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Colpa Delle Favole, il nuovo album di Ultimo!
Fuori ora “COLPA DELLE FAVOLE” (Honiro, distribuzione Believe), il terzo album di Ultimo, nome d’arte di Niccolò Moriconi, che torna con un nuovo capitolo di una storia iniziata con il disco d’esordio.
Nel 2017 “Pianeti” racconta, attraverso una dimensione di fantasia, la storia di un ragazzo arrabbiato, in cerca di una posizione nel mondo, e con un obiettivo da raggiungere a tutti i costi. “Peter Pan” nel 2018 descrive la conquista del mondo tanto desiderato, la realizzazione dei sogni, fra cui una meravigliosa storia d’amore, e, attraverso una metafora, il personaggio tenta di evadere dal quotidiano. Ora, nelle tredici tracce di “COLPA DELLE FAVOLE”, scritte e prodotte da Ultimo, il protagonista raggiunge l’immaginata Isola che non c’è e scopre che quel mondo a lungo sperato non gli basta e non corrisponde a ciò che immaginava.
“Colpa delle favole” si interroga sulla felicità, sulle illusioni e sul raggiungimento di un equilibrio nella vita, nell’amore; è colpa delle favole se non si riesce a raggiungere un obiettivo che, di conquista in conquista, sembra posto sempre un gradino più in là? Il disco approfondisce anche una sensazione di mancanza, di insicurezza e della ricerca di qualcosa che faccia stare bene. “Colpa delle favole” indaga la profondità di un animo inquieto, poetico, a tratti impaurito e inadeguato, un giovane uomo che ama le cose semplici ed è stato travolto da un sogno stupendo, ma che nasconde, allo stesso tempo, i suoi lati oscuri. Anche il successo, tanto amato e per cui si è lottato con tenacia, può diventare un ostacolo quando non si è sul palco.
E allora “Fateme cantà”, la musica è sempre il più grande palliativo per tutto, la passione che in qualche modo salva da un mondo complicato e permette di tornare alle cose semplici: gli amici di sempre, un bicchiere di vino, le persone vere, la vicinanza agli ultimi, le piccole certezze, il vento, l’aria, la volontà di stare insieme, i sorrisi che aiutano a trovare un senso.
Il disco è stato anticipato da “I tuoi particolari”, singolo già disco di platino con cui ha partecipato alla sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo. Nel brano Ultimo racconta le piccole cose, i gesti e i dettagli nascosti di una relazione che diventano molto presenti nei ricordi, e si rivelano, nella loro importanza, quando non ci sono più. Le strofe incisive cantano l’assenza, i contorni di una storia finita e ciò che sembra un particolare minore è proprio quello di cui si sente più forte la mancanza.
In un crescendo dove, a piano e voce, si aggiungono gli altri strumenti con un’intensità sempre maggiore, Ultimo descrive così la sua canzone: “I TUOI PARTICOLARI parla delle piccole cose, mette in risalto le sfumature, come succede in un dipinto, dove ogni tocco di colore, ogni tratto è importante”.
Il secondo singolo, uscito in digitale, ad anticipare l’album è “Fateme Cantà” che, al suo debutto, ha conquistato la posizione #1 su iTunes ed è accompagnato dal videoclip firmato dal regista Emanuele Pisano che vede la straordinaria partecipazione di Antonello Venditti, segno del profondo legame tra la storica tradizione musicale romana e la nuova scena della città. La canzone rappresenta una sorta di manifesto, un brano crudo, dove Ultimo, senza ricorrere a metafore o astrazioni, riporta una fotografia sincera, raccontando in modo libero e diretto la voglia di fare musica con semplicità, anche grazie al linguaggio che per lui è più spontaneo. Il romano mostra, infatti, le radici del cantautore nato e cresciuto nel quartiere San Basilio e risveglia le emozioni legate al quotidiano di borgata. Il testo mette in luce il forte contrasto tra il successo e la vita di tutti i giorni, quella in cui in molti possono riconoscersi mentre, a testa alta, cercano di affrontare problemi molto lontani dalle luci del palcoscenico.
Il 5 aprile, insieme al disco, uscirà anche il singolo, accompagnato da un nuovo video, intitolato “Rondini al guinzaglio” dove è forte il desiderio di essere portati altrove, liberi di amare senza pregiudizi, alla ricerca di leggerezza e di un mondo dove è possibile sbagliare, superare gli ostacoli e “dove vive e si ribella ogni rondine al guinzaglio”.
