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La Bella Musica di Vegas Jones pronta per l’instore tour
Uscirà venerdì 8 novembre “La Bella Musica” (RCA/Sony Music), il nuovo disco di Vegas Jones, già disponibile in presave e preorder https://smi.lnk.to/LaBellaMusica .
Venerdì 8 novembre partirà anche il tour instore che farà tappa in tutta italia per due settimane:
Varese (8.11),
Monza (8.11),
Milano (9.11),
Como (9.11),
Padova (10.11),
Mestre/Venezia (10.11),
Roma (11.11),
Frosinone (11.11),
Senigallia (12.11),
Pescara (12.11),
Napoli (13.11),
Salerno (13.11),
Cagliari (14.11),
Bari (15.11),
Lecce (15.11),
Bologna (16.11),
Palermo (18.11),
Messina (19.11),
Catania (19.11),
Firenze (20.11),
Lucca (20.11),
Genova (21.11),
Torino (21.11).
L’artista torna con un nuovo progetto discografico, “La Bella Musica” è un album che rispecchia l’anima di Vegas Jones, i temi che da sempre lo hanno contraddistinto prendono forma all’interno del disco. Il predominio della sfera sociale, il riscatto, il rapporto con i fan e la voglia di emergere incalzano a più riprese tra le nuove tracce.
“La Bella Musica” è il secondo disco in studio di Vegas Jones, il primo con Sony Music Italy. L’album è stato anticipato dal singolo “Puertosol” che conta ad oggi oltre 4,7 milioni di stream su Spotify.
Vegas Jones ha collaborato con artisti del calibro di One Republic, Gemitaiz, Maneskin, Emis Killa, Madman, Baby K, Jake La Furia, Guè Pequeno, Nitro e Nayt. L’artista di Cinisello ha collezionato milioni di stream con i suoi ultimi brani, a novembre 2018 è uscito “Bellaria: Gran Turismo”, repack del fortunato disco “Bellaria”, con 7 tracce inedite tra cui “Pelle D’Oca” con oltre 11 milioni di stream, “1000 Domande” con più di 7 milioni di stream.
Il singolo “Malibu”, certificato doppio Disco di Platino, ha raggiunto oltre 62 milioni di stream e più di 48 milioni di views su YouTube.
CALENDARIO INSTORE
8.11 VARESE – Varese Dischi, Galleria Manzoni 3 – ore 14:30
8.11 MONZA – Feltrinelli, via Italia 41 – ore 18:30
9.11 MILANO – Mondadori Megastore Duomo, Piazza Duomo 1 – ore 14:30
9.11 COMO – Frigerio Dischi, via Giuseppe Garibaldi 38 – ore 18:30
10.11 PADOVA – Mondadori Bookstore, Piazza dell’Insurrezione 3 – ore 14:00
10.11 MESTRE – Feltrinelli c/o CC Le Barche, Piazza XVIII Ottorbe 1 – ore18:00
11.11 ROMA – Discoteca Laziale, via Mamiani 62a – ore 15:00
11.11 FROSINONE – Mondadori Bookstore, via Aldo Moro 223 – ore18:30
12.11 SENIGALLIA – Mondadori Bookstore, Corso 2 Giugno 31 – ore 15:00
12.11 PESCARA – Feltrinelli, via Trento – ore 18:30
13.11 NAPOLI – Feltrinelli, Piazza G. Garibaldi – ore 15:00
13.11 SALERNO – Feltrinelli c/o CC Maximall, via A. Pacinotti Pontecagnano Faiano-ore 18:30
14.11 CAGLIARI – Mondadori Bookstore, via Roma 63/65 – ore 15:00
15.11 BARI – Feltrinelli, via Melo 119 – ore 15:00
15.11 LECCE – Feltrinelli, via Templari – ore 18:00
16.11 BOLOGNA – Semm Music Store &More, via G. Oberdan 24F – ore 19:00
18.11 PALERMO – Feltrinelli, via Cavour 133 – ore 17:00
19.11 MESSINA – Feltrinelli, via Ghibellina 32 – ore 15:00
19.11 CATANIA – Feltrinelli, via Etnea 283 – ore 18:30
20.11 FIRENZE – Galleria del Disco, Sottopassaggio Stazione Santa Maria Novella – ore15:00
20.11 LUCCA – Sky Stone &Songs, Piazza Napoleone 22 – ore 18:30
21.11 GENOVA – Feltrinelli, via Ceccardi 18r – ore 14:30
21.11 TORINO – Mondadori Bookstore, via Monte Pietà 2 – ore17:30
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Tre Fedi: il rap come terapia in ”La Forza del Vuoto”
Tre Fedi torna con La Forza del Vuoto, un progetto intenso e profondamente personale che nasce dal bisogno di trasformare il dolore in consapevolezza. Il disco prende forma a partire dal lutto del padre, un evento che ha segnato in modo indelebile la vita dell’artista e che diventa il punto di partenza per un racconto più ampio fatto di perdita, crescita e ricerca di equilibrio. In questo lavoro, il vuoto non è solo assenza ma uno spazio da attraversare per ricostruirsi, un terreno fragile dove dolore e speranza finiscono per convivere.
