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Intervista

Dat Boi Dee ci racconta “HOOD LOVE” il suo nuovo singolo con J Lord & Baby Gang: “La musica è la mia voce”

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“HOOD LOVE” è un brano energico e dal flow incalzante, dove, su una produzione magistrale di Dat Boi Dee, si intrecciano perfettamente le barre, rigorosamente in napoletano, di J Lord con quelle di Baby Gang, il tutto accompagnato da un ritornello melodico.

Chi meglio di Dat Boi Dee poteva raccontarci il significato di “HOOD LOVE”? Noi di Honiro Journal lo abbiamo intervistato!

Da dove parte l’ispirazione per una produzione? Da cosa esplode la scintilla? È qualcosa di spontaneo, nasce attraverso un’idea, un suono, un’emozione o da cosa?
L’ispirazione arriva da tutto ciò che mi circonda, da tutto ciò che incontro. Nel caso specifico di questo singolo per esempio, l’ispirazione è arrivata dal barbiere! Lui è un gran appassionato di musica e ogni volta che ci incontriamo passiamo del tempo ad ascoltare brani che gli piacciono particolarmente o che hanno caratterizzato la sua infanzia. Sono incredibilmente influenzato dalla sfera emotiva, dal sentimento della musica.

Dat Boi Dee, sappiamo che in “HOOD LOVE” sono presenti J Lord e Baby Gang, cosa vi lega particolarmente? Qual è stato l’elemento più bello che ha unito tutti e tre in questo progetto?
Sto curando la musica di J Lord ormai da anni quindi c’è molta stima verso il suo lavoro e la sua arte. Avevo anche il desiderio di coinvolgerlo in un mio singolo. Era una vera e propria esigenza visto che abbiamo passato molto tempo a lavorare sulla sua musica.

Per quanto riguarda Baby Gang invece, dopo aver lavorato in studio a “Cella 2” e i suoi primi freestyle è nata la curiosità di volerlo conoscere per comprendere e scoprire i suoi ideali, la sua personalità. Ci siamo incontrati in studio quando abbiamo registrato la collaborazione tra lui e J Lord “Non Mi Tocchi”. La stessa sera ci siamo ritrovati ad ascoltare il beat e le strofe di J Lord, da lì e nato tutto. Ciò che ci ha unito è stata sicuramente la stima reciproca.

Dat Boi Dee, presentando “HOOD LOVE”, sul tuo profilo Instagram racconti che “la miseria porta la promessa di un giorno migliore”. La miseria e la difficoltà danno spesso la spinta per migliorare le cose, per farsi una promessa. Qual è stata la promessa che hai fatto a te stesso quando hai
iniziato?
Potremmo dire che questa frase sia la parafrasi del testo di una canzone francese che ho tatuato. È stato il mio primo tatuaggio, di quando ho lasciato casa per la prima volta e sono andato a vivere da solo, incontrando tutte le difficoltà che ne conseguivano.

Quella frase, in quel periodo, mi rappresentava particolarmente. Perché l’essere circondati dalla miseria e percepire quel senso di impotenza dà la forza per andare alla ricerca di qualcosa di più, per cercare di essere qualcosa in più di ciò e di chi ti circonda. E’ qualcosa che fai per te stesso. In quel periodo specifico la mia indole mi portava a desiderare altro.

Il contesto da cui provengo ti spinge a voler salvare le persone a te vicine, a sognare un futuro migliore. La promessa che ho fatto a me stesso è stata quella di essere una persona che provi a cambiare qualcosa per la gente soprattutto per la gente che proviene dalla mia stessa realtà.

Inoltre aggiungi di voler “tornare a vivere tra le persone, per le persone”. Cosa significa per te in un mondo come questo dove ormai si vive molto per sé stessi, vivere per le persone?
Questa frase penso sia il risultato di ciò che ho vissuto negli ultimi anni. Il progetto di Geolier è stata una scintilla improvvisa. Passi dal non essere considerato, se non dalle persone che ti circondano che credono in ciò che fai, a diventare una figura di riferimento. Inizi a vivere in un mondo dove a volte capita di allontanarsi da ciò che è genuino e spontaneo. Gli ultimi mesi quindi, li ho passati a cercare di ritrovare una vita normale, una quotidianità. Tornare a vivere tra le mie persone, tra le mie amicizie, nel mio quartiere, provare a risentirmi nello stesso modo nel quale mi sentivo quando ho iniziato.

Racconti anche “di una generazione che ha bisogno di essere ascoltata e capita invece che giudicata”. Metti il focus su un altro punto importantissimo, sull’ascolto, una cosa che è rara al giorno d’oggi. Quanto è importante per te ascoltare e ascoltarsi?
È sempre stata una delle mie caratteristiche principali. Sono sempre stato una persona che non parla molto. Passo molto più tempo ad ascoltare ciò che dicono gli altri piuttosto che dire quello che penso io. Parlando con molti ragazzi mi sono reso conto di come questa generazione abbia un’incredibile difficoltà ad esprimere quello che sente.

