News
Self Made Men: identità, visione e costanza nel percorso di Flesha & Jap
In un momento in cui tutto corre veloce e spesso si assomiglia, restare fedeli a sé stessi è forse la scelta più difficile — ma anche quella più importante. Self Made Men nasce proprio da qui: da un percorso costruito nel tempo, senza scorciatoie, senza compromessi, con la consapevolezza di chi sa esattamente cosa vuole raccontare.
Flesha & Jap tornano con un progetto che unisce esperienza e attitudine, radici Hip Hop e sguardo contemporaneo. Un lavoro che non cerca di inseguire le mode, ma di dare continuità a una visione chiara, fatta di identità, scrittura e crescita costante.
In questa intervista ci raccontano cosa significa oggi essere davvero “self made”, tra cambiamenti della scena, evoluzione personale e la voglia, ancora intatta, di dire qualcosa che resti.
- Self Made Men racconta il percorso di due artisti che hanno costruito tutto con le proprie mani. Quanto è importante oggi difendere la propria identità artistica?
È fondamentale. Oggi è facile perdersi, seguire i trend, ma così il rischio è diventare uno dei tanti. L’identità è ciò che ti rende riconoscibile nel tempo. Se non sai chi sei artisticamente, il pubblico lo percepisce subito. Difendere la propria identità significa anche accettare di andare controcorrente. In quasi 30 anni di carriera abbiamo sempre cercato di difendere la nostra integrità musicale lottando con i denti, non abbiamo mai fatto scelte convenienti anche quando avremo potuto farlo, spesso non siamo stati capiti, ma a noi non interessa. Il 90% dei nostri colleghi alla nostra età solitamente molla la presa, si dedica ad altro: figli, famiglia, lavoro; cosa giusta per altro, ognuno ha i suoi progetti e obiettivi nella vita, noi dal canto nostro ci sentiamo ancora di dire la nostra con la musica, questa roba è una missione, il nostro viaggio prosegue.
- Nel disco convivono energia classica e sensibilità contemporanea. Come avete trovato l’equilibrio tra questi due elementi?
È venuto naturale. Siamo cresciuti con un certo tipo di rap, ma viviamo il presente. Non volevamo imitare il passato né inseguire il futuro. Abbiamo preso il meglio di entrambi: la sostanza e la scrittura da una parte, i suoni e le vibes dall’altra. Un altro aspetto che abbiamo voluto enfatizzare è soprattutto l’originalità, senza ripeterci con i precedenti lavori, “Self Made Man” è un upgrade rispetto al nostro primo progetto come duo (“Longevity” del 2021) sicuramente più dinamico e fresco, è un Mixtape, ma come tale non deve essere visto come un tappabuchi o un lavoro superficiale, tutt’altro. Per noi è una sorta di “Street Album”, i contenuti sono quelli di un disco ufficiale, la forma è quella di un Tape, questo rende “Sel Made Men” speciale ed unico nel suo genere.
- Il rap nasce come espressione diretta della realtà. Quanto della vostra vita personale entra nelle tracce di questo progetto?
Tanto. Anche quando non è esplicito, c’è sempre qualcosa di vissuto. Non riusciremmo a scrivere altrimenti. Ogni barra ha dentro esperienze, errori, momenti veri, oltre alla componente autocelebrativa che è parte integrante del nostro genere. Il vissuto personale è quello che rende tutto più autentico. Ti diamo 2 titoli su tutti: “Senza Paura” e “La Giostra”, sicuramente i due brani più intimi dell’intero Album. Non spoileriamo il contenuto dei brani, vi invitiamo caldamente ad ascoltarli per comprendere appieno ciò che intendiamo.
- Collaborare con artisti che condividono la stessa visione quanto ha influenzato il risultato finale del disco?
