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“OBE” il nuovo album di MACE è un viaggio tra sensibilità artistiche

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“OBE” è il nuovo atteso album di MACE, disponibile in digitale, in cd e in vinile da oggi, venerdì 5 febbraio, per Island Records / Universal Music Italia. 

Il disco è stato anticipato dai singoli “RAGAZZI DELLA NEBBIA” (con FSK SATELLITE e Irama)  e dal grandissimo successo de “LA CANZONE NOSTRA” (con BLANCO e Salmo), brano che per la seconda settimana consecutiva conquista il primo posto della classifica Fimi GfK dei singoli più venduti in Italia e che, dalla sua pubblicazione, staziona in vetta alle chart digitali registrando 10 milioni di streaming.

Il videoclip ha esordito al numero uno delle tendenze di YouTube ed è attualmente nella Top 10 dei video più visti, totalizzando oltre 3,4 milioni di views in meno di un mese.
“LA CANZONE NOSTRA” è inoltre entrata alla 16esima posizione della Viral 50 – GLOBALE di Spotify e nella Top 15 della classifica Earone.

OBE” è l’acronimo di “Out Of Body Experience (esperienza extra-corporea)”, un sigillo che inquadra con grande immediatezza la visione su cui si fonda il nuovo lavoro discografico di MACE

Il producer -già conosciuto per le collaborazioni con i più importanti artisti della scena italiana tra cui Marracash, Salmo, Ghali e Fabri Fibra- condensa in un album il frutto di anni di ricerca artistica, spirituale e personale, affiancandosi a numerose voci del panorama musicale nazionale, tra nomi leggendari e giovanissime promesse.

Il tema del viaggio, fisico e spirituale, si snoda tra le 17 tracce del disco che esplorano e attraversano generazioni e sensibilità artistiche molto distanti tra loro. Ciascun elemento alla base delle diverse produzioni racchiude al suo interno le influenze, gli stimoli e le suggestioni vissute da MACE durante la propria esplorazione del mondo, trasportando l’ascoltatore a viaggiare dimensioni lontane. 

Il vissuto e la produzione artistica sono fortemente caratterizzati dalla volontà di conoscere e conoscersi, un’urgenza che lo porta da una parte ad inseguire la realtà che lo circonda,  visitando oltre 50 paesi nel corso della sua vita, dall’altra lo spinge ad una costante ricerca di diversi stati di coscienza.
Il percorso del producer si concentra sull’indagine di dimensioni sospese tra realtà e allucinazione, visione e concretezza, una pratica che MACE svolge abitualmente attraverso incursioni psichedeliche e meditazione. 

Sono proprio queste esperienze, reali e simboliche, a prendere vita in “OBE” attraverso atmosfere evocative, campionamenti di sonorità di diverse zone del mondo e riferimenti alla musica psichedelica e progressive, offrendo all’artista un diverso sguardo sul proprio lavoro. 

I beat e le strumentali proseguono la cifra stilistica di MACE, consolidata negli ultimi anni, con produzioni in cui è forte la eco della black music, esplorata in molte delle sue sfaccettature, accompagnata da sonorità più scure che hanno come riferimento la scena elettronica UK.

A far parte di “OBE” tantissime voci, tra artisti di punta e nuove promesse che stanno lasciando un segno, a dimostrazione dell’attenzione e della curiosità verso tutto ciò che è innovativo, alla nuova linfa vitale della musica italiana.

Molti dei nomi presenti sono legati alla scena rap e trap – la spina dorsale del disco – che vengono decontestualizzati e trasportati nel mondo di MACE; non mancano tuttavia artisti appartenenti a generi molto distanti dalla musica urban. Sono infatti insolite e imprevedibili le collaborazioni sulle tracce, accostamenti che aiutano a far emergere sfumature inedite di ciascun artista.

