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Intervista

#MartiniLiveBar, Boss Doms: “L’artista è regista e attore di se stesso”

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Ore 19:00, Milano, Terrazza Martini. È tutto pronto per il secondo appuntamento di #MartiniLiveBar, l’aperitivo digitale del colosso del mercato della produzione e distribuzione di bevande. Per l’occasione è stato scelto un ospite d’eccezione, da sempre fedele al mondo urban. Stiamo parlando di Boss Doms, classe ’88, produttore, chitarrista, dj ed ex braccio destro di Achille Lauro. Il trentaduenne romano, nella giornata di giovedì, si è prima concesso alle incalzanti domande dei giornalisti per poi, nel tardo pomeriggio, esibirsi in console in una location esclusiva vista Duomo. L’evento, che ha visto la partecipazione di oltre 15mila persone connesse in diretta sui social di Boss Doms e Martini, ha dato vita a una serata musicale che potrebbe, magari in futuro, aprire le porte a una nuova forma di concertistica.

Com’è nata la collaborazione con Martini?
Ci siamo trovati sin da subito per creare un prodotto di livello e un’ambientazione suggestiva che potesse dare il massimo alle persone da casa. Noi artisti non abbiamo tantissime occasioni per incontrare i fan, tranne che per gli instore che lasciano il tempo che trovano, e questa è senza dubbio un’occasione. Mi trovo un po’ a metà come immaginario, nel senso che sono un po’ chic ma ho anche una forte anima rock, un po’ come Martini. Trovarci è stata la conseguenza del nostro essere affini e sono entusiasta di partecipare come ospite a una serata del genere, se ripenso al passato non mi sarei mai immaginato di occupare questa posizione. Sono sicuro che il me di 5 anni fa mi avrebbe chiesto l’autografo”.

Cosa porti a casa da questa esperienza? Le esibizioni in streaming saranno il futuro della musica live?
L’esperienza dal vivo è l’espressione massima della musica e spero che non si perda il concetto, non vedo l’ora di tornare sul palco. Il live set è insostituibile, ma lo streaming potrebbe far parte del futuro come del presente. La tecnologia, che tanto critichiamo, è il mezzo che ci ha permesso di rimanere connessi in un momento così difficile per il nostro paese. Anche l’industria musicale ne ha patito le conseguenze, dobbiamo stringere i denti ancora un’ultima volta. L’obiettivo, mio e di Martini, è anche questo”.

Sei diventato padre e abbiamo avuto anche due lockdown di mezzo, questo ha influito sui tuoi lavori?
È cambiato il tempo. La nascita di un figlio ti porta ad avere altre priorità, come se la vita raddoppiasse. Per quanto riguarda la quarantena, l’ho vissuta in modo strano. Il primo mese super produttivo, arrivavo anche a mettere giù due brani al giorno, mentre da lì in poi ho cominciato a perdere gli stimoli, quasi mi pesava. La musica la devi vivere, ascoltare, sentire. E stare chiuso in casa non me l’ha permesso”.

Dopo il divorzio con Achille Lauro hai intrapreso la carriera da solista, ora ti aspetta una sfida più grande?
Certo. Le sfide sono tantissime ma la gratificazione di un prodotto di successo è altrettanta. In realtà mi sono sempre sentito abbastanza libero, nessuno mi ha mai imposto di fare qualcosa che non era di mio gradimento. Come produttore cerco di cucire addosso il mio suono agli artisti con cui lavoro, nessuno escluso”.

Il tuo look è eccentrico ed esuberante, quanto credi sia importante la cura dell’immagine in un artista?
Non saprei dare una risposta precisa a questa domanda, il fatto è che dipende da persona a persona. Personalmente, mi piace indossare abiti che destabilizzano gli standard abituali. Credo che quello che vuoi far passare con la musica debba poi rispecchiarsi anche nel look, io sono stravagante e lo comunico negli outfit e nel modo di essere. Chi fa il musicista è attore e regista di se stesso. Questa però non è la formula magica per fare buona musica, prendiamo un esempio concreto: Avicii, che per me era un genio incomparabile, se ne fregava del look e dell’apparire. Mi sembra la sintesi perfetta”.

Che consiglio darebbe Boss Doms ai giovani che vogliono emergere nel mondo della produzione?
Lavorare, lavorare, lavorare. Almeno 15 ore al giorno, come minimo. Io dico spesso che il produttore deve essere una caricatura molto estrema di se stesso. La tecnica col tempo si impara, il gusto e lo stile no, vanno sviluppati. E vanno sviluppati lavorando sulla persona e su quello che si vuole mandare, solo così si emerge in un mondo così chiuso come quello musicale”.

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