Tantissimo. Quando lavori con persone sulla stessa lunghezza d’onda, tutto scorre meglio. Sono dei Plus che alzano il livello. Una vera collaborazione ti spinge a dare di più, perché sai che dall’altra parte c’è qualcuno che tiene davvero al progetto; è giusto citarli, quindi ringraziamo vivamente: Eyem Bars, Esa, Herman Medrano & Kalibro, Alessandra Ferrari, Tripla B, Dok The Beatmaker, DJ Berthony, JK, Sonbudo, Paggio, Sethisfaction, Bassi Maestro ed Eleine Suarez per i mix, Jack The Smoker che ha curato il Master, Michele Rodella per le grafiche. Senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile.
- Nel vostro percorso avete vissuto diverse fasi dell’industria musicale. Come è cambiato il modo di fare rap oggi rispetto agli anni Novanta?
Oggi è tutto più veloce. Negli anni ’90 c’era più attesa, più costruzione. Adesso hai più mezzi, più accesso, ma anche più confusione. Prima dovevi conquistarti ogni spazio, oggi devi difendere la tua credibilità. In passato era tutto più lento ma anche più “pesante” a livello di valore. Dovevi guadagnarti ogni passo: studio, live, passaparola. Non c’erano scorciatoie. Oggi puoi arrivare subito a tanta gente, ma proprio per questo devi lavorare il doppio per restare. È cambiato l’approccio. Prima c’era più fame e meno distrazioni, oggi hai mille opportunità ma anche mille copie. La differenza vera la fa sempre la sostanza: tecnologia e piattaforme cambiano, ma se non hai qualcosa da dire, duri poco.
- Lavorando insieme da anni, qual è l’aspetto che rende la vostra collaborazione ancora stimolante?
Il fatto che non è mai scontata. Ognuno evolve, cambia, e questo mantiene viva la dinamica. E la fiducia. Possiamo sperimentare senza paura, perché sappiamo di avere una base solida. Non diventa mai routine. Anche se ci conosciamo da anni, ogni volta troviamo un modo nuovo di approcciare un pezzo, c’è sempre stata crescita reciproca: ci si evolve, si cambiano influenze, e questo tiene tutto vivo. Non restiamo mai fermi. C’è anche molta sincerità. Se una cosa non funziona, ce lo diciamo senza filtri. È questo che ci permette di alzare sempre il livello. Alla fine è un equilibrio tra rispetto e sfida continua. Sai che puoi contare sull’altro, ma allo stesso tempo vuoi sempre dare qualcosa in più.
- Qual è stata la sfida più grande durante la realizzazione di questo progetto?
Come accennato prima, restare coerenti con noi stessi senza ripeterci, trovare sempre qualcosa di nuovo da dire, senza forzarlo, sperimentare nuovi suoni senza clonare il nostro repertorio, non volevamo fare un nuovo “Longevity”, un nuovo “Occhi Di Ghiaccio” o un nuovo “Reportage”, siamo 2 uomini di 40 e 50 anni rispettivamente, con decenni di esperienza nel Rap Business e con decine di progetti prodotti, trovare sempre nuovi stimoli non è mai facile, ma quando sei un “Self Made Man”, in grado restare in piedi autonomamente, tutto è possibile.
- Se qualcuno ascoltasse Self Made Men per la prima volta oggi, cosa vorreste che portasse con sé dopo l’ascolto?
Sicuramente ci piacerebbe che si portasse a casa un senso di realtà. Che capisse che dietro ogni traguardo c’è lavoro, sacrificio e costanza. Niente è regalato. Direi anche che è un progetto con una forte spinta motivatrice. Se dopo l’ascolto qualcuno ha più voglia di costruire qualcosa di suo, allora abbiamo fatto centro. Magari anche un po’ di consapevolezza: restare se stessi oggi è una delle cose più difficili, ma anche quella che alla lunga paga di più: alla fine il messaggio è quello: puoi partire da zero, ma se ci credi davvero, puoi creare il tuo percorso.