“COLPA DELLE FAVOLE TOUR”
Dal 27 aprile 2019 Ultimo partirà per il “Colpa delle favole tour”, la tournée tutta sold out in 18 palazzetti italiani, che farà tappa a Eboli, Bari, Firenze, Milano, Bologna, Ancona, Jesolo, Roma, Napoli, Torino e Acireale. I 18 concerti si apriranno con una data zero,prevista per giovedì 25 aprile 2019 al Palasport di Vigevano, che in soli due giorni dall’apertura delle vendite ha registrato il tutto esaurito. Ultimo torna nella sua dimensione preferita, quella live dove insieme al pubblico condivide sentimenti e stati d’animo, in uno scambio continuo di momenti che rimangono impressi nella memoria.
“LA FAVOLA”
Dai live nei piccoli locali del 2018, ai club, per arrivare ai palasport, Ultimo, con oltre 300.000 biglietti venduti complessivamente fino ad oggi, chiuderà la tournée con “La Favola”, una speciale data evento il 4 luglio 2019 che lo vedrà protagonista all’Olimpico di Roma, e sarà il più giovane artista italiano a esibirsi in uno stadio. Questo appuntamento dal vivo sarà preceduto da una data zero sabato 29 giugno 2019 allo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro (UD).
Prima del live allo Stadio Olimpico, Ultimo si esibirà sul palco di Locarno, sabato 15 giugno 2019, nell’ambito del Connection Festival presso Piazza Grande.
TRACKLIST
1. Colpa delle Favole
2. I Tuoi Particolari
3. Quando Fuori Piove
4. Ipocondria
5. Fateme Cantà
6. Rondini al guinzaglio
7. Amati Sempre
8. Quella Casa Che Avevamo In Mente
9. Piccola Stella
10. Aperitivo Grezzo
11. Fermo
12. Il Tuo Nome (comunque vada con te)
13. La Stazione dei Ricordi
BRANO PER BRANO
COLPA DELLE FAVOLE
È la traccia che apre l’album, una vera e propria dichiarazione in cui Ultimo ammette che è proprio colpa delle favole se è diventato ciò che adesso è. La title track, con grande carica ma anche fragilità, racconta come i sogni abbiano portato un cambiamento nell’esistenza di Ultimo.
I TUOI PARTICOLARI
Il racconto della fine di una storia, dove la parte più difficile da accettare sono le abitudini, che non si possono più vivere.
QUANDO FUORI PIOVE
Il brano è pervaso da un sound molto simile a quello delle canzoni contenute nell’album precedente, “Peter Pan”. “La scrissi durante gli instore di quell’album” ricorda Ultimo; qui torna il tema centrale delle favole, delle illusioni che possono portare risvolti negativi all’interno delle relazioni.
IPOCONDRIA
L’ipocondria di Ultimo è curata dall’amore, un amore che può essere anche distante ma rimane sempre presente e vicino nel cuore. “Nel momento in cui due cerchi si sovrappongono non hanno nulla più da condividere, se non lo spazio che li accomuna” dice Ultimo descrivendo il brano.
FATEME CANTA’
“Certe canzoni non puoi spiegarle… le devi “sentire”.” – con queste parole Ultimo descrive questa canzone.
“Fateme Cantà”, una sorta di manifesto, un brano crudo, dove, senza ricorrere a metafore o astrazioni, l’artista ci riporta una fotografia sincera, raccontando in modo libero e diretto la voglia di fare musica con semplicità, anche grazie al linguaggio che per lui è più spontaneo. Il dialetto romano mostra, infatti, le radici del cantautore, nato e cresciuto nel quartiere di San Basilio, e risveglia le emozioni legate al quotidiano. Il testo mette in luce il forte contrasto tra il successo e la vita di tutti i giorni, quella in cui in molti possono riconoscersi mentre, a testa alta, cercano di affrontare problemi molto lontani dalle luci del palcoscenico. La voglia di Ultimo di far conoscere la propria musica si scontra con il desiderio di non rendersi noti, per lasciare spazio soltanto alle proprie canzoni.