MACE ha scelto di coinvolgere in questo viaggio Guè Pequeno, Salmo, Venerus, Blanco, Gemitaiz, Noyz Narcos, Franco126, Rkomi, Colapesce, Fsk Satellite, Ketama126, Psicologi, Madame, Carl Brave, Venerus , Rosa Chemical, Ernia, Samurai Jay, Geolier, IRAMA, Jlord, Fritz Da Cat, Darrn, Izi, Jack The Smoker, Jake La Furia

Ciascuna traccia è legata ad un simbolo che dà un’interpretazione visiva ed esoterica al concetto evocato da ciascun brano. Le immagini sono prese a prestito dai simboli alchemici, da caratteri tibetani e anche da icone metaforiche.

Di seguito la TRACKLIST di “OBE” l’album di Mace uscito oggi in versione fisica nei formati CD e LP autografato (in esclusiva Amazon) e CD standard.  

01. COLPA TUA ⫷⫸ con Venerus, Guè Pequeno 
02. LA CANZONE NOSTRA ⟁  con Blanco, Salmo
03. DAL TRAMONTO ALL’ALBA ⚭ con Venerus, Gemitaiz 
04. BUONANOTTE ❈con Noyz Narcos, Franco126, Side Baby
05. NON VIVO PIU’ SULLA TERRA ༻con Rkomi, Venerus
06. AYAHUASCA ☰con Colapesce, Chiello_FSK
07. CANDYMAN ༄con Gemitaiz
08. NOTTE FONDA ཨ con Ketama126, Psicologi
09. SENZA FIATO ཀརྨ  con Venerus, Joan Thiele
10. ACQUA ཆུ  con Rkomi, Madame
11. SOGNI LUCIDI ⊰⊱con Carl Brave, Rosa Chemical
12. SIRENA མེcon Ernia, Samurai Jay, Darrn
13. TOP BOY ⨳ con Geolier
14. RAGAZZI DELLA NEBBIA ♅con FSK Satellite, Irama
15. SCOSTUMATO ལྷ  con J Lord, Fritz Da Cat
16. DIO NON E’ SORDO ♄  con Izi, Jack The Smoker, Jake La Furia
17. HALLUCINATION ☿

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JD Il Moro presenta “Il Sardo del Nord Vol.3”

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In un momento storico in cui il rap corre veloce tra singoli e release lampo, JD Il Moro continua a muoversi in direzione opposta. Il Sardo del Nord Vol.3 è il nuovo capitolo di una saga personale iniziata anni fa, un progetto costruito come un racconto in evoluzione dove musica, identità e vissuto si intrecciano senza scorciatoie.
Tra campioni jazz e blues, batterie trap e collaborazioni nate da legami reali prima ancora che artistici, il disco racconta un percorso fatto di radici sarde, vita nel Nord Italia e viaggi che hanno allargato lo sguardo dell’artista. Un equilibrio tra classicismo e contemporaneità che riflette anche la sua crescita personale.
In questa intervista JD Il Moro ci porta dentro il processo creativo del progetto, tra scelte musicali, identità territoriale e il bisogno di continuare a raccontarsi in capitoli, anche quando il mercato sembra chiedere il contrario.

“Il Sardo del Nord Vol.3” continua una saga personale. Quanto è importante oggi, in un’epoca di singoli veloci, portare avanti un racconto strutturato in capitoli?
È importantissimo, proprio perché siamo nell’era dei singoli usa-e-getta. Continuare una saga come Il Sardo del Nord è il mio modo di ribellarmi a quel ritmo frenetico: invece dello snack musicale ti porto un pasto completo, con antipasto, primo, amaro e crisi esistenziale finale.
C’è un viaggio che parte dal Vol.1 e arriva al Vol.3, con up and down, maturazione, collaborazioni che si intrecciano e tutti quei pesi che ti porti dietro… che poi magari una birra con gli amici riesce a farti dimenticare per mezz’ora (terapia alternativa, costa meno dello psicologo, ma non fatelo a casa).
È faticoso costruirla così, però è l’unico modo che conosco per essere sincero al microfono e usare questa forma d’arte per l’autoanalisi. E poi lo so per certo che crea connessione vera con chi ascolta: la gente sente quando dietro c’è sostanza, soprattutto di sti tempi.