News
SACE, fuori dagli schemi: «Il vero successo è restare nel tempo»
C’è una differenza sostanziale tra cambiare per inseguire il mercato e cambiare perché si ha ancora voglia di sperimentare. SACE sembra avere le idee piuttosto chiare al riguardo. Da anni porta avanti un percorso che lo ha visto attraversare realtà discografiche differenti, confrontarsi con altri artisti e mettere continuamente alla prova il proprio modo di fare musica, senza preoccuparsi troppo di rientrare in una definizione precisa.
Il nuovo singolo “RAPAPAMPAM”, prodotto da MDM, è un altro esempio di questa attitudine: una scrittura viscerale, nata prima della produzione musicale, che lascia emergere pensieri e riflessioni senza cercare formule accomodanti.
Ma quanto spazio resta oggi per la sperimentazione in un’industria che pretende contenuti sempre nuovi e risultati immediati? E quanto conta mantenere una propria riconoscibilità mentre cambiano suoni, linguaggi e modalità di ascolto?
Ne abbiamo parlato con SACE, entrando nel merito del suo processo creativo, delle collaborazioni, del rapporto con i social e di una visione della musica che continua a privilegiare la ricerca personale rispetto alle logiche del momento.
SACE, negli anni hai costruito un percorso che ti ha portato a confrontarti con ambienti musicali e realtà discografiche differenti. In quale momento hai sentito la necessità di rimettere in discussione il tuo linguaggio artistico e cercare una nuova direzione?
Mi metto sempre in discussione per cercare di fare meglio, difficilmente faccio la stessa cosa, amo sperimentare e mettermi continuamente in gioco senza ricalcare terreni già esplorati, soprattutto in singoli o progetti più strutturati mentre magari nei freestyle è tutto impulso senza troppo studio alle spalle, poi naturalmente la matrice testuale cerco di renderla sempre riconoscibile spaziando tra le sfumature che può avere un testo e/o concetto. Dopo i miei primi tre Ep “Giovane e Forte”, già da “Excelsior Mixtape” in poi si può notare questa continua ricerca e più che nuova direzione la definirei come un puzzle a cui ogni volta aggiungo un nuovo pezzo.
“RAPAPAMPAM” affronta temi come le amicizie opportuniste, la superficialità dei rapporti e la perdita di umanità. Quanto di quello che racconti nasce da esperienze personali e quanto, invece, dall’osservazione della società che ti circonda?
Questo brano in particolare è un flusso di coscienza, di sensazioni e vissuti che mi portavo dentro, sono letteralmente esplose sul foglio e abbiamo costruito a posteriori il tappeto musicale. In generale parto sempre dal beat e da cosa mi suscita, dando vita a un mix di cose che ho vissuto ed altre che invece mi circondano ma che non mi toccano in prima persona, immedesimarsi per rendersi portavoce mi piace ma dev’esserci sempre un po’ del mio. Penso che moltissimi di noi purtroppo hanno avuto a che fare con amicizie opportuniste, rendersi conto alle volte della superficialità di esse e che il mondo sta andando sempre più incontro alla perdita di umanità, quindi anche se tutto nasce da un vissuto personale, credo che in molti possano rispecchiarcisi, ed è questo il mio obiettivo, comunicare alle persone fornendogli una chiave di pensiero e ogni tanto anche di svolta.
Il singolo è prodotto da MDM. Come avete lavorato insieme per trovare il giusto equilibrio tra una produzione dal suono moderno e un testo così denso di significati? Quali aspetti del tuo modo di interpretare il rap avete voluto valorizzare?
Come accennavo prima, in questo caso è nato prima il testo e poi il tappeto musicale, il rap è stata sempre la mia matrice ma mi piace contaminarla con suoni particolari o strutture della batteria non canoniche, con MDM lavoriamo ormai da anni insieme e più passa il tempo, più siamo affini. In questo brano il testo è centrale quindi abbiamo lavorato in modo che tutto il resto fosse un contorno ma non per questo è da meno anzi, è stato un lavoro molto certosino perché l’obiettivo era quello di creare l’ambient perfetto senza sovrastare le parole ma allo stesso tempo anche il sound doveva essere d’impatto senza essere protagonista. Il sample dice “You play with me” riferendosi sia alle persone che al mondo che spesso si prende gioco di noi.