RONDINI AL GUINZAGLIO
Il testo esprime il desiderio di essere portati altrove, dove è possibile essere amati ed essere liberi, anche se poi si sbaglia, senza alcun giudizio da parte del mondo esterno. È meglio che gli ideali restino tali, come i sogni, che se diventano realtà cambiano colore.
AMATI SEMPRE
La ballata del disco, la canzone più intima.
QUELLA CASA CHE AVEVO IN MENTE
Ultimo descrive la nostalgia e i rimpianti per alcune scelte passate e dettaglia nel ritornello il suo desiderio “Ti vorrei con la voglia di parlare, non con la faccia di chi ha già parlato, con la voglia di mostrarsi. Rivivere un amore in modo semplice”.
PICCOLA STELLA
È la prima canzone che Ultimo ha scritto, quando aveva 14 anni. Si distanzia dalle altre, avrebbe voluto inserirla anche nei precedenti album, ma sentiva che questo era quello giusto.
APERITIVO GREZZO
Ottobre 2017. Un mese di aperitivi grezzi con gli amici al bar. “Volevo ricordare quel periodo”, un momento in cui Ultimo si sentiva in equilibrio e sicuro, protetto dall’affetto delle persone più care.
FERMO
Una canzone che traghetta verso la fine del disco, la fine anche delle storie dove ci si guarda negli occhi e non ci si vede più. La voglia di immobilità, di non muoversi: il sogno è finito, la sconfitta brucia e il desiderio è quello di non essere più scosso, rimanere fermo.
IL TUO NOME
“Ripeto quasi sempre la stessa frase, eppure è una delle canzoni che mi emoziona di più” così Ultimo sintetizza il senso di una canzone dove “Il tuo nome” diventa un segno importante, un appello che aiuti a cancellare gli errori commessi.
LA STAZIONE DEI RICORDI
“Ho messo tutto me stesso e tutto il mio passato. Ascoltare per credere.”
Ultimo si racconta, mostrandosi con autenticità, aprendosi in modo poco astratto e molto diretto. Questa canzone è un percorso, attraverso immagini che si cristallizzano nella mente proprio come vere polaroid. Ultimo ammette che vorrebbe essere ricordato come Niccolò, un ragazzo ancora incerto sul suo futuro, che sta lottando per far conoscere la propria musica.
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SACE, fuori dagli schemi: «Il vero successo è restare nel tempo»
C’è una differenza sostanziale tra cambiare per inseguire il mercato e cambiare perché si ha ancora voglia di sperimentare. SACE sembra avere le idee piuttosto chiare al riguardo. Da anni porta avanti un percorso che lo ha visto attraversare realtà discografiche differenti, confrontarsi con altri artisti e mettere continuamente alla prova il proprio modo di fare musica, senza preoccuparsi troppo di rientrare in una definizione precisa.
Il nuovo singolo “RAPAPAMPAM”, prodotto da MDM, è un altro esempio di questa attitudine: una scrittura viscerale, nata prima della produzione musicale, che lascia emergere pensieri e riflessioni senza cercare formule accomodanti.
Ma quanto spazio resta oggi per la sperimentazione in un’industria che pretende contenuti sempre nuovi e risultati immediati? E quanto conta mantenere una propria riconoscibilità mentre cambiano suoni, linguaggi e modalità di ascolto?
Ne abbiamo parlato con SACE, entrando nel merito del suo processo creativo, delle collaborazioni, del rapporto con i social e di una visione della musica che continua a privilegiare la ricerca personale rispetto alle logiche del momento.
SACE, negli anni hai costruito un percorso che ti ha portato a confrontarti con ambienti musicali e realtà discografiche differenti. In quale momento hai sentito la necessità di rimettere in discussione il tuo linguaggio artistico e cercare una nuova direzione?
Mi metto sempre in discussione per cercare di fare meglio, difficilmente faccio la stessa cosa, amo sperimentare e mettermi continuamente in gioco senza ricalcare terreni già esplorati, soprattutto in singoli o progetti più strutturati mentre magari nei freestyle è tutto impulso senza troppo studio alle spalle, poi naturalmente la matrice testuale cerco di renderla sempre riconoscibile spaziando tra le sfumature che può avere un testo e/o concetto. Dopo i miei primi tre Ep “Giovane e Forte”, già da “Excelsior Mixtape” in poi si può notare questa continua ricerca e più che nuova direzione la definirei come un puzzle a cui ogni volta aggiungo un nuovo pezzo.
