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Intervista

Abbiamo intervistato Desy J, il “Pazzo” del rap Italiano

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Un mesetto fa circa è uscito il singolo di Desy J, “Pazzo”, un brano che ci ha colpito perchè fuori da ogni tipo di canone, che trasuda emozioni (negative) in ogni singola nota. Ci ha incuriosito molto il personaggio ed abbiamo deciso di contattarlo per conoscerlo meglio. Buona lettura!

Ciao Desy J, presentati agli utenti di Honiro Journal
Ciao a tutti. Mi chiamo Francesco (Saverio) de Simone, mi chiamano Desy-J da quando ho 12 anni. Amo la musica, infatti ascolto e scrivo Rap dall’età di 15 anni. Altro mio grosso interesse è la recitazione (sia teatro che cinema) che pratico da quando ho 16 anni.

“Pazzo” è un brano introspettivo, molto cupo, ed è accompagnato da un video clip volutamente tetro, quasi a voler urlare al mondo le sensazioni di quel momento. Come si vive la stesura di un testo simile?
Apprezzo che venga compreso il “voler urlare al mondo” gli stati d’animo negativi che ho vissuto al mio interno e poi scritto e rappato. Riportarli su carta è angoscioso, è come rivivere daccapo quelle sensazioni che ti hanno provocato inquietudine o panico: si tratta di sfogo puro, come se, per reazione, volessi gridare in faccia alla mia paura e farle comprendere di essere pronto ad affrontarla, di essere, all’occorrenza, anche più forte di lei. Insomma, rappare, in questo caso, è come cimentarsi in un incontro di boxe con le proprie paure: affrontandole, è come se le potessi superare. Quando ci si rende conto che il testo, la musica, il flow e l’interpretazione riescono a sconfiggere quel momento ostile, trasformarlo in elemento positivo, allora lo scopo è riuscito ed il rappare diventa la forza per riguardare la paura dal lato di chi la vuole combattere.
Le tinte oscure, l’atmosfera fosca esprimono il senso di disorientamento e di difficoltà: l’impressione di dibattermi nel vuoto cercando di ritrovare me stesso.

“Pazzo” è un singolo molto vicino all’horror core; dove trovi l’ispirazione per scrivere i tuoi brani?
Come stile questo pezzo tende molto all’horror core, anche se non potrei definirlo tale al cento per cento: l’obiettivo dell’horror core, infatti, è di impaurire l’ascoltatore, mentre il mio non è spaventarlo ma metterlo in ansia, trasmettere quel sentimento di panico che ho avvertito per poi superarlo. Mi rendo conto, tuttavia, che il confine tra ansia e paura può essere sottile, il discrimine è molto soggettivo.
L’ispirazione mi deriva, come ho già accennato, dalla percezione di quelle sensazioni che ti ingombrano la mente e ti rodono l’animo; da questo punto di vista, esempi straordinari provengono dai rapper afroamericani che ascolto; per la tipologia di questo pezzo posso citare modelli superlativi quali Blackout, Pastor Troy dei Down South Georgia Boyz, Mystikal, Petey Pablo, Ja Rule, Ol’ Dirty Bastard del Wu Tang Clan e gli Onyx.

Se ”Pazzo” fosse un film quale sarebbe?
Domanda difficile, molto avvincente. Accosterei questo brano al film che mi ha maggiormente spaventato, ovvero “La casa dalle finestre che ridono” di un Maestro come Pupi Avati. L’attinenza, naturalmente, non riguarda la storia, ma la tensione che viene mantenuta a livelli alti dalla prima scena all’ultima. Il percorso di catarsi che sfocia nell’ultima frase della mia canzone può trovare invece collegamenti con “Otto e mezzo” del grande Federico Fellini: il protagonista (Marcello Mastroianni) si libera dal suo tormento ossessivo di realizzare il film perfetto con un gesto imprevedibile che lo riappacifica con sé stesso. Allo stesso modo, col mio rap ripercorro le mie stazioni mentali: riaffondo e poi riemergo.

Hai scelto di rappare su una strumentale. Come mai questo scelta?
La base musicale è stata creata da Mixla, un eccellente beatmaker afroamericano di New York. In effetti, l’ho scoperta mentre cercavo su Youtube basi per esercitarmi. E’ accattivante, di atmosfera, e credo sia un beat che si sintonizzi perfettamente col testo.

Tra le tue passioni c’è anche il teatro, un’attività che aiuta tantissimo, specie nei live… parlaci dei tuoi progetti futuri.
Rap, teatro e cinema sono le mie passioni, e questo video tende a far coincidere i diversi aspetti della mia personalità artistica. Da buon napoletano, mi fa piacere ricordare che la mia formazione passa dapprima attraverso il teatro di Eduardo, scoperto a dieci anni, dal quale ho iniziato a sviluppare l’interesse per il palcoscenico in maniera più approfondita; quindi i tragediografi greci, insuperabili nel rivelare il pathos dell’uomo in tutti i suoi aspetti.
Scrivere canzoni rap è la maniera più diretta per estrinsecare i propri sentimenti e confrontarsi con quelli delle persone: insomma, una insopprimibile modalità espressiva. Nel futuro prossimo vorrei incidere un mixtape di 10-11 brani, includendovi anche “Pazzo”, e proseguire il percorso di formazione attoriale intrapreso.

facebook.com/DesyJartist
instagram.com/desyj_artist

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