Nel tuo percorso convivono collaborazioni, progetti condivisi e pubblicazioni personali. Quanto è importante, per un artista che continua a evolversi, riuscire a mantenere una propria riconoscibilità anche quando cambia sonorità o metodo di lavoro?
Per quanto mi riguarda è fondamentale e detto sinceramente sono contento quando mi sento dire che il brano suona diverso dai precedenti ma che il mio modo di approcciarmici resta coerente, mi da modo di spaziare anche in un progetto più strutturato legando tra loro brani apparentemente distanti, credo che il mio progetto passato “FLOW DE D10S” sia la miglior rappresentazione di ciò che ho appena detto. Ci tengo molto a differenziare il sound è la parte centrale della sperimentazione che metto continuamente in atto. Nel progetto con Wiser è stato super interessante vedere come lui approcciava a strofe e ritornelli, mi ha dato molti spunti, trovo che collaborare con altri artisti sia tra le cose che più mi arricchisce ed è spiacevole quando dietro a delle collabo ci siano dei ragionamenti strettamente legati esclusivamente ai numeri, secondo me si perde la parte fondamentale di questa cultura che nasce anche per far si che ci sia aggregazione e condivisione.
Il rap italiano vive un momento in cui i confini tra i generi sono sempre più sfumati. Quali evoluzioni musicali trovi realmente interessanti e quali, invece, ti sembrano spesso dettate dalla necessità di inseguire ciò che funziona sul mercato?
Per me che prima del rap ho suonato svariati strumenti, trovo che la contaminazione se messa in atto con criterio è sempre un buono spunto per dare vita a qualcosa di nuovo, non voglio spaccare in due generi che mi piacciono e quelli che non sono riuscito a mandare giù, noto però che il rap unito alla dubstep o la trap fusa con la samba (prendo due esempi a caso) anche se funzionali, non sono unioni che riescono a superare uno o due anni di attività nel mercato, tutto è ciclico e come stiamo vedendo da un po’ di tempo a questa parte, si è tornati al boom bap. Personalmente resto fedele alle origini ma sono aperto a qualsiasi tipo di contaminazione, la musica è libertà di espressione, in ogni sua forma, non amo etichettarla per forza per poi doverla incasellare in compartimenti stagni.
Oggi una canzone viene spesso scoperta attraverso pochi secondi di contenuto sui social. Quanto pesa questa dinamica nelle tue scelte artistiche? Quando scrivi, riesci ancora a pensare esclusivamente alla musica oppure la comunicazione è diventata inevitabilmente parte del processo creativo?
Per me lo step del contenuto social subentra a posteriori, una volta che ho il brano pronto, capisco come veicolarlo al meglio, quale potrebbe essere la porzione di canzone più forte per poi traghettare il fruitore all’ascolto completo. Durante la scrittura ho tanti altri paletti che si sono formati negli anni ma nulla che riguarda il contenuto che poi andrò a postare o strategie di marketing in generale. È tutto sempre più veloce nel mercato e questo sta distruggendo la creatività, da qualche anno a questa parte definisco l’industria un tritacarne. La quantità, per il percorso di alcuni artisti sembra essere più importante della qualità e per tanti funziona ma sono sempre dell’idea che i cavalli si vedono all’arrivo e in questi 10 anni o più di attività ne ho visti molti perdersi per strada nonostante il talento fosse incommensurabile. Il vero successo è restare nel tempo, non i famosi 15 minuti (ad oggi secondi) di fama di Andy Warhol.