“RAPAPAMPAM” affronta temi come le amicizie opportuniste, la superficialità dei rapporti e la perdita di umanità. Quanto di quello che racconti nasce da esperienze personali e quanto, invece, dall’osservazione della società che ti circonda?
Questo brano in particolare è un flusso di coscienza, di sensazioni e vissuti che mi portavo dentro, sono letteralmente esplose sul foglio e abbiamo costruito a posteriori il tappeto musicale. In generale parto sempre dal beat e da cosa mi suscita, dando vita a un mix di cose che ho vissuto ed altre che invece mi circondano ma che non mi toccano in prima persona, immedesimarsi per rendersi portavoce mi piace ma dev’esserci sempre un po’ del mio. Penso che moltissimi di noi purtroppo hanno avuto a che fare con amicizie opportuniste, rendersi conto alle volte della superficialità di esse e che il mondo sta andando sempre più incontro alla perdita di umanità, quindi anche se tutto nasce da un vissuto personale, credo che in molti possano rispecchiarcisi, ed è questo il mio obiettivo, comunicare alle persone fornendogli una chiave di pensiero e ogni tanto anche di svolta.
Il singolo è prodotto da MDM. Come avete lavorato insieme per trovare il giusto equilibrio tra una produzione dal suono moderno e un testo così denso di significati? Quali aspetti del tuo modo di interpretare il rap avete voluto valorizzare?
Come accennavo prima, in questo caso è nato prima il testo e poi il tappeto musicale, il rap è stata sempre la mia matrice ma mi piace contaminarla con suoni particolari o strutture della batteria non canoniche, con MDM lavoriamo ormai da anni insieme e più passa il tempo, più siamo affini. In questo brano il testo è centrale quindi abbiamo lavorato in modo che tutto il resto fosse un contorno ma non per questo è da meno anzi, è stato un lavoro molto certosino perché l’obiettivo era quello di creare l’ambient perfetto senza sovrastare le parole ma allo stesso tempo anche il sound doveva essere d’impatto senza essere protagonista. Il sample dice “You play with me” riferendosi sia alle persone che al mondo che spesso si prende gioco di noi.
Nel tuo percorso convivono collaborazioni, progetti condivisi e pubblicazioni personali. Quanto è importante, per un artista che continua a evolversi, riuscire a mantenere una propria riconoscibilità anche quando cambia sonorità o metodo di lavoro?
Per quanto mi riguarda è fondamentale e detto sinceramente sono contento quando mi sento dire che il brano suona diverso dai precedenti ma che il mio modo di approcciarmici resta coerente, mi da modo di spaziare anche in un progetto più strutturato legando tra loro brani apparentemente distanti, credo che il mio progetto passato “FLOW DE D10S” sia la miglior rappresentazione di ciò che ho appena detto. Ci tengo molto a differenziare il sound è la parte centrale della sperimentazione che metto continuamente in atto. Nel progetto con Wiser è stato super interessante vedere come lui approcciava a strofe e ritornelli, mi ha dato molti spunti, trovo che collaborare con altri artisti sia tra le cose che più mi arricchisce ed è spiacevole quando dietro a delle collabo ci siano dei ragionamenti strettamente legati esclusivamente ai numeri, secondo me si perde la parte fondamentale di questa cultura che nasce anche per far si che ci sia aggregazione e condivisione.
Il rap italiano vive un momento in cui i confini tra i generi sono sempre più sfumati. Quali evoluzioni musicali trovi realmente interessanti e quali, invece, ti sembrano spesso dettate dalla necessità di inseguire ciò che funziona sul mercato?
Per me che prima del rap ho suonato svariati strumenti, trovo che la contaminazione se messa in atto con criterio è sempre un buono spunto per dare vita a qualcosa di nuovo, non voglio spaccare in due generi che mi piacciono e quelli che non sono riuscito a mandare giù, noto però che il rap unito alla dubstep o la trap fusa con la samba (prendo due esempi a caso) anche se funzionali, non sono unioni che riescono a superare uno o due anni di attività nel mercato, tutto è ciclico e come stiamo vedendo da un po’ di tempo a questa parte, si è tornati al boom bap. Personalmente resto fedele alle origini ma sono aperto a qualsiasi tipo di contaminazione, la musica è libertà di espressione, in ogni sua forma, non amo etichettarla per forza per poi doverla incasellare in compartimenti stagni.