A livello musicale c’è una forte presenza di campioni jazz e blues, ma anche batterie trap. Come trovi l’equilibrio?
Non lo trovo: lo lascio trovare a me (che sembra una frase motivazionale da biscotto della fortuna, ma è così). Ho suonato la batteria per anni, ho studiato chitarra classica e acustica, quindi i campioni jazz e blues mi escono naturali, come radici che danno profondità e quella vibe old school che mi fa stare a casa.
Le batterie trap invece sono il movimento, il punch, la freschezza della nuova scena. Con Ric de Large, David Costello e A-Kurt non cerchiamo un compromesso tra epoche, facciamo una fusione organica — che suona molto meglio di “attempato” (termine che mi fa sentire già con la copertina del disco dorata).
Il trucco è ascoltare tanto, testare sul campo e fidarsi dell’istinto: così il Vol.3 suona classic ma fresco, senza sembrare né vintage forzato né moda passeggera.

L’identità territoriale è centrale nel titolo. Quanto hanno inciso Sardegna, Friuli e l’estero?
Tantissimo. La Sardegna sono le radici e anche il luogo fisico dove abbiamo lavorato al disco, in una casa al mare; il Friuli è la vita quotidiana, la stabilità, il Nord vero.
Tutti i viaggi e le esperienze — persone, errori, scelte adulte — sono diventati carburante per i testi. Non è un titolo “figo”: è letteralmente la mia biografia in tre parole.
Un sardo che cresce quassù, con tutto quello che comporta (meteo incluso).

Come scegli producer e featuring?
Prima l’affinità umana, sempre. Lavoro con persone che stimo davvero e con cui ho un legame reale.
David Costello è stato il primo a credere in me nel 2010 con Gioca anche tu; Ric de Large è un compagno di avventure dai tempi dello scheletro di BRUHVA; A-Kurt è un amico che stimavo da tempo e con cui finalmente ho lavorato di più in questo capitolo.
L’affinità sonora conta, ma viene dopo. In futuro non escludo collaborazioni solo per il sound — fa parte del gioco, a volte devi ingoiare rospi (vegani, però). Finché posso, però, scelgo prima le persone.

C’è un brano che rappresenta meglio l’anima del disco?
Sì, Difetti. È quello più introspettivo e simbolico. Parte da un momento semplice: guardarsi allo specchio e non piacersi. Parlo del Davide giovane, delle insicurezze che forse ho coperto anche con i tatuaggi, e di una relazione reale con una persona che aveva blocchi emotivi profondi.
Non è una seduta di psicologia da tastiera e non è un giudizio su nessuno (disclaimer preventivo 😅): è solo un’osservazione su come i difetti — miei e degli altri — ci plasmino.

Dal primo volume a oggi hai trovato una forma definitiva?
No, e per fortuna. Sto evolvendo continuamente, ed è quello che tiene tutto vivo.
I primi volumi erano più diretti, quasi didascalici, con un’estetica in bianco e nero e contrasti forti; nel Vol.3 ho aperto a più sfumature. Ho trovato un centro di gravità un po’ più stabile (cit. Battiato), ho mollato qualche zavorra e ho portato dentro esperienze fatte tra Londra, Svizzera, Indocina e Messico.
Le collaborazioni sono fondamentali: senza quel collettivo molti brani resterebbero bozze. Anche l’estetica con Mr. Steelo è parte della narrazione — simboli per ogni traccia, l’alveare lilla, i video e i canvas IA (algorithm_guy santo subito).
“Sardo del Nord” oggi è la sintesi tra la villa al mare in Sardegna e la vita friulana, ma mi sento anche cittadino del mondo. Alla fine, è sempre Davide che rappa come JD Il Moro, senza maschere — anche se certe cose riesco a dirle solo al microfono.