Hai anticipato la volontà di mostrare diverse sfumature della tua personalità musicale, lasciando aperta anche la possibilità di un album. Che tipo di progetto vorresti costruire per rappresentare davvero il SACE di oggi, e cosa dovrebbe avere di diverso rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Nei miei progetti, tralasciando “Giovane e Forte Vol. 3” ci sono sempre pochi featuring, quasi zero. Ho sempre preferito che chi viene a contatto con la mia musica, deve premere play perché interessato a ciò che ho da dire non per chi ospito nel brano ma dato che ho stima di molti e questa cosa è contraccambiata, dal prossimo anno mi vedrete senz’altro affiancato da molti colleghi e non vedo l’ora perché il Sace di oggi è riuscito ad abbattere questo muro che senz’altro mi porterà ad uno scambio maggiore di visioni, sonorità, approccio e metodologie che non possono far altro che arricchire un’artista.
News
Psycho Red sperimenta con “Maschine / Still Pushin’”: il rap incontra una produzione fuori dagli schemi
Due produzioni, due strofe e un unico singolo. Psycho Red sceglie una struttura insolita per “Maschine / Still Pushin’”, il nuovo brano che introduce un elemento inedito nella sua discografia: la produzione musicale curata direttamente dall’artista.
Il rapper, originario di Rieti e attualmente residente in Germania, è attivo dal 2016 e ha sviluppato nel corso degli anni un repertorio legato al rap e alle sue contaminazioni contemporanee. Con questa pubblicazione propone una soluzione compositiva che si distingue dalla struttura più convenzionale del singolo, suddividendo il brano in due sezioni caratterizzate da beat differenti.
“Maschine / Still Pushin’” non si limita quindi a un semplice cambio di ritmo, ma sviluppa due momenti musicali all’interno della stessa traccia. La seconda parte introduce una variazione nella costruzione sonora senza allontanarsi completamente dall’atmosfera iniziale. A collegare le due sezioni rimangono le sonorità trap e l’impostazione rap che caratterizza l’intero lavoro.
La particolarità di questa uscita riguarda anche il processo di realizzazione. Psycho Red ha infatti assunto per la prima volta il ruolo di producer, curando personalmente la base musicale oltre alla scrittura e all’interpretazione. Un ampliamento delle attività in studio che comprende anche la realizzazione della copertina, concepita direttamente dall’artista.
Per il mix e il master è stato coinvolto DJ Arm, collaboratore già presente nella storia discografica di Psycho Red, al quale è stata affidata la finalizzazione tecnica del brano. Una collaborazione che si inserisce in un progetto caratterizzato da una gestione prevalentemente autonoma delle diverse fasi di lavorazione.
Anche sul piano della comunicazione, l’uscita viene accompagnata da contenuti realizzati direttamente dal rapper, tra reel e materiali destinati principalmente a Instagram e TikTok. Un lavoro che affianca la distribuzione del singolo e ne sostiene la presenza sulle piattaforme digitali.
A differenza di molte pubblicazioni utilizzate come anticipazione di progetti più ampi, “Maschine / Still Pushin’” non è attualmente associato all’annuncio di un nuovo disco. Si tratta di un singolo che trova una propria collocazione nella discografia di Psycho Red e che introduce una modalità di produzione destinata a poter essere sviluppata anche nelle successive pubblicazioni.
A dieci anni dai primi passi nella musica, il rapper aggiunge dunque una nuova competenza al proprio lavoro, scegliendo una traccia dalla struttura particolare per presentare questa evoluzione.
News
Capstan e Muttofunk riattivano F.U.E.L.: “Space Program 45” porta il rap fuori orbita
Sedici anni dopo il primo capitolo, Capstan e Muttofunk tornano a firmare insieme un disco con “F.U.E.L. 2: Space Program 45”, pubblicato da Vibrarecords / Bootay. Un ritorno che rimette in movimento un progetto nato molto prima del 2010, quando i due artisti veronesi avevano già alle spalle anni di musica condivisa, demo, live e sperimentazioni.