Oggi una canzone viene spesso scoperta attraverso pochi secondi di contenuto sui social. Quanto pesa questa dinamica nelle tue scelte artistiche? Quando scrivi, riesci ancora a pensare esclusivamente alla musica oppure la comunicazione è diventata inevitabilmente parte del processo creativo?
Per me lo step del contenuto social subentra a posteriori, una volta che ho il brano pronto, capisco come veicolarlo al meglio, quale potrebbe essere la porzione di canzone più forte per poi traghettare il fruitore all’ascolto completo. Durante la scrittura ho tanti altri paletti che si sono formati negli anni ma nulla che riguarda il contenuto che poi andrò a postare o strategie di marketing in generale. È tutto sempre più veloce nel mercato e questo sta distruggendo la creatività, da qualche anno a questa parte definisco l’industria un tritacarne. La quantità, per il percorso di alcuni artisti sembra essere più importante della qualità e per tanti funziona ma sono sempre dell’idea che i cavalli si vedono all’arrivo e in questi 10 anni o più di attività ne ho visti molti perdersi per strada nonostante il talento fosse incommensurabile. Il vero successo è restare nel tempo, non i famosi 15 minuti (ad oggi secondi) di fama di Andy Warhol.
Hai anticipato la volontà di mostrare diverse sfumature della tua personalità musicale, lasciando aperta anche la possibilità di un album. Che tipo di progetto vorresti costruire per rappresentare davvero il SACE di oggi, e cosa dovrebbe avere di diverso rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Nei miei progetti, tralasciando “Giovane e Forte Vol. 3” ci sono sempre pochi featuring, quasi zero. Ho sempre preferito che chi viene a contatto con la mia musica, deve premere play perché interessato a ciò che ho da dire non per chi ospito nel brano ma dato che ho stima di molti e questa cosa è contraccambiata, dal prossimo anno mi vedrete senz’altro affiancato da molti colleghi e non vedo l’ora perché il Sace di oggi è riuscito ad abbattere questo muro che senz’altro mi porterà ad uno scambio maggiore di visioni, sonorità, approccio e metodologie che non possono far altro che arricchire un’artista.
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Psycho Red sperimenta con “Maschine / Still Pushin’”: il rap incontra una produzione fuori dagli schemi
Due produzioni, due strofe e un unico singolo. Psycho Red sceglie una struttura insolita per “Maschine / Still Pushin’”, il nuovo brano che introduce un elemento inedito nella sua discografia: la produzione musicale curata direttamente dall’artista.
Il rapper, originario di Rieti e attualmente residente in Germania, è attivo dal 2016 e ha sviluppato nel corso degli anni un repertorio legato al rap e alle sue contaminazioni contemporanee. Con questa pubblicazione propone una soluzione compositiva che si distingue dalla struttura più convenzionale del singolo, suddividendo il brano in due sezioni caratterizzate da beat differenti.
“Maschine / Still Pushin’” non si limita quindi a un semplice cambio di ritmo, ma sviluppa due momenti musicali all’interno della stessa traccia. La seconda parte introduce una variazione nella costruzione sonora senza allontanarsi completamente dall’atmosfera iniziale. A collegare le due sezioni rimangono le sonorità trap e l’impostazione rap che caratterizza l’intero lavoro.
La particolarità di questa uscita riguarda anche il processo di realizzazione. Psycho Red ha infatti assunto per la prima volta il ruolo di producer, curando personalmente la base musicale oltre alla scrittura e all’interpretazione. Un ampliamento delle attività in studio che comprende anche la realizzazione della copertina, concepita direttamente dall’artista.
Per il mix e il master è stato coinvolto DJ Arm, collaboratore già presente nella storia discografica di Psycho Red, al quale è stata affidata la finalizzazione tecnica del brano. Una collaborazione che si inserisce in un progetto caratterizzato da una gestione prevalentemente autonoma delle diverse fasi di lavorazione.
Anche sul piano della comunicazione, l’uscita viene accompagnata da contenuti realizzati direttamente dal rapper, tra reel e materiali destinati principalmente a Instagram e TikTok. Un lavoro che affianca la distribuzione del singolo e ne sostiene la presenza sulle piattaforme digitali.
