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Intervista

Il Luna Park di Don Said è ufficialmente aperto e siamo tutti invitati!

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Il Luna Park di Don Said è aperto! Il rapper siciliano presenta l’EP di debutto dopo la pubblicazione dei singoli Acqua Amara, Telegram e Dirty.

Nato a Catania nel 1999, Don Said – nome ispirato ad uno dei protagonisti de “La Haine” – inizia giovanissimo a muovere i primi passi nella scena rap dell’isola. Dopo aver calcato diversi palchi in Sicilia, rilasciando nel frattempo diversi singoli autoprodotti, si trasferisce a Milano nel 2018 per perseguire la carriera musicale. Il rapper è stato protagonista nella Trap Take di Radio 105.

Noi di Honiro siamo curiosi di sapere com’è nato il progetto e quale modo migliore di un’intervista? Siete pronti a scoprire il Luna Park di Don Said?

“Luna Park” è un EP che nasce da un percorso ben preciso. Quando hai iniziato a dedicarti alla musica?
Ho iniziato da autodidatta, poi ho capito che ero innamorato dell’hip-hop. Nel 2017 ho cominciato davvero, dedicandomi ai pezzi, studiandone la maniera accessibile per renderli il più professionali possibile. Un bell’esperimento, che mi ha portato poi a realizzare il primo vero tassello che è “Luna Park”.

Quanto sono stati importanti i social per il tuo processo di crescita?
Abbastanza, perché piano piano è nata una fan base che non mi aspettavo.
Invece, già dopo i primi progetti, i primi brani, notavo un certo interesse con una certa attività da parte di chi mi seguiva. Se utilizzati con uno scopo sono una bella vetrina, molto accattivante.

A proposito di vetrine, l’esperienza con Radio 105 deve essere stata a dir poco sensazionale!
Ci credi se ti dico che non sapevo nemmeno che stavo passando in radio?
Alcune persone mi hanno avvertito in direct su Instagram! Penso di non essermi mai sentito così grato e ammetto sodisfatto [sorride]. E’ un’esperienza che porterò sempre con me, che mi ha permesso di aprirmi ad un pubblico più ampio. Spero il disco sia la prova di questa mia volontà di farmi strada, di questa fame che ho.

“Luna Park” vanta ben 7 pezzi, ma cosa le lega l’una all’altra tanto da inserirle nello stesso EP?
Il disco segue un filo personale, non ho forzato nessuna scelta sai. E’ un po’ il resoconto di quanto ho fatto negli ultimi anni, valorizzando quelle che sono state esperienze di crescita artistica e non solo. Più che un filo tematico, posso dire che sono legate da un sentimento.

Quindi c’è un messaggio ben preciso dietro la scelta del titolo e delle tracce stesse? Qualcosa che ti avvicina anche di più all’ascoltatore?
Al luna park se ci pensi provi svariate emozioni. Le attrazioni sono tante e differenti, dalla casa degli orrori alla ruota panoramica per finire con le montagne russe. Tutte giostre che trasmettono sensazioni diverse, però in un “contenitore” unico che è il parco divertimenti. L’EP volevo rappresentasse in pieno questo concetto, un modo per conoscere la mia musica, ma anche per entrarci dentro a tutto tondo.

Come ne definiresti il sound in un flash?
Crudo, ricco di contaminazione, folle.

In un periodo pandemico simile, è un po’ difficile farsi un’idea di quello che sarà. Tu ,però, nel tuo piccolo cosa ti auguri per l’anno che verrà?
Di non perdere “la fame”, nonostante tutto sembri nero. Di poter dimostrare che ho tanto da dire, arrivare ad un pubblico vasto. Naturalmente, visto che mi sono fatto conoscere grazie a molti live, spero di poter tornare sul palco.

Se c’è una cosa che possiamo dire con certezza, è che nemmeno la pandemia è stata capace di bloccare realmente l’arte. Il 2020 ha visto uscire tanti nuovi progetti, moltissimi di debutto. Don Said ci ha catapultato nel suo mondo, nel suo sound “folle”. Il suo biglietto da visita aveva un intento chiaro: presentarsi come uno dei rapper più giovani disposti a mettersi in gioco nonostante tutto. Il 2021 riserverà nuove sorprese? Siamo certi di si.

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