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Intervista

Remmy ci racconta il suo nuovo album: “Quando Piove, Diluvia” descrive gli stati d’animo che lo hanno ispirato

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“Quando Piove, Diluvia” è il nuovo lavoro discografico di Remmy, in cui condensa le sue esperienze degli ultimi anni, potenziando al massimo la sua espressione artistica. Il disco anticipato dai singoli “Povero Diavolo” e “Blood”, si contraddistingue per la scrittura dell’artista, che riesce con eterogeneità ad esprimere i suoi sentimenti, passando da tracce con temi molto personali a brani banger, dove è tangibile il suo senso di riscatto.

Remmy in “Quando Piove, Diluvia” ha racchiuso il suo talento, i suoi sacrifici e la sua maturità in undici brani, rendendo la sua narrazione varia e mai banale. Le produzioni sono curate da 2P, che grazie alla sua continua ricerca musicale, da un suono unico e innovativo al progetto, collaborando in due tracce con Adma.

Remmy ha raccontato a noi di Honiro Journal il significato di questo disco, svelandoci il suo mondo musicale e parlandoci delle collaborazioni con Nitro, Warez e Nerone, che con le loro liriche arricchiscono ulteriormente il progetto.

Ciao Remmy! Cosa ti piacerebbe che i lettori di Honiro Journal sapessero di te? Ti andrebbe di raccontarci come è nato il tuo nome d’arte?
Per quanto riguarda il mio nome d’arte, potremmo dire che non l’ho scelto io, è sempre stato il nome con cui mi hanno chiamato i miei amici. Quando ho iniziato a fare rap avevo scelto, come nome d’arte, di combinare il mio soprannome, quindi “Rem” con “Marella” ovvero il mio cognome, poi però, essendo il più piccolo tra tutti i miei amici, loro erano soliti chiamarmi Remmy, e questo nome è rimasto, potremmo dire che è stato un nome abituale, con cui tutti mi hanno sempre chiamato fin da subito, ancor prima di far musica.

Remmy, sappiamo che “Quando Piove, Diluvia” è il tuo nuovo album uscito il 30 aprile, come mai proprio questo titolo? L’immagine della pioggia ha per te un significato particolare?
Ricordo di aver letto la frase “Quando Piove, Diluvia” ma non ho memoria di dove io l’abbia vista. In ogni caso, queste parole mi hanno da subito colpito perché rispecchiavano perfettamente lo stato d’animo che stavo vivendo in un determinato periodo della mia vita. In verità, mi era rimasta impressa la frase, ma non avevo pensato di intitolarci un disco. Secondo la mia interpretazione, “Quando Piove, Diluvia” assume un significato ben preciso: quando ci sono dei problemi nella vita, arrivano sempre tutti assieme, quindi potremmo dire che, quando piove, diluvia. Questa frase descriveva il mio umore. E quindi l’ho portata con me, poi alla fine, quando ho iniziato a scrivere questo album, ho capito che questo sarebbe stato il suo titolo.

“Se non ci tocca mai più niente, è un graffio superficiale” perché secondo te ormai oggi giorno non ci tocca più nulla, rimane tutto molto superficiale? Perché sembra che le cose importanti le facciamo scivolare via?
Penso che non ci sia più interesse. Mi rendo conto che i miei coetanei, i ragazzi più giovani, ma le persone in generale non si interessano quasi più alle cose. Questa frase parla in particolare di una relazione, è sempre più difficile trovare qualcuno con cui condividere qualcosa, sentirsi davvero in sintonia, fermarsi a parlare e ascoltarsi. Credo sia capitato a chiunque di conoscere una persona e poi, dopo tempo, rendersi conto che con lei non si ha nulla da condividere.

È un problema di questo periodo, non c’è tempo ma neanche voglia di parlare. Le persone aspettano che tu finisca di parlare semplicemente per iniziare a parlare loro, ma pochi, pochissimi rimangono lì ad ascoltarti davvero. Non c’è più una conversazione, uno scambio di pensieri e di idee perché spesso non ci si ascolta, si prende tutto come capita, senza scavare.

