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Intervista

Ci siamo fatti quattro chiacchiere con Ted Bee…

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Il 25 Aprile uscirà “Musica senza ascoltatori”, il nuovo EP di Ted Bee composto da 6 tracce di puro storytelling. L’artista ha selezionato alcune storie di partigiani, anarchici e altri personaggi borderline della prima metà del secolo scorso e le ha messe in rima. Si tratta chiaramente di un prodotto molto lontano dalle attuali tendenze del mercato discografico italiano, ma assolutamente coerente con la sua carriera artistica.

Tutte le produzioni sono state affidate a Virus e l’intero lavoro è stato mixato da Enea Bardi che ha all’attivo collaborazioni con The Giornalisti, Luci della Centrale Elettrica e altri. Il lavoro è impreziosito, tra gli altri, da un ritornello di Paolo Brera, noto per alcune collaborazioni con Articolo 31 e Gemelli Diversi.

Il primo singolo è “La ballata di Simone” che racconta la vicenda di Simone Pianetti, una sorta di Kill Bill all’italiana. Ed oggi esce anche il video ufficiale:

Le altre storie raccontate sono quelle dei partigiani comaschi Giuseppina Tuissi e Luigi Canali (Gianna e il Capitano), dell’anarchico regicida Gaetano Bresci (Uccideremo il re) e del maratoneta Carlo Airoldi (Carlo Airoldi). È inoltre presente un tributo alla grande tradizione cantautoriale italiana (E lo dirà il tempo).

Noi abbiamo ascoltato il suo EP in anteprima e ci siamo fatti quattro chiacchiere decisamente esclusive…

Ciao Ted Bee, ci presenti il tuo disco “Musica senza Ascoltatori”? 
“MUSICA SENZA ASCOLTATORI” è un ep di 6 tracce di puro storytelling. Ho pensato a un concept di questo tipo perché lo storytelling è una delle forme di scrittura e di rap che ho sempre preferito, oltre a essere da più parti riconosciuto come uno dei miei punti di forza. Sono inoltre un appassionato di storia e ho quindi pensato di selezionare una serie di storie poco conosciute, ma che valeva la pena di raccontare, riguardanti personaggi piuttosto borderline come banditi, partigiani e anarchici a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Nonostante ami il rap anche quando è semplice intrattenimento o puro esercizio di stile, cerco sempre di abbinarci un messaggio quando lo faccio.

L’album è denso di citazioni e riferimenti attuali e storici: quasi un unicum nel panorama italiano…
Sì, direi proprio di sì. Ma quello della citazione e del racconto, l’elemento “colto” diciamo, è comunque uno dei tanti aspetti che ha questo lavoro. Ho cercato di curare molto anche la parte musicale, avvalendomi delle produzioni di Virus, con cui collaboro da anni, e della supervisione di Enea Bardi. Il mio obiettivo era confezionare un bel disco. Dimostrare che dopo tanti anni so ancora fare rap con i controcoglioni.

Secondo te, chi è il “re” di cui parli?
Nel brano a cui fai riferimento si parla del regicidio di Umberto I per mano di Gaetano Bresci. Oggi quel “re” è chiunque rappresenti un Sistema prestabilito, un pensiero precostituito. “Uccidere il re” oggi significa combattere ogni forma di pregiudizio acriticamente accettato. Significa contrastare chi parla con la pancia più che con la testa prendendosela con chi è più debole per non farci capire qual è la vera causa dei problemi. E oggi in Italia questa situazione è tristemente sotto l’occhio di tutti. E’ un concetto che ho espresso già anni fa con il pezzo “Il mio nemico” ed è qualcosa di molto simile al discorso che fa Cyrus nel film “I guerrieri della notte”. 

