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Lazza: il nostro amichevole rapper di quartiere

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Andiamo nella tela di uno dei pi๠interessanti emergenti della scena rap-trap italiana.



_Non ha la maschera. Anzi. Probabilmente dietro quell’aria da trapper maschera fin troppo bene una serie di lati nascosti che non sempre riescono ad arrivare all’orecchio. Mi piace chiamarlo “lo Spider-Man del rap italiano”, perchà© ha mantenuto quella street attitude che la trap sta un po’ dimenticando sotto al cuscino. Slang dei palazzi, zarragine (o zarritudine, ce lo dirà  la Crusca) e quei continui riferimenti alla strada. La sua. Sì, quella che adesso si sta aprendo ad un pubblico sempre pi๠vasto. Ci controlla appeso alla sua tela. In alto. Su palazzi impreziositi di note di pianoforte. Un’altra assonanza la puoi trovare proprio qui. Quello strumento a corde è il tocco di dolcezza in un mare di punchline, frecciatine, barre crude e sfottò. Quel suo pianoforte è un’eredità  a cui è inevitabilmente legato, un regalo del destino messo nelle mani di uno che spesso preferisce stringere un microfono. Eppure, in un attimo, ecco lo stop. Basta con la rabbia, basta con quel rap che parla ad una massa sorda e arida. E lì parte la musica. àˆ lì che parte la sua musica. Quella che c’è anche se non te ne rendi conto. Quando con FacceCaso l’ho intervistato in radio prima della sua data a Roma mi ha detto “guarda che il pianoforte c’è sempre, in ogni traccia. La sua musicalità  la porto sempre con me”. BellaStoria. E quindi il piano come lo zio Ben, le liriche ironiche come maschera di un qualcosa in pi๠e la strada a fare da quartiere del Diablo. Lui è Lazza, il nostro amichevole rapper di quartiere. Almeno, secondo me_



Di @_ziannagram_


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