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”La pace non viene mai dalla guerra”, il racconto del nuovo album di Ciliari

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Ex va oltre la parola o il concetto classico di una persona con cui si è stati insieme per un periodo. Qualcosa che c’è stato, che ha fatto parte di noi e della nostra vita e che rimane nei nostri ricordi per sempre, ci racconta Ciliari. Un messaggio alla fine, ma che vale anche come un nuovo inizio. Tra brani che sanno di un gusto intramontabile e una penna altamente descrittiva e scarna di sovrastrutture, una risposta decisa e sincera al cinismo machiavellico di un mondo che ha perso il suo essere romantico nel senso letterario (e non letterale) del termine. Sognare una realtà diversa, rendere giustizia ai propri sentimenti e vivere empaticamente l’altro. E, per citare una sua frase davvero attuale, La pace non viene mai dalla guerra.

CILIARI – EX


1)‘’Ex’ è un addio o un arrivederci rivolto a qualcuno? O forse nessuno dei due?

“Ex” non è né un addio né un arrivederci. Ex è qualcosa che c’è stato, che ha fatto parte di noi e della nostra vita e che rimane nei nostri ricordi per sempre. Ex è quello che siamo stati e che ci ha fatto diventare quello che siamo adesso.

2) ‘’L’amore dà, l’amore toglie ’, dicevano. Se dovessi ripensare alle tue esperienze e al tuo percorso, cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto l’amore?

L’amore mi ha aiutato tanto a crescere, a comprendere e a cambiare, a valutare i miei errori e a mettermi spesso in dubbio. Mi ha aiutato anche tanto a comprendere che in ognuno di noi ci può essere un sentimento potente, un sentimento che andrebbe ascoltato, che è quello di voler bene al prossimo, di provare qualcosa di forte per qualcuno. Se siamo capaci di amare, allora abbiamo la chiave per superare l’odio. Bisogna solo riuscire ad usarla, a volerlo.

3) Una componente che diventa fil rouge di tutto il progetto è il ruolo della memoria emotiva, non solo nel contesto sentimentale, ma qualcosa di ancora più profondo. A tal proposito, Marcel Proust scriveva: ‘’Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso’. Pensando ai tuoi brani e l’urgenza che li ha fatti nascere, a quale associ la ‘’droga calmante’ e a quale ‘’il veleno pericoloso ’?

Tutti i brani, prima di essere scritti, sono stati “veleno pericoloso” e tutti i brani in qualche modo ora sono diventati “droga calmante”. E quando sono “veleno” spesso te ne rendi conto dopo. Credo che dipenda soltanto dal grado di consapevolezza e accettazione delle cose. La pace non viene mai dalla guerra, ma dall’amore, fuori e dentro di noi.

4) Parlando di urgenza e ispirazione, sull’aspetto musicale e delle collaborazioni autoriali qual è stato il processo creativo che ha portato alla realizzazione del disco?

Semplicemente vivere e ascoltarmi, ascoltare quello che ho vissuto, la gente che ho incontrato. Poi anche a livello di collaborazioni è stato tutto molto naturale e sincero. E poi ho fatto una ricerca minuziosa del suono, non sulla base dei tempi che stiamo vivendo, ma su quello che in qualche modo mi emozionava davvero. Ogni cosa che ho messo nel disco, ogni suono e ogni nota, mi danno una grande emozione. Anche le persone con cui ho lavorato sono persone a cui voglio un gran bene, e tutto chiaramente si riversa nel disco.

5) In ‘’Fellini ’ dici: ‘’(…) Come se avessi tutto da perdere, come se fosse tutto possibile’. Ci sono state delle volte in cui una fine che hai vissuto non ha portato necessariamente ad un nuovo inizio? Quanto pesano gli strascichi di una conclusione dentro cui riserviamo sempre una piccola speranza che tutto possa ricominciare?

Si ha sempre la speranza che qualcosa di bello possa tornare, ma non deve e non può diventare un’ossessione. Una delle cose più importanti, anche se a volte complesse, è dire basta, lasciarsi alle spalle quello che è stato e cercare di andare avanti. E quando accade magari si scopre qualcosa di ancora più bello e magico, qualcosa che, se ci fossimo fermati all’ossessione, magari non avremmo mai vissuto. Mi viene in mente la storia del pesciolino rosso, che cresce in base allo spazio in cui si trova. E allora cerchiamo il mare invece di rimanere nell’ampolla. Per rimanere in tema di film e del maestro Fellini, voglio citare un film che adoro di Tim Burton, che si chiama Big Fish, e che parla proprio di qualcosa del genere. Lo consiglio!!

