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Intervista

Pronti ad immergervi nell’oceano di Francesco Oceano? Leggi ora l’intervista

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Francesco Oceano, nato nel 2001 tra i monti della provincia vicentina e poi trasferitosi in città, è un autore e cantante figlio della scuola rap. La sua scrittura può definirsi un infuso di elementi naturali, personali, e metropolitani, che si accostano a volte al tecnicismo sonoro elettrico della drum machine, a volte al suono caldo e urlato della chitarra elettrica dei suoi producers o di suo padre. Nel 2019 entra in collaborazione con i due artisti originari da Trissino Sho Dr e Hidora ¥ suoi produttori. A giugno 2019 rilascia il suo primo ep intitolato “File Audio” disponibile su Soundcloud. A Novembre 2019 rilascia il suo primo singolo internamente prodotto dal decennale GarageStudio di Trissino, il titolo è Oceano ed è disponibile dal 15 Novembre su tutti i digital store; dal 18 Dicembre è disponibile il video.

Ed ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Francesco, come definiresti il tuo stile musicale?

Ciao, il nome Francesco Oceano stesso lo vuole in un certo senso rispecchiarre: suono fluido, voce calda, e sensazioni sono le tre caratteristiche che deteminano maggiormente la mia musica. Mi si può definire rapper, a otto anni ho scoperto gli Assalti Frontali e a dodici anni ho iniziato a scrivere le mie prime rime imitando Gue Pequeno nei Club Dogo, oggi sono arrivato a 18 anni che ancora scrivo, e questo lo devo principalmente al rap. Nello stesso tempo però la definizione di rapper mi sta stretta: ho sempre amato cantare, ancora prima di scrivere quando inconsciamente mi pompavo la scena rock alternativa dalle cassette di mio padre, per questo mi trovo spesso a sperimentare e avvicinarmi ad un certo cantato, allo stesso modo nei testi cerco di differenziare, forse per questo la scrittura mi porta il più delle volte al liricismo e al conscious, sempre comunque con una grande influenza del vissuto personale.

Sei influenzato da diversi generi: come fai a far convivere tutte le tue “anime”?
Si, penso che ogni genere rispecchi poi un mood personale, in un certo senso appunto un’anima una parte di sè che esiste, da scoprire, e che può prevalere o meno sulle altre. Le mie influenze infatti seguono un processo nel mio cervello: le assorbo, le analizzo suono dritto dalle cuffie, poi si fondono ed escono in un modo o nell’altro quando creo, canticchio, e scrivo. La parte difficile è sapersi bilanciare e cogliere tutte le ispirazioni per poi confonderle con la propria attitudine, il proprio stile e le emozioni; una sensibilità che si sviluppa con il tempo, tante canzoni, e collaborando con producers, tutti i type beat che ho scaricato negli ultimi cinque anni nel cell lo testimoniano. Insomma penso che l’artista non sia mai uno solo, la sua identità non è fissa ma muta, come dico nel pezzo è un falegname che si traforma in larice, l’artista che diventa la sua arte e che è capace di ascoltarsi, “un pescatore che ascolta le anime”.

Arriviamo al tuo singolo, Oceano. Come lo descriveresti?
Oceano è lo specchio della fusione tra i miei turbinii emozionali e il lavoro tecnico e meditato dello studio. Ho scritto la prima strofa in notte tarda di getto e su un sottofondo musicale che non ricordo bene, sentivo solamente il bisogno di scivere. Mentre la seconda e il ritonello li ho scritti sul tavolino del GarageStudio, subito dopo aver sentito la bomba di strumentale fatta
da Mathieu (Sho Dr), devo molto alla collaborazione con lui e tutti i ragazzi di Trissino. Il testo
è una fusione di elementi naturali, simbolismi, e immagini nitide, raccontate in modo del tutto personale, ma nel quale possiamo identificarci. La musica richiama i sintetizzatori degli anni
’90 ma con ritmi e suoni che prendono origine dalle tecniche attuali. Questo mix di malinconia e retorica contemporanea può dare la sensazione di perdersi in un oceano di fatti d’amore del 21°secolo.

Il brano ha anche un video ufficiale: raccontaci il tuo rapporto con il regista e come è nato questo lavoro.
Certamente, il video è nato così: mi sono messo ad ascoltare Oceano, mi sono appuntato
le immagini che spontaneamente mi ha suscitato, e ho scritto a Nicola Inderle, lui ha saputo interpretarle ed integrarle con il suo estro artistico, altre idee sono nate nel corso stesso delle tre giornate di riprese. Penso che il connubio tra le nostre caratteristiche abbia dato i suoi frutti. Io gli ho chiesto riprese naturali, anche camminando, come se il soggetto fosse incosapevole della telecamera, e questo ha portato Nicola ad uscire dalla sua zona comfort, e a sperimentare nel montaggio; allo stesso modo la sua direzione mi ha messo nei panni di attore, spingendo anche me oltre ciò che faccio abitualmente. Lavorare in questo modo impone dei rischi, ma
se si ha una buona riuscita il risultato è qualcosa di diverso dal solito, il video di Oceano ne è l’esempio.

Guardalo qui: https://youtu.be/mSaFUwOArX8

Cosa ha significato il rap nella tua vita? C’è un artista che ti ha particolarmente influenzato?
Il rap nella mia vita è stato lo strumento con il quale ho scoperto la scrittura, e di conseguenza con il quale ho imparato ad esprimermi. Non ho mai avuto una particolare attinenza hip hop, i testi dei rapper che ascoltavano mi gasavano, e forse per questo ho iniziato con questo genere, solo sucessivamente ho cominciato a vedere il rap come possibile fonte d’arte. Oggi come oggi ascolto di tutto, ritengo il rap come uno dei più importanti punti di partenza da cui portarsi all’avanguardia musicale, e penso che in alcuni casi debba anche rompere completamente con ciò che lo vuole definire rap, e portarsi, vuoi per strumentali, vuoi per stile, vuoi per testi, ad una condizione di indefinibilità, necessaria oggi più che mai per creare la novità. Se dovessi nominare un mio rapper preferito, ricollegabile in qualche modo al mondo hip hop, direi Mecna, testi sinceri e reali nei quali spesso mi rispecchio, e ricerca stilistica e di suono ammirevole, capace di rompere con gli schemi tradizionali del rap italiano. Ma tra tutti gli artisti risponderei Tre Allegri Ragazzi Morti, che ho rivisto molto nei Sxrrxwland.

Siamo ai saluti: lasciaci con i tuoi prossimi step!
Stiamo preparando un prodotto più ampio, stiamo rispondendo ad un’esigenza, fare musica è un bisogno, 2020 usciamo con un album.

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