A differenza di molte pubblicazioni utilizzate come anticipazione di progetti più ampi, “Maschine / Still Pushin’” non è attualmente associato all’annuncio di un nuovo disco. Si tratta di un singolo che trova una propria collocazione nella discografia di Psycho Red e che introduce una modalità di produzione destinata a poter essere sviluppata anche nelle successive pubblicazioni.
A dieci anni dai primi passi nella musica, il rapper aggiunge dunque una nuova competenza al proprio lavoro, scegliendo una traccia dalla struttura particolare per presentare questa evoluzione.
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Capstan e Muttofunk riattivano F.U.E.L.: “Space Program 45” porta il rap fuori orbita
Sedici anni dopo il primo capitolo, Capstan e Muttofunk tornano a firmare insieme un disco con “F.U.E.L. 2: Space Program 45”, pubblicato da Vibrarecords / Bootay. Un ritorno che rimette in movimento un progetto nato molto prima del 2010, quando i due artisti veronesi avevano già alle spalle anni di musica condivisa, demo, live e sperimentazioni.
F.U.E.L. — acronimo di Funk Union Editing Loops — è sempre stato un territorio comune, un punto d’incontro tra due identità diverse ma complementari. Da una parte Capstan, rapper e DJ con una forte cultura del digging e del rap; dall’altra Muttofunk, produttore e polistrumentista con un approccio più legato alla composizione, ai synth e alla costruzione del suono. “Space Program 45” nasce proprio nell’incastro tra questi due mondi e restituisce un album che mette il groove al centro senza ridurlo a semplice citazione.
Il nuovo lavoro si muove tra hip hop, funk, G-Funk, West Coast ed elettronica, ma lo fa con una produzione molto più ampia rispetto al primo F.U.E.L. Se allora il campionamento aveva un peso centrale, oggi il suono è costruito in larga parte attraverso strumenti, sintetizzatori, batterie programmate e linee di basso che danno al disco una fisionomia precisa. Il risultato mantiene una matrice profondamente rap, ma evita di rimanere ancorato a una sola epoca o a un unico codice sonoro.
A tenere insieme il progetto c’è anche la scrittura di Capstan, capace di passare con naturalezza da momenti più leggeri ad altri maggiormente osservativi, senza trasformare il disco in una raccolta di brani scollegati. L’album conserva una forte componente ludica, quasi cinematografica, ma sotto la superficie resta sempre riconoscibile uno sguardo sul presente.
Il titolo “Space Program 45” riprende inoltre l’immaginario fantascientifico che aveva già accompagnato il primo F.U.E.L., aggiornandolo attraverso una nuova identità visiva. La copertina firmata da Tommy Verità, costruita attorno a una televisione CRT, prosegue idealmente quel mondo fatto di segnali, trasmissioni, tecnologia e riferimenti retrofuturisti. Un’estetica che acquista ancora più peso nell’edizione fisica, pensata come parte integrante del progetto e non come semplice supporto.
Nel disco compaiono anche DJ Zeta, Sebastiano De Gaspari, Snapcat, Lord One e DJ Maroder, presenze inserite senza snaturare il nucleo centrale del lavoro. Sul fronte tecnico, il mix porta la firma di Manny Mani, mentre il mastering è stato affidato a Bassi Maestro; il pressing del vinile è curato da Mother Tongue Records.
“F.U.E.L. 2: Space Program 45” arriva inoltre dopo anni in cui entrambi hanno continuato a muoversi tra progetti e collaborazioni differenti. Capstan ha lavorato, tra gli altri, con Jack the Smoker, Asher Kuno, Egreen, DJ Zeta e Re-Tko, pubblicando nel 2024 “V-troit” insieme a Dankery Harv dei Frank-N-Dank. Muttofunk ha invece continuato ad attraversare rap, funk, soul ed elettronica, affiancando alla produzione il lavoro da musicista e partecipando anche a North Of Loreto di Bassi Maestro.
Il nuovo F.U.E.L. raccoglie quindi due percorsi cresciuti parallelamente e li riporta dentro uno stesso spazio creativo. Non una riedizione del passato, ma un nuovo capitolo costruito con strumenti, esperienza e prospettive diverse: stesso nome, altra traiettoria.
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