F.U.E.L. — acronimo di Funk Union Editing Loops — è sempre stato un territorio comune, un punto d’incontro tra due identità diverse ma complementari. Da una parte Capstan, rapper e DJ con una forte cultura del digging e del rap; dall’altra Muttofunk, produttore e polistrumentista con un approccio più legato alla composizione, ai synth e alla costruzione del suono. “Space Program 45” nasce proprio nell’incastro tra questi due mondi e restituisce un album che mette il groove al centro senza ridurlo a semplice citazione.
Il nuovo lavoro si muove tra hip hop, funk, G-Funk, West Coast ed elettronica, ma lo fa con una produzione molto più ampia rispetto al primo F.U.E.L. Se allora il campionamento aveva un peso centrale, oggi il suono è costruito in larga parte attraverso strumenti, sintetizzatori, batterie programmate e linee di basso che danno al disco una fisionomia precisa. Il risultato mantiene una matrice profondamente rap, ma evita di rimanere ancorato a una sola epoca o a un unico codice sonoro.
A tenere insieme il progetto c’è anche la scrittura di Capstan, capace di passare con naturalezza da momenti più leggeri ad altri maggiormente osservativi, senza trasformare il disco in una raccolta di brani scollegati. L’album conserva una forte componente ludica, quasi cinematografica, ma sotto la superficie resta sempre riconoscibile uno sguardo sul presente.
Il titolo “Space Program 45” riprende inoltre l’immaginario fantascientifico che aveva già accompagnato il primo F.U.E.L., aggiornandolo attraverso una nuova identità visiva. La copertina firmata da Tommy Verità, costruita attorno a una televisione CRT, prosegue idealmente quel mondo fatto di segnali, trasmissioni, tecnologia e riferimenti retrofuturisti. Un’estetica che acquista ancora più peso nell’edizione fisica, pensata come parte integrante del progetto e non come semplice supporto.
Nel disco compaiono anche DJ Zeta, Sebastiano De Gaspari, Snapcat, Lord One e DJ Maroder, presenze inserite senza snaturare il nucleo centrale del lavoro. Sul fronte tecnico, il mix porta la firma di Manny Mani, mentre il mastering è stato affidato a Bassi Maestro; il pressing del vinile è curato da Mother Tongue Records.
“F.U.E.L. 2: Space Program 45” arriva inoltre dopo anni in cui entrambi hanno continuato a muoversi tra progetti e collaborazioni differenti. Capstan ha lavorato, tra gli altri, con Jack the Smoker, Asher Kuno, Egreen, DJ Zeta e Re-Tko, pubblicando nel 2024 “V-troit” insieme a Dankery Harv dei Frank-N-Dank. Muttofunk ha invece continuato ad attraversare rap, funk, soul ed elettronica, affiancando alla produzione il lavoro da musicista e partecipando anche a North Of Loreto di Bassi Maestro.
Il nuovo F.U.E.L. raccoglie quindi due percorsi cresciuti parallelamente e li riporta dentro uno stesso spazio creativo. Non una riedizione del passato, ma un nuovo capitolo costruito con strumenti, esperienza e prospettive diverse: stesso nome, altra traiettoria.
-
News4 giorni faCapstan e Muttofunk riattivano F.U.E.L.: “Space Program 45” porta il rap fuori orbita
-
News4 giorni faNaesh: «Il rap deve essere autentico, senza costruirsi un personaggio». L’intervista su “N”
-
News4 giorni faPsycho Red sperimenta con “Maschine / Still Pushin’”: il rap incontra una produzione fuori dagli schemi
-
News4 settimane faPepito Rella rimette la bandiera sulla mappa: «F4LL è una piccola vittoria»
-
News7 ore faSACE, fuori dagli schemi: «Il vero successo è restare nel tempo»
-
News1 mese fa“RAP ’N’ BASS”: i Grime Spitterz riuniscono le genealogie dell’underground insieme a Egreen
-
News2 mesi favestobeats: batterie sporche, sample cupi e zero etichette
-
News3 mesi faMR MELT inaugura una nuova fase con “Presidential”