C’è difficoltà anche a raccontare la sofferenza perché ormai abbiamo un ideale di vita standard da seguire, bisogna essere qualcuno, bisogna saper fare qualcosa, bisogna essere impeccabili, cool e famosi. I giovani di oggi sono spesso vittime di queste convinzioni. Iniziano ad allontanarsi dalla loro sfera personale, dai loro affetti, senza comprendere che questo è l’errore più grande.

La filosofia di questo periodo è paragonabile ad una vetrina. Nella vetrina di un negozio vengono esposti solo i pezzi migliori, allo stesso modo oggi siamo convinti che la vita di una persona conosciuta sia magnifica perché su Instagram ci viene mostrata così. Il motivo per cui faccio musica è proprio perché spesso ho avuto difficoltà ad esprimermi, a lasciar trasparire ciò che sentivo, la musica è la mia voce. Comprendo bene la difficoltà dei ragazzi di oggi, per questo dico anche che vorrei essere per loro la persona che, purtroppo, non c’è stata al mio fianco.

Molte volte certe esigenze nascono perché nella nostra vita sono state mancanze. Quali caratteristiche ti sarebbe piaciuto avesse la figura che ti è mancata? Cosa avresti voluto ti insegnasse?
Avrei voluto una persona che si preoccupasse di capire ciò che stavo dicendo prima di rispondermi. Ho sempre creduto in me, a diciotto anni ho fatto le valigie e sono andato via di casa proprio perché ci credevo. Quindi più che qualcuno che credesse in me mi sarebbe piaciuto avere una persona che comprendesse i miei problemi, anche se da fuori apparivo come un ragazzo con molta voglia e determinatezza. Il problema arriva quando si ferma tutto, quando non hai più niente per cui combattere, è lì che c’è il vero crollo. Avrei avuto bisogno di una persona che parlasse con me di queste cose, che le capisse e mi aiutasse ad esprimerle.

“Vorrei che questo brano fosse un modo per avvicinare le persone che credono di essere sole a vivere la propria difficoltà.” Quanto può la musica secondo te aiutare i giovani in questo momento così difficile a ritrovare un senso di appartenenza e sentirsi meno soli?
Penso che ad oggi sia uno dei rari veicoli per lanciare un messaggio positivo ai ragazzi. Ormai molti altri aspetti vengono strumentalizzati per un fine quindi credo che la musica sia uno degli ultimi spiragli che può raccontare pensieri sinceri. La musica è una grandissima arma, una salvezza, per questo dovrebbe essere usata nel giusto modo. Invece di raccontare superficialità sarebbe bello raccontare, certo tutte le cose positive di questa vita perché sono proprio quelle che affascinano, ma anche parlare di tutto ciò che ne consegue, tutti i sacrifici che sono stati fatti per intraprendere quel percorso e durante quel percorso.

Oggi chi mi è vicino e conosce la mia storia sa bene quanto bisogna essere disposti a sacrificare. Spesso ci si ritrova a convivere anche con la solitudine, perché mentre sei intento a camminare per quella strada con il solo fine di arrivare al traguardo non ti accorgi di ciò che stai lasciando alle tue spalle. Poi, una volta raggiunto quell’obiettivo, ti volti indietro e ti rendi conto che hai lasciato andare moltissime cose, e alcune di queste purtroppo non tornano più.

“Vorrei che tutte queste persone fossero consapevoli di poter fare la differenza, sono loro i fiori nel cemento.” Ai giovani che sono fiori nel cemento e ancora non lo sanno o non sono consapevoli di esserlo, che consiglio daresti per rendersi conto del proprio valore?
Consiglierei di confrontarsi. Penso che il confronto sia il primo metro di paragone, gli direi anche di rendersi conto che essere diversi non sia per forza sinonimo di essere peggiori, i fiori non devono lasciare che nessuno li calpesti. Sempre stando attenti però, perché purtroppo spesso oggi per essere diversi si finisce per essere quello che non si è. Il desiderio di essere qualcos’altro alcune volte porta ad essere qualcosa di finto, di costruito, solo perché piace alle persone e quindi conviene essere in quel modo, e purtroppo si rinuncia all’autenticità.

Del panorama della musica napoletana c’è qualcosa che ti ha influenzato particolarmente o al quale sei particolarmente legato?
Molto probabilmente sono le stesse persone di Napoli. Ovviamente se dovessi entrare nella sfera personale ci sarebbero molti altri aspetti. In generale mi influenza tutto ciò che è umano, nulla che trovi materialmente.

Volendo volgere lo sguardo al futuro, quali sono i progetti che hai in mente per il prossimo anno?
Per il 2022 i progetti sono davvero tantissimi! Stiamo lavorando su vari dischi di artisti di Napoli e vorrei inoltre riuscire a lanciare tanti altri artisti con cui dobbiamo ancora iniziare il lavoro di pubblicazione. Per quel che riguarda la mia carriera personale per il momento sono concentrato in particolare sui singoli perché dar vita all’album che desidero significherebbe prendere un anno di stop da tutto e lavorare esclusivamente a quello.

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