Quanti meriti ha la trap e quanti demeriti ha l’ascoltatore?
Considero la trap un fenomeno interessante, arrivato in Italia molto in ritardo rispetto all’America, come tutto. Ha senza dubbio portato molte innovazioni per ciò che riguarda i suoni e le linee melodiche. Percepisco una certa critica di fondo alla trap nella tua domanda e la capisco. Se ti riferisci al fatto che è forse un po’ debole sul piano dei testi, ritengo che sia lo specchio dei tempi che viviamo, ma che sia fisiologico che prima o poi cresca anche da quel punto di vista. Io non sarei così negativo. E’ comunque una delle tante evoluzioni che il rap ha subito nel corso degli anni. 

È un titolo forte, che racchiude una critica mirata: per te, ormai, la musica non viene più ascoltata ed è solo un business?
Diciamo che il titolo “Musica senza ascoltatori” riassume il modo in cui intendo oggi la musica che produco. Sono un musicista professionista, ma non faccio musica come prima professione. Se questa condizione l’ho un po’ sofferta in passato, oggi non solo l’ho accettata, ma la reputo un grande privilegio, in quanto mi dà la libertà di creare esattamente la musica che mi piace, dicendo quello che mi pare. Ritengo che un artista debba sempre influenzare chi ascolta e mai il contrario. Questo è il limite di tanta musica e di tanta politica al giorno d’oggi: rincorrere il gusto e le opinioni del pubblico. I miei riferimenti nell’approccio creativo e artistico da un po’ di tempo a questa parte sono i dischi bianchi di Lucio Battisti e Pasquale Panella dove a tratti si toccava l’assoluta incomprensibilità del messaggio.

Spizzando i tuoi social abbiamo notato la tua rubrica #AscuolaconTedBee: quanto è importante per te tramandare il tuo bagaglio culturale ai tuoi fan?
Mi fa piacere che tu l’abbia notato anche perché questo EP vuole essere la declinazione in rap di quella rubrica. A un certo punto mi sono detto: basta dare perle ai porci, valorizziamo questo impegno divulgativo e mettiamo in musica queste storie. Non so se sia importante trasmettere ciò che so a chi mi ascolta. Non ho la boria di sentirmi un maestro o qualcosa del genere. Mi viene però naturale farlo quando mi metto a scrivere.

A nostro parere con le parole riesci a costruire un immaginario astratto perfetto per una canzone “Indie”. Ma abbiamo letto una tua considerazione molto critica di questo genere…
L’indie è un fenomeno che ho seguito sin dagli inizi e di cui sono stato fan. Adoro un gruppo come I Cani. Oggi però mi sembra che la sua fase creativa e poetica si stia un po’ esaurendo, limitandosi a banalissimi giochi di parole. Ho letto cose del tipo “ritagliamoci uno spazio per noi con una forbice a punta tonda”. Cioè, se volessi di robe così ne potrei scrivere 250 in un giorno con la mano sinistra. Ma non mi va di farlo. E’ bene mantenere sempre un elemento di rottura, di protesta, specie in tempi grami come questo. Anche il modo in cui viene trattato l’amore in molti pezzi indie sfiora il ridicolo: 40enni che parlano di pare da pre-adolescenti. Le storie d’amore poi in quelle canzoni finiscono sempre male. Cazzo, l’amore è la principale fonte di felicità nella vita di ogni uomo. Non vorrei che di ‘sto passo molti artisti indie facessero la fine di Marco Masini con la gente che si tocca i coglioni quando cantano.

Lasciamoci con i “saluti di rito”: dove possiamo trovare l’album? Farai instore o live?
Ci tengo a ringraziare Honiro per lo spazio che sempre mi concede. Saluto tutti quelli che hanno collaborato a questo EP: Virus, Suhan, Enea Bardi, Hooli, Paolo Brera, Luca Tartaglia, Andrea Testa. L’album per ora sarà disponibile solo in forma digitale nei vari digital stores. Vedremo se stampare qualche copia fisica per i live. Non sono previsti in-store, ma è stato organizzato un mini-tour con date in continuo aggiornamento: 17 maggio al Laboratorio Musicale Metropolitano di Milano, 23 giugno all’Arci L’Impegno di Seregno, 29 giugno al Barrio’s e il 14 luglio a Paderno Franciacorta.

Intervista di _Riccardo Zianna_ & Domazzo

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