“La mia fede una malattia”, spesso fai riferimento alla fede e più volte si sente pronunciare la parola “Dio” in questo album, che rapporto hai tu con la fede? Come mai la decisione di inserirla nel tuo disco?
Io non sono particolarmente credente, però mi ha sempre affascinato questo mondo. Più che la Chiesa, mi affascinano le persone che riescono ad essere veramente credenti, mi domando come facciano, come ci riescano. Inoltre, quando scrivo, mi piace lavorare molto per immagini quindi parlare della fede mi crea un’immagine, uno spunto, un’icona, un riferimento.

“Sono diventato forte ora” Secondo te, qual è la tua forza di ora? Cosa ti ha fatto diventare forte?
Questa frase appartiene al brano “Forte, Ora”, che potremmo dire essere la continuazione di “Forte” una traccia del mio disco precedente. Questo pezzo parlava di come, nella vita, si debba imparare ad essere forti prima o poi, qualsiasi cosa accada. Per la fine di una relazione, o qualunque problema che possa capitare. Io non so come lo sia diventato o cosa mi abbia fatto diventare forte. Non so nemmeno se lo sia diventato davvero, so solamente che in quel momento mi sentivo così. Questa traccia è il racconto di uno stato d’animo.

Forse mi succederà qualcosa che mi farà capire che non lo sono abbastanza o che non lo sono diventato davvero. Però credo che, anche semplicemente il passare del tempo, il diventare più grandi e l’imparare ad affrontare le cose che ti succedono in modo diverso, ti faccia diventare più forte. In generale, mi piace scrivere seguendo delle immagini. Molto spesso quello che ho scritto nelle mie canzoni sono dei riferimenti ad umori, sensazioni e stati d’animo piuttosto che racconti di eventi successi davvero.

Remmy, “Quando Piove, Diluvia” si compone di undici tracce, c’è stato un ordine particolare nella tracklist?
Personalmente, mi è sempre piaciuto dare un senso alle tracce, alla struttura di un progetto o comunque avere un filo rosso da seguire, per soddisfazione personale, perché semplicemente mi piacciono i dischi sviluppati in questo modo. Ad essere sinceri, in questo caso, questa struttura non c’è stata, ho iniziato a scrivere il disco e solo dopo mi sono reso conto che effettivamente le tracce potessero combaciare, che potessero stare bene assieme e che, magari, costruendoci una narrativa che le unisse tra loro anche dopo la fase di scrittura, potessero diventare un disco. La prima canzone che ho scritto è stata l’intro e da lì è iniziato tutto.

Sto lavorando in studio con 2P, che ha curato praticamente tutte le produzioni dell’album, dal 2018, quando abbiamo fatto il singolo con Madman e poi il pezzo con Dani Faiv, l’album è nato traccia per traccia e poi ci siamo accorti che i pezzi combaciavano. Da qui quindi, si è iniziato a costruire tutto il lato narrativo del disco e la tracklist è stata ordinata in questo modo proprio per rispettare, sia la narrativa, sia soprattutto il filo che lega tutte le tracce a livello sonoro.

“Sono ancora in rotta per la libertà” qual è la condizione che ti fa sentire veramente libero? La musica rappresenta un tuo modo per essere libero?
Sicuramente si, io quando faccio musica sento di poter fare veramente quello che voglio. Quando si riesce a lasciarsi alle spalle determinati aspetti o eventi della propria vita è un po’ una liberazione. “Sono ancora in rotta per la libertà” perché in questo momento sto cercando di raggiungerla, sicuramente la musica è un mezzo per avvicinarsi molto.

“Non troviamo neanche un faro”. Qual è o quale è stato il tuo faro nella musica, un artista che ti ha ispirato particolarmente o che ti ha fatto capire quale fosse la tua strada?
Ci sono stati tanti artisti, soprattutto di rap italiano, che mi hanno segnato. Il primo rapper che ho ascoltato davvero molto, come penso per tutti i ragazzi della mia età, è stato Fabri Fibra. Lui mi ha fatto letteralmente innamorare di questa musica. La prima canzone di rap italiano che ho ascoltato, infatti, è stata “Io Non Ti Invidio”.