Registrato tra demo iniziali e il lavoro di rifinitura al TdLabStudio di Milano con il producer multiplatino Yazee, il progetto mescola hip hop, jazz, soul e influenze più contemporanee per costruire un suono emotivo ma attuale. Un album volutamente introspettivo, con un solo featuring — quello di Puro Soultrain — scelto proprio per preservare la coerenza narrativa e mantenere intatta la dimensione personale del racconto.
Dentro La Forza del Vuoto convivono tecnica e sentimento, radici e cambiamento, Italia e Londra, città dove Tre Fedi vive da anni e dove ha continuato a costruire il proprio percorso artistico tra studio e palco. Con lui abbiamo parlato del processo creativo dietro il disco, della ricerca di un equilibrio tra scrittura e verità emotiva, del sound del progetto e di cosa significhi oggi trasformare una ferita in musica.

- La Forza del Vuoto nasce da un lutto personale. Quanto è stato difficile trasformare quel dolore in musica senza perdere autenticità?
È stata una necessità viscerale. Non ho mai temuto di perdere autenticità perché ogni parola di questo disco trasuda le emozioni reali che l’hanno generato. Non ho cercato di addolcire il dolore né di inasprirlo artificialmente; volevo che quei sentimenti emergessero nella loro forma più pura e grezza. Per me la musica è sempre stata terapia e cura, e credo che questo progetto ne sia la prova tangibile. Spero che questa stessa forza arrivi a chi ascolta, offrendo conforto a chiunque si trovi ad affrontare il proprio “vuoto”. - Il disco ha un solo featuring, quello di Puro Soultrain. È stata una scelta precisa di coerenza artistica?
Assolutamente sì. “La Forza del Vuoto” è un progetto estremamente introspettivo e inserire troppi ospiti avrebbe rischiato di frammentare il messaggio. La solitudine e la forza di guardarsi dentro sono pilastri dell’album, quindi ho coinvolto solo chi fa parte della mia cerchia ristretta. Puro è per me un fratello maggiore; ha creduto nel mio percorso fin dal primo live. Sapevo che la sua sensibilità artistica sarebbe stata perfetta per dare quel tocco soul necessario. Il risultato è “Victory”, uno dei brani più amati, che conferma quanto la nostra intesa sia stata fondamentale per l’equilibrio del disco. - Hai lavorato con producer come Yazee, Always Clive e Popsweet Jamar: come avete costruito il suono del progetto?
Il nucleo del suono è nato con Always Clive, con cui collaboro da anni: insieme abbiamo registrato i primi demo e abbiamo dato un’identità alla title track. Il contributo di Jamar è stato altrettanto prezioso per l’intesa artistica che ci lega. Il vero salto di qualità è avvenuto però al TdLabStudio di Milano con Yazee. Mi sono presentato con un progetto già delineato, ma lui ha saputo rifinirlo, tirando fuori emozioni che erano rimaste in sordina. Lavorare con un professionista del suo calibro è stato motivante: è riuscito a esaltare sia la drammaticità dei momenti più bui sia la luce della speranza, rendendo il suono profondo e moderno al tempo stesso. - Nel disco convivono jazz, soul e trap. È una sintesi naturale del tuo percorso o una ricerca consapevole di contaminazione?
È l’evoluzione naturale di ciò che ho seminato negli anni. Già nell’EP “A metà” con Clive esploravo sonorità jazz, mentre in “Giorni Migliori” con Puro e Noà emergeva il lato soul. La trap fa parte della mia estetica ritmica in tracce come “Taiga”. In questo album ho voluto che questi elementi dialogassero in modo più maturo: il jazz per descrivere la complessità del dolore, il soul per l’emotività profonda e le batterie trap per mantenere il suono fresco e contemporaneo. È una sintesi che mi rappresenta totalmente. - In “Ocean View” parli di partire per costruire altrove. È un messaggio generazionale?
Nasce come un messaggio personale, ma diventa inevitabilmente generazionale. Viviamo in un’epoca in cui molti ragazzi scelgono di andarsene nella speranza di trovare una realizzazione che il proprio paese sembra negare. Partire non è una scelta facile e non so se sia sempre la migliore, ma per quanto mi riguarda è stata la chiave per mettere a fuoco i miei obiettivi. Molti di noi cercano solo un posto dove sentirsi in pace e realizzati; a volte quel posto non coincide con quello in cui siamo nati. - Quanto conta per te oggi l’equilibrio tra scrittura tecnica e contenuto emotivo?