6) In questo disco cosa lasci di te agli altri e cosa lasciano gli altri (le esperienze, le persone che hai vissuto) a te?

Spero qualcosa di buono. Sicuramente qualcosa di vero. Che poi quando diventa una canzone, che bello è? Buon ascolto!

BIOGRAFIA

Tra i “Best Of Indie Italia 2021 e 2023” di Spotify e Amazon Music con più di 10 milioni di ascolti, in Viral 50 Italia con la sua “Giornata di Merda” e le copertine di “Indie Italia” e “Scuola Indie”, la copertina “Novità Indie Italiano” di Amazon Music e tra i Future Hits di Radio Zeta.

In pochissimo tempo Ciliari è riuscito a conquistare un vasto pubblico, fino ad essere inserito in più di 13 mila playlist di tutto il mondo e anche tra le sigle di un noto programma radio in Argentina.

Nel 2022 escono “Lato C” e “Lato D”, i primi due Ep di Ciliari, che contengono brani come “Nebbia”, “Giornata di merda”, “Tuttoaputtane”, “Porno 80” e “Anche se non ti conosco”, distribuiti da Believe e prodotti da Riccardo Scirè con Adel Al Kassem, Luca Mezzadra, Roberto Pace, Marco Rossi e Emanuele Alosi.

“Maledetto Amore” è il singolo che inaugura il 2023 di Ciliari, che anticipa la sua partecipazione al Concerto del Primo Maggio in piazza San Govanni a Roma e il singolo “Enoteca Discoteca”. Dopo l’energica “Puntifragola”, uscita durante il mese di ottobre, Ciliari abbraccia la sua malinconia con il singolo “Basta”, una canzone capace di entrare nella mente e nel cuore di chi l’ascolta e che anticipa l’album “Maledetti Noi”, uscito lo scorso 8 dicembre 2023.

Nel 2024 firma come artista e autore per Warner Chappell Music.

Il 10 Gennaio 2025 Ciliari è in copertina “Novità Indie Italiano” di Amazon Music con il suo nuovo singolo “LE LINGUE LA MATEMATICA”, brano che entra a far parte anche delle playlist “Indie Italia” di Spotify e di “Esplosione Indie” e “Novità del Momento” di Amazon Music.L’11 Luglio 2025 esce il suo ultimo singolo “Seh Vabbè”, brano che conferma il sodalizio artistico con il producer Riccardo Scirè.

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Quando volersi bene è anche lasciare l’altro ”fiorire”, il nuovo singolo di ioemeg

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Quando volersi bene è anche lasciare l’altro fiorire, il nuovo singolo di ioemeg, in uscita il 28 febbraio per Honiro Label.

In qualche modo, rimaniamo sempre legati a ciò che è riuscito a smuovere in noi una ‘’spinta vitale’’, un motivo per guardarci dentro con occhi diversi. Il rischio, però, è la dipendenza che si crea con un sentimento che è destinato a scemare, spegnersi, a cui proiettiamo le insicurezze e i tormenti. A quel punto, l’unico rimedio per se stessi, ma anche per gli altri, è capire quando un affetto è giusto che abbia il suo spazio, il suo tempo. Ciò non vuol dire che questi sia meno caro, anzi, tutt’altro: essersi disposti a lasciare andare è l’essenza del rispetto.
‘’Nel mio nuovo brano cerco di raccontare in maniera intima e nostalgica un amore senza colpe, fatto di ricordi quotidiani, cicatrici leggere e crescita personale. Tra immagini semplici e potenti, “fiorire” parla dell’accettazione della distanza, del tempo che passa e della consapevolezza che a volte ci si ama davvero solo imparando a fiorire lontano l’uno dall’altro. Per quanto vogliamo negare a noi stessi che le cose cambiano, le tracce che reputiamo indelebili degli altri possono sfumare’’ – ci racconta l’artista.

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