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Boggio racconta il suo nuovo singolo ai lettori di Honiro Journal

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Amici di Honiro Journal, ecco un nuovo “faccia a faccia” con un artista emergente del panorama urban italiano, Boggio, che ci presenta il suo ultimo singolo!

Ecco come si descrive:

Mi chiamo Matteo Boggione in arte Boggio, classe 1997 di san mauro torinese un paese in provincia di torino. Il mio approccio alla musica è avvenuto quando ero molto giovane. All’ età di 12/13 anni suonavo il basso in un gruppo con dei miei amici e facevamo cover dei grandi classici ac/dc led zeppelin ecc.. la mia passione col rap è iniziata invece ascoltando l’album bugiardo di fibra e da li poi ho scoperto il mondo che c’era dietro qualcosa di americano già masticavo ma l’album che mi ha veramente segnato è stato bugiardo di fibra e mi fist dei dogo. Ho iniziato facendo freestyle e partecipando a varie battle  in giro per il piemonte. Ora ogni tanto mi capita di partecipare ancora a qualche contest ma diciamo che la mia passione per il freestyle è rimasta solo da spettatore ho assistitito all’ultima finalissima del tecniche perfette e all’ultima edizione del mic tyson da sotto il palco. Ho iniziato a scrivere all’età di 15 pubblicando qualcosina su soundcloud.
Un mio punto forte per quanto riguarda la musica penso sia la poliedricità, la capacità di attrarmi a qualsiasi tipologia di genere ecc e la mia continua voglia di sperimentare e cercare qualcosa di nuovo dal sound alle rime e al mood che voglio creare. Quello che ho sperimentato con il singolo che uscirà a cui lavoro da tre anni è un mood chill con sonorità future bass che in america qualcosina già si sente ma in italia non tantissimo.

Ed ecco cosa ci siamo detti:

Ci racconti il tuo passaggio dal Rock al Rap? È stato “naturale”?
Il mio approccio alla musica è iniziato da giovanissimo, ascoltavo i dischi che teneva mio padre in casa ed erano tutti rock: Ac Dc, Led Zeppelin, The Police, Queen, ecc… da quel periodo ho iniziato suonando il basso in un gruppo tra amici. Facevamo principalmente cover e suonavamo nel garage di casa mia. Il passaggio al rap è stato del tutto naturale, ho sempre ascoltato qualsiasi genere di musica senza fare distinzioni. L’approccio al rap è iniziato col freestyle, scrivevo qualcosa ma rimaneva per me. Ho iniziato a pubblicare quando mi sono sentito realmente pronto a espormi.

Dal passato al presente: parlaci del tuo ultimo singolo
Il mio ultimo singolo si chiama “solo” ed è un pezzo che vede la sua prima forma tre anni fa. Ci abbiamo lavorato parecchio per far in modo che uscisse nel modo migliore possibile. Quando scrivo cerco sempre di creare un immaginario, di ricreare una situazione o un mood che ho vissuto in modo che chi ascolta possa rispecchiarcisi. Con questo brano il messaggio che voglio far arrivare è che non bisogna farsi buttare giù da tutto ciò che di negativo, può accadere, ma lo si può utilizzare come motore per avere ancora più forza nel raggiungere un obbiettivo. Fin dai primi pezzi a cui ho lavorato ho sempre cercato di sperimentare e di differenziarmi dagli altri. In questo brano sentirete delle sonorità “diverse” da ciò che si sente ora come ora, sonorità molto più chill e future bass.

Qualche chicca sul video invece?
Il video penso sia una bomba! È stato diretto da Andrea Dipa e Federico Melis: insieme sono riusciti a ricreare quello che avevo nella mia testa. È stato molto interessante lavorare con loro, li ringrazio e spero vi piaccia!

Ti definisci “artista poliedrico”: quanto influisce nella produzioni della tua musica? 
Per poliedricità intendo la capacità di adattarmi a qualsiasi tipo di strumentale restando nel mio mood e penso che questo sia dovuto sopratutto al fatto che ho da sempre ascoltato diversi tipi di musica, non solo rap, inoltre anche alla mia continua ricerca di sperimentare suoni e stili nuovi. In parte è stato grazie al freestyle, siccome ci si allena sempre su varie tipologie di strumentali e si trovano flow e metriche diverse.

Fibra è stato sicuramente l’artista che ha avuto un’influenza maggiore su di te: ce ne sono anche altri?
Sicuramente Fibra con l’album “Bugiardo” è stato quello che più mi ha fatto avvicinare al rap ma allo stesso modo anche i Club Dogo, Marra e tutto il movimento iniziale del rap italiano. Invece, non nel campo musicale, ha avuto influenza su di me il film “8mile”.

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Tutte le foto sono state scattate e postprodotte da @lukeboggi1

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