Per me è fondamentale, anche se oggi non tutti gli artisti e gli ascoltatori danno lo stesso peso a questo equilibrio. Cerco sempre di elevare la narrazione attraverso capacità liriche ed evocative, senza mai rinunciare alla tecnica. A volte ho dovuto scendere a piccoli compromessi per far sì che l’emozione arrivasse in modo più diretto, ma il vero traguardo resta quello di unire i due mondi. Solo quando la forma tecnica sposa perfettamente la sostanza emotiva l’arte raggiunge un livello superiore. - Il titolo stesso, La Forza del Vuoto, sembra quasi un ossimoro. È più forza o più vuoto, oggi?
Un tempo avrei risposto “vuoto”. Oggi rispondo che in quel vuoto ho trovato la forza. Senza l’uno non esisterebbe l’altra. Il vuoto ha il potere di inghiottirti, ma ti offre anche gli strumenti e lo spazio per ricostruirti. È un processo intimo: ho imparato a non temere l’assenza, ma a usarla come base per una nuova consapevolezza. - Hai calcato palchi importanti in Italia e UK: dove ti senti più “a casa” live?
Mi sento a casa ogni volta che impugno un microfono, indipendentemente dal luogo. A Londra ho avuto l’onore di aprire per artisti come Guè, Mondo Marcio, Johnny Marsiglia e molti altri, situazioni che forse in Italia non avrei vissuto con la stessa frequenza. Tuttavia, l’Italia resta il target principale del mio messaggio e ho intenzione di portare i miei show nel bel paese il più possibile. Quando torno per i live, mi sento come “quello che torna” con un bagaglio pieno di esperienze nuove, pronto a conquistare chi ancora non mi conosce. - Dopo questo disco, senti di aver chiuso un capitolo o di averne aperto uno nuovo?
Credo che la vita sia un cerchio, come un Uroboro. Questo disco chiude e apre contemporaneamente una fase della mia vita. Sono sempre lo stesso uomo, ma con una consapevolezza diversa. Le ferite non spariscono mai del tutto, ma diventano memento e compagne di viaggio. Oggi mi sento più maturo, più concentrato e pronto per la prossima rivoluzione artistica e umana.
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Quando innamorarsi non perde il suo carattere ”Spicy”, il nuovo singolo di Rasmo e Delta
Quando innamorarsi non perde il suo carattere Spicy, il nuovo singolo di Rasmo e Delta, in uscita il 12 dicembre per Luppolo Dischi e Honiro Label.
Come scriveva Rousseau, le abitudini hanno anche il potere di ‘’uccidere’’; e quando diventano parte di noi, nel bene o nel male, ne rimaniamo assuefatti. La frenesia del mondo, la ‘’culla’’ di un rapporto dove ci stabilizziamo in una perfetta omeostasi con l’altro, il tempo che viene interamente gestito dall’esterno, come nel lavoro e molto altro. E anche l’amore, per quanto possa farci toccare l’entusiasmo, è pronto anche a colpire nel punto più basso, facendoci soffrire. Rasmo ci narra dell’imprevedibilità dei sentimenti e delle loro dinamiche, ma anche della profondità e, allo stesso tempo, leggerezza del sentimental mood nei confronti di chi si ama. “Il menù continua e anche il peperoncino trova posto a tavola. In un gioco di immagini, sapori e contrasti, ‘’Spicy’’ vuole esprimere, tramite l’associazione a questo gusto, l’ambiguità della condizione dell’innamorarsi; un dono che porta con sé anche molta sofferenza. Una sofferenza che però vale la pensa vivere perché aggiungerà al piatto qualcosa di meraviglioso.In una calda atmosfera soul, Rasmo spara la sua solita narrativa fatta di piccole immagini. Un brano forte dalle sonorità black’’ – ci racconta l’artista.
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Quando la coerenza diventa una ”Roba Seria”, il nuovo singolo di Metho
Quando la coerenza diventa una Roba Seria, il nuovo singolo di Metho in uscita il 6 marzo per Honiro Label.
Crescendo, si stabiliscono dei riferimenti: la famiglia, gli amici, le persone che abbiamo attorno e con le quali costruiamo e ci costruiamo. E, come per tutti i riferimenti, la loro solidità è il nostro punto fermo. Eppure, nel tempo, ci accorgiamo non solo della validità, ma anche dell’inconsistenza, delle contraddizioni di ciò che abbiamo imparato. Tra barre sempre più pirotecniche e il citazionismo che le contraddistingue, Metho ci suggerisce il punto di partenza: assorbire come ‘’spugne’’ ogni esperienza, ogni attimo che ci può lasciare qualcosa, ma anche saper selezionare e trasformare, tracciare la linea della propria storia.‘’Roba seria’’ nasce in session con Kasp, tra influenze drill e sonorità ricercate. Cerco di raccontare il punto di vista delle problematiche e degli insegnamenti sociali che ci vengono inculcati sin da bambini, riflettendo su parole che a volte diventano parte di noi, a volte ci scorrono addosso, in base anche a chi le dice o con la coerenza con cui vengono proferite. Uno sfogo che va oltre la mia dimensione e che tocca quello che mi circonda e che bisogna sempre leggere con spirito critico.’’ – ci racconta l’artista.
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