Nel preciso istante in cui ho avuto quel brano nelle cuffiette ho deciso che questo sarebbe stato senza dubbio il mio mondo. È stata una cosa immediata. Poi crescendo e ampliando i miei ascolti, un rapper che mi ha segnato particolarmente è stato Raige dei OneMic, penso che proprio ascoltando i suoi dischi io sia diventato la persona che sono adesso.

“Io non canto io scrivo i miei giorni tristi” Quanto è importante vivere dei momenti di tristezza per poi portarli in musica?
Per quanto riguarda la mia musica è molto importante. Nella sfera di emozioni che una persona può provare, per scrivere, io mi baso proprio sulla tristezza. Come dice J-Ax, le belle canzoni le scrive chi soffre, perché quando si vivono certe situazioni si sente anche il bisogno di raccontarle.

“Consumo questa penna che adesso pesa come una spada”. Quanto pensi che la scrittura e la musica incidano nelle vite altrui? Che messaggio vuoi mandare a chi ti ascolta con questo album?
Il disco è uscito da poco e mi sono già arrivati dei messaggi bellissimi e fa ovviamente molto piacere. Io però, non ho mai fatto musica in funzione di aiutare gli altri, la faccio per me stesso.

Questa è una frase che può sembrare scontata, ma davvero scrivo perché ne avverto la necessità. Innanzitutto per dimostrare che posso creare qualcosa di bello e poi perché la musica mi aiuta ad esorcizzare tutto ciò che mi porto dentro. Il fatto che influisca nelle vite di altre persone è una soddisfazione gigantesca, che sinceramente non mi sarei nemmeno mai aspettato. Quando fai una cosa per te stesso e poi scopri che può aiutare anche altri, è un avvenimento incredibile.

Remmy, in “Quando Piove, Diluvia” troviamo diverse collaborazioni, Warez per “Trentasei”, Nerone per il brano “Prendi Noi” e infine Nitro per “Spaceship” Cosa ti ha lasciato collaborare con questi artisti?
Questi artisti sono tutti miei amici, siamo legati da una forte amicizia da sempre. Penso che Nerone sia il rapper che conosco da più tempo in assoluto, ci siamo conosciuti quando io ero proprio piccolo. Con Warez siamo entrati subito in sintonia, mentre con Nitro abbiamo legato quando lui si è trasferito a Milano. Cosa mi hanno lasciato? Collaborare con loro è stata una cosa davvero naturale. E’ stato come trovarsi con i propri amici in studio. Poi, oltre al rapporto di amicizia, c’è una grandissima stima artistica che ci lega uno con l’altro.

Vuoi raccontarci liberamente qualcosa che vorresti che i nostri lettori conoscessero di te?
Non sono una persona che parla particolarmente di sé stesso, preferisco scrivere canzoni per raccontarmi ed esprimermi. L’unica cosa che vorrei dire è che per questo album c’è stato un lavoro incredibile, per la parte musicale e grafica, ma per tutto in generale. Per la prima volta, sono davvero soddisfatto quindi vorrei che la gente lo ascoltasse e capisse veramente l’impegno che c’è stato nel progetto e tutta la passione che, sia io, sia gli artisti e le persone che hanno collaborato con me, hanno riversato in queste tracce. Desidero ringraziare di cuore le persone che mi hanno dato una mano a realizzarlo, chiunque abbia lavorato a questo disco.

Hai già dei progetti futuri? Remmy, vuoi anticipare a noi di Honiro Journal quali sono i tuoi programmi e obiettivi dopo “Quando Piove, Diluvia”?
Essendo stato un disco molto intenso ed essendo la mia scrittura molto personale, ho bisogno di ricaricare. Di ricominciare a vivere. Mi piacerebbe fare un bel mixtape, collaborare con artisti con cui non ho mai collaborato prima, magari miei amici che per questioni di tempistiche non ho potuto chiamare in questo album!

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