno spazio più intimo e riflessivo.
Un disco che nasce da materiali scritti e composti negli ultimi anni e che trova coerenza proprio nella sua natura “fuori da tutto”: fuori dai trend, fuori dai compromessi, fuori dalle aspettative.
Rapper italiano classe ’83, cresciuto nella cultura hip hop a partire dal writing di metà anni ’90, Krin183 è co-fondatore dei DSA Commando, gruppo dal quale è stato membro fino al 2024, e ha attraversato per decenni palchi, dischi e collaborazioni in Italia e all’estero. In questo progetto solista, però, sceglie di spingersi oltre il rap classico, contaminando la scrittura con sonorità rock anni ’70, blues e country, dando vita a un linguaggio personale che unisce rime e racconto cantautorale.
Il disco è prodotto dallo stesso Krin183 insieme a Manny Mani ed esce per Vibrarecords con distribuzione Believe Italia.
Krin183, fuori dalla rete e dentro la visione
Off Grid (lato B) è un lavoro che parla di fragilità, depressione, amore, paternità e differenze generazionali, ma anche di mondi interiori e visioni utopiche. È un disco che alterna brani dichiaratamente old school ad altri più esplorativi, sia nei temi che nei suoni, mantenendo sempre al centro una scrittura sincera, non filtrata.
Molti pezzi nascono da arpeggi di chitarra, altri da beat abbozzati e poi sviluppati in studio, con un lavoro attento di fusione tra linguaggi musicali apparentemente distanti.
Le produzioni alternano batterie e bassi hip hop a chitarre blues distorte, alcune delle quali risuonate da Heggy Vezzano, chitarrista storico della scena blues milanese. L’unico featuring del disco è DJ Craim, che nel brano Amor Platonico intreccia gli scratch con l’assolo di chitarra, in un dialogo diretto tra due mondi.
Il titolo Off Grid – letteralmente “fuori dalla rete” – non è solo una dichiarazione estetica ma una presa di posizione: la musica, per Krin183, deve essere ispirata, deve riflettere la vita reale e la visione dell’artista in quel preciso momento, senza inseguire algoritmi o strategie di mercato.
Anche il comparto visivo segue questa filosofia. La copertina, curata dallo stesso Krin183 insieme al fotografo e regista Luca Parodi, è la naturale prosecuzione del lato A: se prima dominava la luce del giorno, qui una silhouette immersa nella natura sotto un cielo stellato racconta la dimensione notturna, solitaria e indipendente del progetto.
Off Grid (lato B) è disponibile su tutti i digital store. Inoltre, verranno pubblicati in tiratura limitata: 100 vinili e 200 CD, numerati e confezionati a mano, che comprendono il Lato A e Lato B, questo per sottolineare ancora una volta il valore fisico e artigianale dell’opera.
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